Archive for marzo 2009

Maledetta primavera!

marzo 29, 2009

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“Voglia di stringerti e poi
vino bianco fiori e vecchie canzoni
e si rideva di noi
che imbroglio era maledetta primavera

(L. Goggi – Maledetta Primavera)


Sarà che non esistono più le mezze stagioni, ma anche le stagioni vere e proprie non la prendono mica più tanto sul serio!

Insomma, siamo a fine marzo e fa ancora freddo, le temperature sono al di sotto della media stagionale, ci si mette pure la pioggia – che di per se non sarebbe male, non fosse che subito sopra le nostre teste, sulle pendici che ci circondano, si tramuta in soffice neve che porta ad un ulteriore abbassamento delle temperature!

Primavera? Ci sei? Guarda che l’equinozio di primavera è passato da qualche giorno, dovresti apparire, rallegrarci con i tuoi colori, riscaldarci con i primi raggi di sole dopo il lungo inverno, farci rinascere dopo il letargo degli ultimi mesi.

Perdinci, se il calendario dice che il 21 marzo corrisponde con l’inizio della primavera, sei pregata di iniziare! E come se io, ad un appuntamento fissato per le ore 15.00 apparissi alle 18.00, con comodo, non fornendo nemmeno spiegazioni utili per giustificare tale mancanza, mi siedessi ed ignorassi gli sguardi attoniti e rabbiosi dei convenuti che mi aspettavano trepidanti.

Perché, cara primavera, per colpa tua io ogni anno mi ammalo, mi piglio il raffreddore al quale sono eroicamente scampata per tutto l’inverno: con le prime giornate calde inizio a mettere via (lavoro che oltretutto detesto) i maglioni di lana, i giacconi, guanti e berretti, per arrivare al 21 marzo con il guardaroba primaverile pronto. A quel punto, chiuso l’ultimo sacchetto di nylon, messo via l’ultimo indumento che potrebbe scaldarmi, ecco che il tempo cambia: le temperature si abbassano (di solito per qualche corrente bastarda siberiana!), il tempo cambia, inizia a piovere ed io?

Io batto i denti, nelle mie scarpette leggere, maglioncino primaverile, giacca per le mezze stagioni. Batto i denti ma senza darlo a vedere ne sentire, per non dare soddisfazioni al compagno, che ligio alle sue origini meridionali, non si toglie la canottiera di lana fino ad agosto inoltrato ( e per questo viene da me deriso) mi guarda con occhio divertito e mi chiede:

“Freddo?”

“No!”

“E allora perché tremi?”

“E’ l’emozione che mi provoca la tua vicinanza!”

Lui gongola, illuso e pure bastardo, perché si stringe nella sua giacca invernale ed invece di abbracciarmi (gesto che mi scalderebbe), mi lancia uno sguardo pieno di affetto ed ironia!

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Udite, udite!

marzo 26, 2009

Di solito non uso questo spazio per fare pubblicità, vorrei però catapultare la vostra vacillante attenzione su una lodevole iniziativa (non proprio disinteressata…):

virgolo2Oltre  ad essere interessantissimo nei contenuti e nella forma, il convegno offre la possibilità di scampare al solito ingaggio come portaborse al seguito di moglie eo fidanzata al mercato del sabato, a turni di pulizia massacranti in casa, a lavaggi inutili e dispendiosi dell’autovettura, a faticosi allenamenti mattutini…e poi ci sono io, che altro volete?

Where is the toilet, please?

marzo 22, 2009

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Secondo la teoria del caos un battito d’ali di farfalla in una qualsiasi parte della terra può provocare un terremoto nella parte opposta della terra. Questa è la versione filosofica ed abbastanza suggestiva della teoria  che invece voglio srotolare (in senso  figurativo) qui davanti a voi – lettori pragmatici e pratici:

La teoria del culo

e cioè: un americano seduto sul cesso in Texas può causare un senso di soffocamento a Bolzano.

Questa teoria, da me ribattezzata in modo semplice e comprensibile, è tratta da uno serissimo rapporto di diversi gruppi ambientalisti, tra cui Greenpeace, che analizza il fatto che  gli americani, con il loro consumo di carta igienica, sono responsabili della sparizione delle foreste vergini del pianeta.

Spiego in parole mie, cioè povere: Rodney, baldo cow boy tesano, dopo essersi ingozzato di Big Mac, Hot Dog, Take-away davanti alla sua tv mega schermo nella sua villa super-climatizzata nel mezzo del deserto texano (ma non per questo senza piscina a forma di cuore e Suv da Rocky Mountains) decide che in fondo si vuole bene e che le sue preziose chiappone pallide non possono entrare in contatto con normale carta igienica (magari prodotta con fibre riciclate). No! ci vuole il modello super-soft, super-thick: extrasoffice e multistrato, insomma, dalla superficie “felpata” e magari con delle decorazioni floreali e profumo di prato fiorito.

Insomma, sotto la mise in pelle del rude cow-boy texano non solo batte un cuore ma c’è soprattutto un sedere sensibile che ha bisogno di venire coccolato: questa passione tutta americana di “morbidezza”sta causando più danni ambientali della loro passione per le auto, i fast food e le loro ville lussuose! Il 98% della carta igienica usata dagli americani viene dalle foreste vergini sia dell’America Latina che degli Stati Uniti. Foreste con alberi secolari che oltre ad essere fondamentali per l’assorbimento dell’anidride carbonica costituiscono un habitat insostituibile per molte specie animali e vegatali.

La soluzione sarebbe li, a portata di mano: usare carta con almeno una percentuale di fibre riciclate. Ma anche in questo campo la fanno da padrone le multinazionali del settore (in questa caso la Kimberly-Clark che produce la Scottex e Cottonelle) che probabilmente temono un crollo del loro fatturato. A quanto pare per gli americani tale “cambiamento culturale” (lo chiamano proprio così, giuro!) sarebbe una grande sfida.

Intanto che aspettiamo che le loro chiappe si temprino ed adeguino, migliaia di alberi vengono tagliati, foreste irreversibilmente distrutte e di conseguenza, saltando alcuni passi, l’aria che respiriamo peggiora da quel cesso in Texas a Bolzano.

Non so a voi, ma a me questa cosa puzza parecchio!

(dati tratti liberamente dall’articolo: “La morbidezza che fa male al pianeta” die Tara Lohan – Internazionale del 26/27 marzo 2009)

Legami!

marzo 16, 2009

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“Assai bene mi hai dimostrato il come e la cagione del tuo esser di prima allacciato e come tu medesimo ti vestisti la catena alla gola, ch’ancor ti strigne.” Giovanni Boccaccio “Corbaccio”

Visto che l’ultima volta, parlando di legami, vi ho disilluso citando la teoria – peraltro sostenuta da molteplici e serie ricerche –  che dopo due anni la passione sfuma e resta solo la rottura di coglioni, vi racconto uno dei tipici dialoghi tra il mio compagno e me.

Questo è di oggi, ma ogni giorno ci battezziamo con dolcezze e pensierini del genere, tant’è che, non conoscendoci (oppure proprio per questo), alcuni ci osservano con fare sospettoso…

Lui, il Compagnio, (passa l’aspirapolvere e tira-tira fino all’altro angolo della casa, si stacca la spina dalla presa. Io, Mangrovie, son li che lavo i piatti e mi becco la frustata).

M: Ahi!

C: Và là, rimettila dentro che non ho ancora finito!

M: Ma ho le mani bagnate!

C: Appunto! Metti! Metti! Anzi, se ti bagni anche i piedi ancora meglio…

Qualche ora dopo:

Il Compagno in gioventù ha peccato parecchio, fatto sta che oltre al fatto che è mezzo rincoglionito gli è rimasta anche la fame chimica cronica.

M: Smettila di abbuffarti di quella schifezza di torta (ndr.preconfezionata, alla confettura artificiale di albicocche, piena di conservanti,zuccheri,  grassi idrogenati, rimasuglio di un cesto di natale che solo lui ha avuto il coraggio di aprire).

C: Mmmhhhhhhh (leggasi con la bocca piena)

M: Ti verrà il diabete, mi toccherà farti l’insulina e sicuramente te ne farei troppa!

C: (sputacchiando in giro pezzi di torta) MMMhhh, buona questa! Troppa insulina! Hahahahaha!

(per i non esperti del campo bio-medico: una somministrazione eccessiva di insulina provoca un ipoglicemia che può portare anche alla morte)

A pelle mi stai sulle palle!

marzo 14, 2009
Vulcano Cotopaxi-Ecuador

Vulcano Cotopaxi-Ecuador

Cosa indossate voi per le grandi occasioni?

Abito da sera? Tight? Giacca sportiva tipo Miami Vice? Gonna e tacco?

Io, nelle grandi occasioni, serate speciali, feste e ricorrenze indosso da anni, regolarmente, senza eccezioni il mio BRUFOLO DELLE GRANDI OCCASIONI! Trattasi di protuberanza cuneiforme in rilievo, dall’aspetto infiammato e purulente, dal contorno arrossato, visibile ad occhio nudo da lontano ed inguardabile da vicino, focalizza l’attenzione e cattura gli sguardi sul mio decoltè…oltre a fare un male bestia!

Ora, il bastardo, da anni si presenta puntuale e innecepibile sul lato destro del mio decoltè, abbastanza in alto da non poter venire coperto, non il giorno del grande evento ma qualche giorno prima, per raggiungere il culmine della maturazione l’esatto momento in cui vorrei mettere qualcosa che non sia un vestito in stile vittoriano, interferendo impietosamente con la meticolosa cura con la quale si è abbinato l’abito all’evento per poi sparire alcuni giorni dopo, come se non fosse mai apparso! Bastardo e pure falso!

Parto da lontano: primo amore, primo appuntamento, devo aver avuto 13 anni o giù di li, ricordo la calda estate: il desiderato, agognato lui mi da appuntamento in piscina. Per dirla in due parole: avevo più brufolo che tette! Vi risparmio l’esito dell’appuntamento…

Ballo di maturità: primo vestito da sera, ero stata pure dal coiffeur, ho dovuto indossare un foulard che cromaticamente parlando faceva a pungi con il vestito, ma era l’unico modo per nascondere lo spettacolo vergognoso!

Matrimonio di mia sorella: per evitare il foulardo ho provato col correttore, con il solo risultato che si è infettato ed ho aggravato il problema visto che l’ho sentito pulsare ritmicamente durante l’Ave Maria di Schubert.

E’stato fedelmente al mio lato anche durante battesimi, matrimoni di amici e parenti, feste ed impegni vari. Ultima occasione la conferenza stampa l’altro giorno: foulard verde che non stava li soltanto per sottolineare l’impegno in campo ambientale ma soprattutto “pour cacher” l’onnipresente foruncolo.

Tant’è che il giorno in cui ho deciso che sarebbe stata ora di iniziare a pensare seriamente al fattore età della mia pelle, sono andata in farmacia ed ho chiesto una crema antirughe: la farmacista mi ha guardato il contorno occhi, poi il suo sguardo è sceso in basso e mi ha candidamente risposto:

“Forse più che di un antirughe avrebbe bisogno di una buona crema antisettica contro i brufoli…”

Aaargh!

Questione di cromosomi

marzo 7, 2009

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Ci risiamo! Per concludere il circolo di celebrazioni ritenute da molti inutili, ecco puntuale arrivare la più ipocrita delle feste:

la Feste delle Donne

Te ne rendi conto perché in giro appaiono, come dal nulla, locandine, poster, manifesti con foto di lucidi corpi di maschioni semi-nudi che, ammiccando verso te – donna spettinata, sudata e piegata sotto il peso delle borse della spesa, ciabattando sulle tue gambe gonfie dopo una giornata di lavoro-casa-spesa, esaurita dai figli lagnosi aggrappati alla fodera del tuo cappotto, preoccupata al pensiero della rata del mutuo da pagare, in pensiero per il marito che sta rischiando di perdere il posto di lavoro – promettono eccitanti spogliarelli.

Con la coda dell’occhio percepisci la locandina, con uno sforzo sovraumano ti fermi, posi le borse della spesa, ti scrolli di dossi i mocciosi, tiri su la palpebra cadente, rizzi la schiena dolorante, osservi il Tarzan in perizoma…e le palle (metaforicamente parlando) che – malgrado tutte le magagne di cui sopra – se ne stavano saldamente  aggrappate al loro posto, con un tintinnio impercettibile cadono, rimbalzano e finiscono nel tombino li accanto.

Perché in quanto donna puoi sopportare molto, a volte anche troppo, ma quando ti accorgi che i tuoi sforzi, le tue rinuncie, le tue imprese spesso al limite dell’eroico non solo non vengono percepite ne apprezzate dalla società, ma che questa si ricorda di te solo in questo giorno, e nel farlo ti vede come un essere libidinoso, spinto da istinti di accoppiamento primordiali mascherati sotto il tuo essere mamma-professionista-casalinga-amica-confidente-badante e che solo vedendo un maschio testosteronico strapparsi di dosso pantaloni leopardati, gilet di pelle e perizomi di rete puoi tirare fuori il tuo vero io – scatenandoti a bordo pista, sbraitando, sbavando, ululando ed implorandolo, allora –

Donna o non Donna, i coglioni ti girano alla grande!

A tutte le donne del mondo, ieri, oggi, domani, sempre.

Ultime da Bolzano/Bozen – città dell’arco alpino 2009

marzo 4, 2009
Nascosta (ma non mimetizzata) tra folla c'è anche Mangrovie!

Nascosta (ma non mimetizzata) tra folla c'è anche Mangrovie!

Martedì 03 marzo molti amici della Democrazia Diretta si sono trovati presso l’atrio di ingresso della sala Consiliare provinciale, con manifesti e striscioni, per manifestare – in occasione della seduta consiliare – contro la volontà della Provincia di boicottare i referendum in previsione per quest’anno. In tale occasione si sono riuniti molti rappresentanti dei vari gruppi, associazioni, comitati attivi nel campo sociale ed ambientale della provincia. Per necessità politico-folcloristiche alla ciurma si sono riuniti anche alcuni esponenti politici…ma fermi un attimo! Mi pare che manchino quei due, damimei come si chiamano, quelli dei verdi che volevano uscire dalla nicchia, dall’auge esclusiva che si era creata intorno al loro partito…dai, non mi viene il nome…quelli che volevano mischiarsi con la popolazione, confrontarsi con la realtà cittadina…ma no Mangrovie, non essere la solita maligna: la spiegazione è semplice, sono proprio bravi: si sono mischiati talmente bene da risultare mimetici!

Brand new: Probabilmente un criterio per vincere il premio di cui sopra era che la città vincitrice avesse un autostrada trafficatissima che la dividesse in due. Quest’autostrada, che fino a ieri non dava problemi di nessun tipo, inquinava adirittura meno delle famose grigliate estive al Lido di Bolzano, tutt’ad un tratto si è scoperta fonte di inquinamento atmosferico! Ma, cari concittadini, non preoccupatevi: siamo in una botte di ferro! I nostri esponenti hanno degli ottimi e validi tecnici a disposizione, insieme sono veramente ineguagliabili nel loro campo! Cito un frammento dell’articolo del Dolomiten di ieri, 03.03.09:

Dass auf der Brennerautobahn Maßnahmen erfolgen müssen, dessen ist er sich sicher. “Immerhin ist der Verkehr auf ihr für 30 Prozent der Stickstoffoxid-Belastung verantwortlich”, sagt Minach. Dabei könne die Belastung mit ganz einfachen Mitteln gesenkt werden – etwa mit einem Tempolimit, das sich an die Luftverschmutzung anpasst. So könnte etwa bei zu dicker Luft zwischen Bozen Nord und Bozen Süd Tempo 100 eingeführt werden, ganz nach Nordtiroler Vorbild, schlägt Minach vor. “Damit könnten wir die selben Werte erreichen, wie in Nordtirol”, sagt er. Das Einverständnis des Bozner Bürgermeisters dazu gibt es schon mal…”

Traduco e spiego, visto che per chi non segue regolarmente ed appassionatamente i ragionamenti complessi dei sopra citati non è imagessemplice capire tale gergo:  Allora, l’autostrada inquina? Si, un pochino, in effetti…ma non c’è problema: la soluzione non è ridurre il traffico, magari imponendo che vengano applicate le alternative (peraltro già esistenti) al trasporto merci su strada, bloccando la circolazione ai mezzi più inquinanti ecc. No! Molto più semplice: basta ridurre la velocità di transito dei veicoli che vi circolano: velocità massima 100 km/h. Geniale!

Popolo dei forzati delle diete, gioite insieme a me! Se tale formula si rivelasse esatta anche in campo alimentare, si potrà tranquillamente continuare ad ingozzarsi come maiali, l’importante è farlo l-e-n-t-a-m-e-n-t-e! M-a-s-t-i-c-a-r-e a-l-l-a m-o-v-i-o-l-a!

Però!  La fame mi è un pò passata…

Piccoli piaceri

marzo 3, 2009

pisello

“Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l’amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavori in sopseso o per virtù puritana”

(Isabel Allende – Afrodita)

Il mio amico L. sostiene  io parli troppo di sesso, secondo P. dovrei (s)parlare di più di politica, B. adora parlare di uomini, E. si scandalizza appena sente nominare “pisello” (anche se abbinato al polipo), G. è stufo di sentire parlare di ambiente, M. non sa più che pensare.

E’dura, ragazzi, prima o poi ti trovi davanti ad un muro e ti domandi: “ E mò, di cosa scrivo?”

Per natura mi piace parlare di uomini e donne, come si relazionano (male di solito), cosa li attrae (eh…), cosa li unisce (ah….), di ciò che ci succede intorno (uh…), di chi ci comanda (ahi!) e come (mah…), ma soprattutto del Conte contento, di Gigi, della Schlernhex e di altri personaggi di fantasia (ogni riferimento a persone o ad eventi realmente esistenti è puramente casuale, ovviamente). Ma dopo un po’anche in questi campi si è detto tutto. Lasciando da parte le cose troppo personali, pettegolezzi e minchiate varie, gira e rigira, volta e rivolta, caro L., mi dispiace ma se sei arrivato fin qui ti sei già spinto troppo oltre, si va a finire sempre li, come la famosa signora Longari o la sbadata principessa: sul pisello!

Ragazze gioite, si parla di sesso! Con gli anni se ne parla sempre di più, se ne fa sempre di meno. L’ultima conferma di ciò l’ho avuta l’altro giorni,  parlando con una collega di lavoro di religione ortodossa, che mi spiegava come loro vivono il periodo di quaresima (senza dolci, latticini, sesso).

Al mio commento:”Eh, però è dura, 40 giorni…” lei mi fa: ”Non è tanto difficile, ci sono stratagemmi validi: uno va a letto prima dell’altro, ben vestito, ecc.” Io, che in questo campo non mi smentisco mai: “Macchè, 40 giorni senza mozzarella – ne cioccolata! E’dura!”

Ecco, in questi momenti si denota perfettamente la differenza tra uomo e donna: un uomo avrebbe pensato: “Poco male, ci siamo fraintesi!” Una donna invece usa questo malinteso come trampolino di lancio per una serie infinita di paranoie, seghe mentali, ansie, il cui risultato è sempre quello:

“Starò forse invecchiando?”

In effetti, ad una serata focosa preferisci un bel piatto di spaghetti grondanti di sugo, scambieresti un incontro erotico con una tavoletta di cioccolata fondente, l’unico effetto che ti fanno le ostriche,  è  l’acidità di stomaco… E’per questo che dopo gli –enta tendiamo ad ingrassare? Perché è più ciò che assumiamo (mangiando, ahimè) che ciò che consumiamo (caloricamente parlando)? Se consumassimo di più (e non mi riferisco al cibo), bruciassimo di più (di passione) e stessimo meno tempo a tavola, non ne gioverebbe non solo il fisico ma anche la psiche? E perchè siamo arrivate fin qui?

Forse il tran-tran quotidiano ci ha fatto perdere la sensualità legata al cibo ed alla preparazione di esso: tagliare gli odori, soffriggere, sbucciare, mescolare sono diventati gesti meccanici, di solito eseguiti in fretta, per riuscire ad accontentare tutti nel minor tempo possibile.

Allora a volte fermiamoci, eseguiamo questi gesti con consapevolezza, usiamo tutti i nostri sensi: odoriamo il prezzemolo mentre lo tagliamo, lecchiamoci le dita intrise di limone, ascoltiamo il rumore del polipo che stiamo tagliando, accarezziamo il tagliere apprezzando le venature del legno.

Oppure se è il nostro partner a cucinare, guardiamolo fare queste cose, magari mentre attendiamo che la pasta si cucina stappiamo una bottiglia di vino e porgiamogliene un bicchiere con un ammiccante e promettente sguardo…

Mentre – sgranocchiando dei pop corn – penso a queste cose, dedico a voi donne che – ingozzandovi di quei famosi spaghetti grondanti di sugo – sognate incontri erotici, questa poesia:

Oh incanto della cicciona

Gambe di grandezza elefantina

Che al grasso si abbandona

Oh maestà divina

Della coscia avvolta in gelatina

Evviva le adipose

Adoratrici dello sforzo nullo

Che lasciano le odiose

Fatiche al mulo

E mangiano tutto ciò che ingrassa il culo.

(dall’Inno alla cellulite di Enrique Serna)