Archive for febbraio 2009

The importance of being rich

febbraio 25, 2009

Londra è troppo pervasa dalla nebbia e… da gente seria… Se la nebbia produca la gente seria o la gente seria produca la nebbia, non saprei dirlo (Oscar Wilde)

Londra? Anche Aslago non scherza (foto scattata il 23.02.2009)

Londra? Anche Aslago non scherza (foto scattata il 23.02.2009)

Andando a correre, in un impeto di energia autodistruttiva, invece di imboccare la prima a destra e sgambettare in direzione Talvera ho svoltato a sinistra e percorso la ciclabile fino a Ponte Resia, costeggiando l’A22 e l’arginale e respirando tutti i loro malsani effluvi.
Complice la bella giornata, passando per i vari parchi gioco sistemati lungo la ciclabile, guardavo le mamme, le nonne, i papà spingere i loro figlioli sulle altalene, aspettarli in fondo allo scivolo, correre e giocare con loro.
Che quadretto idilliaco, che gioia! I parchi gioco lungo questo percorso sono veramente tanti, anche belli, non c’è che dire…non fosse per l’onnipresente e monotono rumore proveniente dall’A22…un momento!

Traffico? Rumore? Puzza? Allora ci sono anche le emissioni dannose, o sbaglio? Questi bambini, correndo e giocando in questi luoghi a loro dedicati, cosa respirano inconsciamente? Meglio portarli ai prati del Talvera, allora, li siamo lontani da autostrada, arginale e strade trafficate quali via Roma, ponte Palermo, ponte Resia. Meglio, certo! Ma lontano per chi abita a Oltrisarco, a Don Bosco, a Firmian o Casanova.
Caro bambino, mi dispiace per te, mi duole che tu giocando sia costretto a respirare fumi, gas, polveri sottili e PM varie, ma in fondo la colpa è tua! Dovevi pensarci prima: dovevi nascere ricco, allora questi problemi non li avevi!
Se nascevi ricco, la tua mammina ti metteva nel tuo passeggino super-chic e in pochi minuti raggiungevi i prati del Talvera, le passeggiate del Guncina oppure quelle di S. Osvaldo. Se preferivi la tranquillità, te ne stavi solo-soletto nel giardino privato di casa tua. I week-end li passavi nella villa dei nonni sul Renon oppure nella baita di famiglia all’alpe di Siusi.

Quando crescevi imparavi a pedalare sulla ciclabile lungo i prati del Talvera, sicura e senza particolari pericoli. La tua scuola sarebbe stata in città, lontano dall’autostrada nonché dal traffico intenso – volendo potevi frequentare anche una scuola privata o con metodi didattici alternativi.
Invece hai preferito nascere in un ambiente meno esclusivo, ora pedali ondeggiando incerto lungo Via Claudia Augusta, sperando di non venire investito da qualche automobile che sfreccia vicino a te; giochi in parchi gioco talmente vicini alla strada da non sentire quando mamma ti chiama e le prendi pure quando non obbedisci, ma tu non l’hai sentita veramente, perché il camion che transitava copriva la sua voce preoccupata! Quando vai a scuola o all’asilo sei ancora più vicino all’autostrada, talvolta quasi sotto. I fine settimana finalmente ti portano al Talvera, ma li ci sono talmente tante persone che non riesci a salire nemmeno sull’altalena, figurarsi trovare una panchina per riposarsi! E sei fortunato, perchè non sono ancora arrivate le ruspe per costruire il tanto agognato tunnel che finalmente libererà dal traffico gli abitanti di Gries perchè il Virgolo è ancora luogo naturale e selvaggio, accessibile a tutti e non ancora coperto da cemento e invaso da turisti. Goditi queste cose, piccolo bambino, del domani non v’è certezza!

Caro bambino, ora sei piccino e certe cose non le capisci ancora, ti auguro (malgrado tutto) di crescere sano e forte e che quando sarai grande troverai un Comune con dei rappresentanti politici che rappresentano e tutelano  tutta la popolazione.

Parita 1 – Vita 1

febbraio 23, 2009
Benvenuto, viandante!

Benvenuto, viandante!

Partita 1, giocatore: Mangrovia, mezzo scelto: bicicletta

Partenza: Quartiere Aslago/Haslach, Bolzano

Arrivo: Ospedale Regionale Lorenz Böhler, Bolzano

Giorno: Venerdì, 20.02.2009, ore 20.45

Grado di difficoltà: medio/alto

Tempo a disposizione: 20 minuti

Pronti, partenza, VIA!

Alternativa 1:

Via S. Geltrude, sottopassaggio viale Trento: scaccio i colombi senza mietere vittime: 50 punti. Ponte Roma, via Roma: seconda difficoltà: ciclabile schiacciata tra marciapiede e parcheggio: riesco ad arrivare al semaforo dribblando le portiere aperte incautamente: 100 punti!

Svolto a destra, via Dalmazia, incrocio via Palermo, breve tratto di ciclabile, svolta a destra via Sorrento, poi a sinistra giù per viale Druso: ciclabile sul marciapiede, riesco a passare indenne il parcheggio della pizzeria La Grolla dove c’è un via vai di macchine di avventori affamati e si fermano gruppetti di fumatori post-prandiali: 100 punti.

Passo due incroci con semaforo: 0 punti, poi due senza semaforo con poca visibilità: 50 punti. inverno2009-059

Passo l’uscita della caserma, per nulla visibile alle auto che escono e con una forte discesa poco prima del cancello automatico: 100 punti. Passo le 4 uscite dei vigili del fuoco senza scontrarmi con le autovetture che ivi transitano: 100 punti.

inverno2009-052

Curvo a destra e mi immetto sulla ciclabile che porta all’ospedale, dribblo le crepe che la contraddistinguono nonché il personale ospedaliero che vi cammina in mezzo e guadagno 50 punti.

Arrivo al cancelletto  (foto d’apertura), tolgo i guanti, apro la borsa, cerco le chiavi *, apro il cancelletto e mentre con una mano lo tengo aperto con l’altra cerco di infilare la bici prima che questo sbatta sul fanalino posteriore rompendomelo: 200 punti. inverno2009-057

Arrivo ai posti per le biciclette e ne trovo uno libero: 50 punti. Chiudo la bici (lucchetto d’ordinanza visto che malgrado il cancelletto-bastardo vengono rubate bici e pezzi vari), mi avvio verso l’ospedale e percorro i 200 metri di strada insufficientemente illuminata di un rosso-inferno senza venire aggredita o inciampare: 200 punti.

Percorso dal posteggio bici all'entrata posteriore dell'osp.

Percorso dal posteggio bici all'entrata posteriore dell'osp.

Arrivo in ospedale. Missione compiuta!

Time: 18.20

Score: 950!

Vite: 1 (la mia!)

Al ritorno mi vengono tolti 500 punti visto che uscendo dalla ciclabile su viale Druso imbocco la ciclabile in senso contrario…per un non comprensibile motivo la ciclabile è a direzione unica: ti porta al lavoro, svolto il tuo compito puoi anche morire sotto un’auto, dato che ti costringono a pedalare sulla sede stradale.

inverno2009-054* se dimentico le chiavi oppure non sono dipendente ASL cambio percorso: continuo sulla ciclabile, affronto la curva a gomito a passo di lumaca per non schiantarmi adosso all’inferriata: 200 punti.

Proseguo per 500 metri al buio, senza anima viva intorno, giro intorno a tutto il padiglione W, arrivo all’altezza di via della Vigna dove trovo un’ulteriore cancelletto, ma visto che non ho la chiave devo proseguire fino all’incrocio con via L. Böhler, li attraverso il primo attraversamento stradale al buoi totale: 200 punti, continuo verso il parcheggio bici posto davanti al padiglione centrale sbucando (pedalando regolarmente sulla ciclabile contrassegnata) da dietro un muretto sulla rampa del parcheggio senza venire investita dal personale o da anziani avventori: 200 punti. Arrivo in ospedale. Time: 23.38

Score: 1150

Vite: 1 (sempre la mia!)

Alternativa 2:

Accesso da Gries

Da piazza Gries svolto a destra, mi imbuco nella strettoia di Via V.  Veneto senza venire investita da auto, bus o camion: 200 punti. Percorro la strada  fino all’inizio della ciclabile, la imbocco scoprendo che è a senso unico ed ovviamente non nel mio senso di marcia: – 200 punti. Riesco a non scontrarmi con ciclisti che invece la percorrono in senso di marcia corretto: 50 punti. Passo i molteplici passi carrai da dove sbucano senza preavviso Suv, trattori nonché altre macchine di grande cilindrata: 200 punti, riesco a imboccare la stretta curva a sinistra che porta verso l’attraversamento della strada senza finire in mezzo a quest’ultima: 100 punti. Passo le rampe dei nuovi garage sotterranei sbucando a tradimento da dietro un muretto alto più o meno 1,50 m e sorprendendo così automobilisti arrabbiati: 200 punti. Arrivo in ospedale. Time: 20.30

Score: 750

Alternativa 3:

Via della Vigna

Imbocco via della Vigna e dribblo cani attaccati a guinzagli chilometrici che attraversano tutta la sede stradale: 200 punti. Passo sotto un aerosol di sostanze anticrittogamiche nebulizzate da trattori: 100 punti. Scosto Suv arroganti, Maserati rombanti e colgo occhiate colme di odio: 200 punti.

Quella volta che qualche buon anima l'aveva smontata...

Quella volta che qualche buon anima l'aveva smontata...

Arrivo alla sbarra di via della Vigna, scendo, mi inchino davanti a tanta ignoranza, faccio passare sotto la bici senza fare cadere la borsa e spargere il contenuto: 200 punti. Mi alzo senza scornarmi: 50 punti. Due parolaccie rivolte all’ideatore di tale idiozia mi costano 200 punti. Chiave, cancelletto, se riesco a non farmi tirare sotto dalle macchine del personale in perenne ricerca di un posto libero: 100 punti.

Time: 17.20

Score: 800

Game over!!!!!!!!!!!

(Il tono è giocoso, ma le foto – scattate di giorno per avere maggiore visibilità – nonchè le difficoltà sono reali!)

Give me your love, baby! And yours! And yours…

febbraio 19, 2009

freelove

Ho un problema con le statistiche;

Secondo me non rispecchiano la realtà, anzi, la distorcono, sono di difficile comprensione e fanno di tutta l’erba un fascio: a donne senza figli ne vengono attribuiti più di uno, a quelle che ne hanno ne vengono (statisticamente parlando) tolti, chi mangia 17 kg di carne all’anno pur essendo vegetariano, chi beve litri di birra pur essendo astemio. Insomma, da una parte tolgono, dall’altra aggiungono, alla fine vengono fuori numeri che non dicono niente a nessuno:

pensate se quella volta li, quello li avesse detto a quell’altra: “donna (già incazzata perché ingravidata senza nemmeno aver peccato…), partorirai 1,8 figli tra grandi dolori!” “1,8 figli? Cazzo è?”

Però c’è un dato di cui mi fido ciecamente, che concordo avendolo sperimentato sulla mia pelle ed ampiamente disquisito durante molte serate tra donne e di cui voglio qui parlare: questo dato dice che statisticamente all’interno della coppia la passione dopo due anni svanisce! Svanisce!?

Interpretazione libera: dopo due anni dalla prima, appassionante, strabiliante (nelle migliori delle ipotesi) volta, la voglia di denudarsi e rotolarsi tra le lenzuola con il proprio partner scende vorticosamente (immaginiamoci un grafico che illustra l’andamento economico degli ultimi tempi: uguale, a caduta libera!). Dopo i primi due anni di passione sfrenata, i tempi tra una accoppiata e l’altra si allungano impercettibilmente ma costantemente, fattore aggravato dall’arrivo di eventuali figli che di solito piangono sempre nel momento sbagliato.

Dopo cinque anni si iniziano  a notare le crepe nel soffitto,

dopo dieci lo il partner viene desiderato quanto una colica renale (la quale, almeno, qualche lamento ci estorce) e durante il rapporto (le crepe ormai le conosciamo a memoria) si controlla il mucchio di roba da stirare. Dopo dieci anni l’unica cosa che in famiglia  fa venire i brividi e rilasciare fiotti di adrenalina sono le acrobatiche peripezie dei figli.

Dopo i primi dieci anni,  per tutti gli anni a venire, la sera, si preferisce un buon libro, anche Sanremo va bene, alle attenzioni del partner.

Sempre statisticamente parlando, ovviamente.

Ora, tra le varie teorie che spiegano l’evoluzione della specie, escludendo la venuta sulla terra in un astronave da un non meglio definito pianeta, sono sempre stata una accesa sostenitrice della teoria di Darwin: deriviamo da un animale, che sia scimmia oppure organismo mononucleare poco importa, il fatto lampante è che la maggior parte degli animali per natura non è monogama! Ci sono alcune, rare ed infelici specie che guardano (frustrati per la sorte loro toccata) gli altri accoppiarsi promiscuamente e felicemente. Invece a noi umani, l’evoluzione, la religione, la società e chissà cos’altro, oltre ad averci rovinato l’esistenza inventando il lavoro, i soldi, la tecnologia, ci ha ulteriormente complicato l’esistenza condannandoci alla monogamia!

Io, e non solo statisticamente parlando, sarei per un ripristino delle comuni, avete presente quegli agglomerati pseudo-spontanei di persone che vivono insieme, lavorano (poco) insieme, mangiano insieme, suonano insieme, si stonano insieme ed insieme si mescolano allegramente tra di loro: tutto in assoluta armonia, senza gelosie, invidie, stress da abbandono, tradimenti, menzogne.

Oggi con te, domani con lui, peace and love and a lot of good sex! Oh yeah!

Perdere è una questione di metodo (Luis Sepulveda)

febbraio 18, 2009

loden-geldbeutel_thumb

Scusate, devo essermi nuovamente talmente persa nel mio mondo irreale, nel mio universo di idee confuse e contorte, nel mio mondo parallelo, che – uscendone – ho perso l’orientamento.

Noi qua siamo a Bolzano-Bozen, no?

Mi spiego meglio: mi riferisco a quella città immersa in una conca fumosa e soffocante, tagliata in due dall’A22 nonché dall’arginale, dalla statale, da strade, viuzze vicoletti tutti ugualmente trafficati, affumicata ulteriormente da un inceneritore famelico, da una varietà di industrie e fabbriche e confinata da una vasta discarica in cui si accumulano anni di rifiuti di non meglio definita origine? Perché se è così, se le mie coordinate non sono del tutto sballate, allora qualcuno potrebbe educatamente, con gentilezza, pazienza e garbo riportarmi alla triste realtà cittadina e spiegarmi

“COME CAZZO ABBIAMO FATTO AD OTTENERE UN RICONOSCIMENTO COME “CITTA’ ALPINA DEL 2009”????”*

Scusate il gergo, ma questa serie infinita di premi sconosciuti, riconoscimenti immeritati, titoli fantasiosi, cerimonie fraudolente ecc. tirano fuori il peggio di me.

Ulteriore spiegazione per chi – come me e migliaia di “cittadini alpini” non aveva ne ha tuttora capito cosa implichi questo titolo: per entrare in possesso di tale agognato riconoscimento (consegnatoci dalla precedente città detentrice del titolo: Briga/CH) la nostra “città” – o perlomeno coloro che pensano di rappresentarla in modo decoroso – ha dichiarato di dedicare l’anno alla protezione del clima (pensano di farlo costruendo un nuovo inceneritore? Oppure incentivando ulteriormente l’uso delle autovetture? Magari costruendo la tanto attesa terza corsia?) e di volere offrire alla popolazione un’elevata qualità della vita (scavando la città come talpe impazzite, edificando ogni fazzoletto verde, squartando i prati del Talvera nonché cementificando il Virgolo?) – ovviamente con lo scopo (dichiarato) di richiamare numerose visitatrici e visitatori (che verranno a piedi, suppongo?) “Ci siamo proposti di elaborare un programma attraverso cui Bolzano possa diventare una città clima neutrale” (qualcuno per favore glielo spieghi che tale risultato non si ottiene con la copertura dei protici in plexiglass), afferma Klaus Ladinser, Assessore alla mobilità, all’ambiente e alle attività economiche. Si parla poi di un “Patto per il clima”, di efficienza energetica e di produzione di energia da fonti rinnovabili, di valorizzazione del rapporto tra città e territorio montano (non attraverso la tutela di quest’ultimo, ma solo grazie alla valorizzazione dei prodotti regionali a scopi commerciali) nonché – tenetevi forti – di favorire l’attiva partecipazione della popolazione alle iniziative culturali e ambientali sostenibili!

Tutti esempi encomiabili, che avranno impressionato sicuramente la commissione che ha proclamato Bolzano come vincitrice del titolo, ma che per noi “insider”, che in questa città viviamo – anzi sopravviviamo – sono una grande, vergognosa, indecente MASSA DI BALLE!

GIGI? Dov’è Gigi in tutto ciò? Dunque, Gigi si è prestato al ritiro del premio. Memorabile la foto in cui – gaio e sorridente – ritira il tanto desiderato trofeo (che non mi ricordo bene se fosse un cervo stilizzato oppure una marmotta astratta piuttosto che una miniatura di cedro). Probabilmente anche lui non avrà ben capito che cazzo ci stava facendo la, ma almeno si sarà goduto l’onnipresente buffet con allegra bicchierata, mentre noi, comuni polli da spennare, come al solito restiamo a bocca secca…ed aperta per lo stupore.

Allora, cari miei, visto che questo delle premiazioni è un fenomeno dilagante, vi esorto ad inventarvi un premio, stabilire le regole del gioco, selezionare i criteri, sbaragliare concorrenti fittizi ed infine ad autoproclamarvi unici e non appellabili vincitori! Con tanto di cerimonia casalinga, figli plaudenti, partner orgogliosi, vincitori gaudenti. Un bicchiere di Tavernello vi sarà rimasto pure in frigo, attaccatevi al Tetrapak e godetevi l’inebriante sensazione di essere i migliori nel vostro campo!

*Dal 1997 il titolo di “Città alpina dell’anno” viene assegnato annualmente dall’Associazione Città alpina dell’anno, su proposta di una giuria internazionale, a una città dello spazio alpino europeo che si impegna attivamente per uno sviluppo sostenibile e futuribile del proprio territorio urbano e della relativa regione. Finora si sono aggiudicate il titolo dodici città da Germania, Francia, Italia, Austria, Svizzera e Slovenia.

P.S. Il titolo del post è una citazione del grande Sepulveda sulla quale Santiago Gamboa ha costruito un bellissimo romanzo. Consiglio la lettura, la trama è ambientata in Colombia ma ci mostra come todo el mundo es paìs

Illuminati e spenti

febbraio 12, 2009

gluehbirneIl duce illuminato di Piazza Tribunale

Il duce illuminato di Piazza Tribunale

Per fare un tavolo ci vuole un seme
Tavoli, monumenti alla convivenza, spostamenti e depotenziamenti …parole e proposte nel solito gergo politico per riempire le pagine dei giornali e nulla più. Eppure basterebbe un clic per incominciare, un dito su di un interruttore della luce.
Caro sindaco, caro presidente spegnete intanto la luce che illumina il bassorilievo del dittatore e le sue parole, che non devono tornare di moda.
Date un segno tangibile di responsabilità e di coraggio civile.
Venerdì 13 febbraio è la giornata internazionale del risparmio energetico “ M’ illumino di meno”.
La Bolzano istituzionale non ha avuto fantasia, almeno ascolti quella dei suoi cittadini. Basta spreco energetico per illuminare il duce a cavallo! Spegnete quella vetrina sulla dittatura!

M. Teresa Fortini
Bolzano

Questa la lettera pubblicata oggi, giovedì 12 febbraio 2009 sul quotidiano dell’Alto Adige e sull’Corriere dell’Alto Adige. Per motivi di spazio le redazioni non sono riuscite a pubblicare le varie reazioni alla lettera, ma io, che di spazio ne ho ad uffa, posso riassumervi qui ed ora come l’intellighenzia locale ha reagito all’invito della Signora Fortini:

Ha ragione, cara Signora Fortini: l’effige del duce è demodè ed oltrettutto offensiva verso chi, come me, nella vita ha lavorato sodo ed ora ne vorrebbe finalmente raccogliere i frutti: sono favorevole allo smantellamento del bassorilievo…lo sostituirei con una effige della mia onorata madre, in porcellana grès, con sembianze marianiche e coroncina di luci stroboscopiche. Accanto, sulla destra, vorrei la mia riproduzione – in volo d’angelo, con boccuccia a “o” dalla quale, grazie ad un impianto dolby-surround, fare provenire una dolce melodia, un inno angelico, 24 ore al giorno. Sulla sinistra di mamma propongo mio fratello, con matita e righello in mano, ritratto nel momento della creazione della mia Domus. Che divina creazione! Quale incanto!
Gentili saluti
suo
The content Count

Gentile M. Teresa Fortini,
io, come lei già sa, vivo in modo coerente: il cervo lo sparo, la marmotta la sparo, il cedro lo taglio e la luce l’ho già spenta molti anni fa: meno illuminato di così non posso stare!
Gigi

Sorella Teresa,
anche noi aderiamo alla campagna “M’Illumino di meno”, ma siccome siamo in una fase positiv-kreativ-produktiva della nostra sostenibile esistenza, abbiamo aggiunto il motto: “Energiesparen ist romantisch!”. Infatti tale giorno noi doneremo “candele corredate da poesie… da leggere romanticamente all’amata/o”! Infatti è da tempo che noi invitiamo a “riflettere sulla bellezza della semioscurità che deriva dalle luci spente”: infatti al buio risultiamo più belle, la cellulite non si nota, le rughe si appianano, insomma: al buio si tromba meglio!
Per questo in tale occasione distribuiamo “tutto il necessario in un’azione che insieme è giocosa, politica e di sensibilizzazione”:

image002-3ci aiuteranno allegri e candidi piccioni che in volo lanceranno spirali anticoncezionali per evitare gli inconvenienti che col buio magari non si notano, ma alla luce del sole si!

Piss end lof!

Ultim’ora! Aggiungo questa lettera consegnatami stamattina da un elegante lacchè in costume d’epoca:
Egregiantissima (nonchè gran bel pezzo di donna) Signora M.T. Fortini,
mi scuso con il ritardo con il quale mi prendo il disturbo di risponderle, ma come lei forse sa, i problemi di questi paesi sono moltplici: chi saranno le nuove Meteorine del Tg4? Che colore per le tende di villa Certosa? E soprattutto: cosa regalo a Veronica per S. Valentino? Comunque trovo il tempo per darle ragione, cara Teresa, l’effige del Duce a cavallo così proprio non va! In tempi di crisi (quale crisi poi? Boh??) non faccio che ripetere lo slogan: “Consumate, consumate, consumate!” e quel Benito che fa? Viene a cavallo, il mezzo di trasporto meno vantaggioso per il rialzo del Pil! Io propongo di spodestarlo dal ronzino e di sostituire quest’ultimo con una fiammante Ferrari-italian-made. Con l’arrivo della stagione calda si potrebbe sostituire la Ferrari con una bella Vespa Piaggio, ultimo modello, e magari un bel casco stile romano in testa al Duce!

Per fortuna che ci sono io,

suo Fedele Silvio

Sudori freddi…

febbraio 9, 2009
Jean Auguste Domininique Ingres - Bagno Turco

Jean Auguste Dominique Ingres - Bagno Turco

…oppure: tutti uguali – o quasi

Universo parallelo e misterioso, la sauna. Varchi una porta e in un nonnulla appariamo tutti uguali – o quasi: c’è quello che due minuti prima aveva un aspetto più che rispettabile e distintamente distante, c’è la signora che prima si vantava e distingueva nella sua mise griffata, c’è il tipo con lo sguardo altezzoso, c’è il nonnino che ispirava tenerezza: Bang!

Entri da quella porta e tra vapori ed effluvi intravedi corpi e corporature diverse ma tutti con la stessa caratteristica: tutti nudi, e perciò – differenze fisiche a parte – tutti ugali!

Ed ecco allora che le differenze si appianano, che le altezzosità scompaiano, le vanesie si riducono. Siamo tutti nudi, nulla che distingua il nostro status sociale, la nostra provenienza, la nostra appartenenza.

Straordinario strumento democratico, la sauna: all’apparenza tutti uguali.

All’apparenza!? Si, perché è inutile negarlo, in sauna tutto appare…o scompare, dipende. Giro con lo sguardo puntato dritto in avanti, cercando di guardare negli occhi chi incontro, ma per una strana e sconosciuta causa, lo sguardo solitamente miope si aguzza, il campo visivo si allarga, noto particolari solitamente sconosciuti e nascosti e dimenticati a chi, come me, da anni vive praticando la monogamia. Noto e soppeso. E penso.

Immersa in una nuvola di vapore, chiusa in una scatola di legno, i pensieri fuoriescono come il sudore dai pori: penso alle molteplici differenze (non solo fisiche) che separano la donna dall’uomo, alla libertà di spogliarsi ed alla difficoltà a mostrarsi nudi, al perché l’evoluzione ci ha portati dal nudismo ad una società la società che ci ha messo adosso abiti che spesso non ci appartengono, ma soprattutto penso a perché noi donne riusciamo a guardare tutto ciò che ci interessa senza far trasparire nulla, mentre ci sono uomini che riescono a tirare fuori la loro libido repressa anche con una temperatura ambientale di 90 gradi!

Il soggetto in questione ovviamente non ha letto il mio post sui desideri delle donne (Rocco, Eva ed altri fenomeni paranormali). Ignaro di tutto ciò, se ne stava languidamente sdraiato sulla panca più bassa della sauna, a gambe divaricate, non lasciando a noi donne nulla alla fantasia, con lo sguardo libidinoso da camaleonte che spaziava a 360 gradi, l’espressione arrapata…insomma, uno spettacolo miserevole!

Il viscido lumacone deve aver captato una delle – viste lo difficili condizioni ambientali -sporadiche frasi tra la mia amica e me perché ad un certo punto ci fa: “Due infermiere! Hmmmmm…” facendosi non so qualche film e aggiungendo poi:“Anch’io sono nel campo medico…”

Poco dopo, uscita dalla gabbia infernale, nella vasca con l’acqua gelata, chi ci ritroviamo? Il lumacone! Entra languidamente in acqua con lo solito sguardo da trota salmonata in procinto di accoppiarsi, e fuoriesce proprio mentre noi stavamo per entrare, ovviamente squadrandoci da testa a piedi.

Allora non sono più riuscita a trattenermi e gli ho chiesto: “Campo medico? Radiologia? O piuttosto…micro-chirurgia??”

Excursus letterario

febbraio 6, 2009

libri

“Cosa me ne faccio di tutta la mia umanità, se nessuno mi chiede di usarla?”
Caterina Bonvicini – L’equilibrio degli squali

Ci sono libri e libri. Libri che leggi e quelli che invece sorvoli. Libri che passano e dimentichi e libri che invece ti restano dentro per tutta la vita.
Confesso: sono una lettrice compulsiva. Leggo, leggo, leggo, in ogni luogo, ad ogni ora, in ogni circostanza, con qualunque umore.
Il primo libro me lo ricordo ancora, era un libro che raccontava delle avventure di due gemelle rinchiuse in un collegio – era un libro di mia sorella, dimenticato in cucina, avevo appena imparato a leggere, l’ho preso in mano per leggerne il titolo…la sera ero ancora li, gobba e dolorante sulla seggiola della cucina, e lettera dopo lettera, parola dopo parola, frase dopo frase, avevo finito il mio primo libro e mi sentivo frastornata, quasi triste, perché per qualche ora non ero stata più io, Verena, la bambina  seduta in una cucina di Bolzano, ma ero stata catapultata in un altro mondo, a vivere fantastiche avventure per poi tornare inaspettatemente alla propria noiosa realtà.
Da quel primo assaggio letterario non ho più potuto farne a meno, ho letto di tutto, ho spaziato dall’Allende a Ziegler, passando per Simenon, Watzlawick, Follet e Prèvert. Ho assaggiato la prosa, il romanzo, la poesia e le biografie, i racconti, inciampando su mattoni, feuilleton e scartoffie varie.
Tantissimi libri non li ricordo nemmeno, a volte mi capita di andare in biblioteca e riprendere un libro di cui non ricordavo il titolo, ma leggendolo mi accorgo di averlo già letto.
Altri libri me li ricordo come se fosse ieri, anche se magari sono passati decenni da quando li ho letti.
Ci sono poi libri che prendo in prestito in biblioteca e libri che invece compro – quelli dei miei scrittori preferiti, dei quali so già che non riuscirei più farne a meno e che dopo la lettura vanno ad ingrassare la libreria, unico spazio della casa soggetto ad ordine maniacale, visto che è organizzata non solo in ordine alfabetico (in base al cognome dello scrittore per intenderci) ma anche in base alla data di pubblicazione.
Ecco allora che i romanzi dell’Allende si appoggiano pigramente ad Amado che a sua volta è pigiato contro Bach a cui segue Bambarèn per arrivare a Vargas Llosa e Wilde. Forse si è già capito, i miei autori preferiti sono di madrelingua spagnola, di solito di nazionalità sudamericana. Isabel Allende, Jorge Amado, Francisco Colaone, Santiago Gamboa, Manuel Vasquez Montalban.
La pole position se la spartiscono Gabriel García Márquez (con il suo bellissimo “Cent’anni di solitudine) e Luis Sepúlveda (del quale tra l’altro possiedo una copia autografata de “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”).
I libri di autori indiani hanno uno scaffale a parte – sempre in ordine alfabetico, si capisce.
Poi c’è la sezione “Romanzi erotici” di scrittrici prevalentemente femminile, tra cui Anais Nin, Almudena Grandes ecc.
Comunque non ho disdegnato nemmeno libri di cucina, manuali vari, e soprattutto guide dei vari paesi che ho visitato viaggiando per il mondo.
Ho deciso di creare una pagina in cui di volta in volta scriverò cosa sto leggendo, una riassunto della trama ed un breve commento. A chi può interessare…

Alcuni dei miei libri (parecchi, per esattezza) hanno un segno inconfondibile: un piccolissimo angolo della pagina piegato, per segnalare una pagina in cui si trova una frase, un passaggio, un emozione che vorrei ritrovare e portarmi dietro.
Ogni tanto, all’inizio di un post, troverete una di queste frasi, magari introduce l’argomento, forse però non ha nulla a che fare con il tema trattato: prendetelo allora come un regalo, una frase che mi ha colpito particolarmente e della quale voglio rendervi partecipi!

Rocco, Eva ed altri fenomeni paranormali

febbraio 3, 2009

bananaL’altra sera, di ritorno da una pantagruelica scorpacciata a base di Sushi, verso mezzanotte e mezza sbuco in compagnia di due amiche da via Thuille. Dobbiamo aver avuto l’espressione parecchio soddisfatta perché tre amici, li davanti a Picchio, hanno subito sospettato che fossimo reduci da una visione di film pornografico proiettato in occasione della rassegna al Cineforum di via Roen.

Ovviamente sono stata al gioco – se già non oso trasgredire, che almeno possa dare la parvenza! Stavo per iniziare a raccontare questa mia fantomatica esperienza a luci rosse in compagnia di Rocco (Siffredi), quando subito

il primo dei tre è partito: “E cos’ha di particolare stò Rocco?” Stavo per rispondere, quando

il secondo dei tre: “E’superdotato!”. Rivelazione (per me!)!! Credevo che la sua particolarità fosse la fessura tra i due incisivi superiori, invece li, in quel momento, in mezzo ad un gruppetto di maschi normodotati (più avanti capirete come ho fatto a dedurre ciò) mi si è aperto un universo finora sconosciuto.

Superdotato! Cioè? In termini pratici??

Il dubbio mi è stato subito tolto dal

terzo dei tre:”Cosa volete! 23 cm! Mica sono la felicità! No?”

Bè, insomma…io stavo per controbattere la tesi, ma

il primo mi ha superato in velocità: “Spendere soldi per una rassegna pornografica – soldi nostri tra l’altro! Una vergogna!”.

Neanche il tempo di aprire bocca che già

il secondo: “E poi Rocco con la pubblicità delle patatine si è pure sputtanato alla grande!”

Io – che trovo quella pubblicità una delle migliori degli ultimi anni (fosse solo per come ha fatto incazzare Cielini e Moige vari…) stavo per rispondere per le rime, ma

il terzo ha iniziato un monologo impiantato sulla tesi che non è vero che i cm fanno la differenza, che per fare felice una donna ci vuole ben di più, che bla, bla, bla…

il primo annuiva compiacente,

il secondo gli dava ampiamente ragione…

…Allora finalmente mi sono presa il mio spazio ed in un fiato ho espresso tutto ciò che volevo dire riguardo al tema:

“La-teoria-che-i–cm-non-fanno-la-differenza-è-un-argomento-egoisticamente-maschile! Non-sentirete-mai-una-donna-fare-tali-discorsi…del-cazzo! E-poi-voi-uomini-moralmente-parlando – passati-i-16–anni-e-con-ciò-nella-donna-l’età-trasognata-e-romantica – non-siete-più-fonte-di-gioia-ma-di-pura e-semplice-rottura-di-coglioni!

Perciò-toglietevelo-dalla-testa-di-farci-felici-a-modo-vostro! Ormai, superati-i-35, l’unica-cosa-che-potrebbe-farci-toccare-il-cielo-con-un-dito-sono-23-cm-ben-accompagnati!!!

E che cazzo!

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