Archive for maggio 2009

Contestare ad ogni età

maggio 31, 2009

Archeologia Virgolo A4leggera

Altro che mare, Gardaland, piscina o lago di montagna!

Mangrovie ha passato la mattinata a volantinare. Cassetta dopo cassetta, in ogni fessura disponibile ho infilato un volantino per pubblicizzare  la serata di giovedì e cioè il convegno sull’archeologia, la storia e la spiritualità del Virgolo.

Dovete sapere che ultimamente Mangrovie – non più contenta dell’atmosfera geriatrico-decadente che respira sul posto di lavoro – nel suo impegno per la salvaguardia del cucuzzolo cittadino – dicasi Virgolo – si contorna di personaggi la cui età media supera abbondantemente i 60.

Gente interessante, con grandi conoscenze in vari campi, persone con idee rivoluzionarie, immense conoscenze, che hanno fatto la storia della città e che sanno raccontarla con grande enfasi, elementi eruditi, menti eccelse…ma appunto anziani! Tant’è che spesso questi devono venire sorretti, accompagnati, andati a prendere e riportati a casa. Una missione insomma, però interessante, ed al riparo da tentazioni…

Allora stamattina prendo la borsa piena di volantini e manifesti e mentre mi accingo ad uscire di  casa una vocina decisa mi blocca:

“Vengo anch’io!”

Mio figlia primogenita, accanita paladina del  Virgolo, ha deciso che il suo impegno non conosce festivi – è addirittura più importante del compito di matematica che la sta facendo dannare da qualche minuto. Infila le scarpe, estrae alcuni volantini e parte in prima. La pace è finita, la rilassante camminata di portone in portone si è trasformata in un non-stop di parole e domande che finirà appena al ritorno a casa, quando si piazzerà davanti al piatto del pranzo.

Al pari della madre, la figliola non perde occasione per brontolare contro Gigi. Oggi lo odia perché per colpa sua e della sua smania di cementificare il Virgolo si trova davanti a scalinate e salite,   dopo alcune di queste (il mio è un quartiere costruito in colline, tutta una salita, insomma) si è già quasi pentita del suo slancio di attivista impegnata, ma imperterrita continua ad infilare volantini nelle buche delle lettere: lei quelle basse, io quelle alte. Ogni nome che legge riesce a strapparle un commento, ogni casa le fa nascere mille domande, il tutto interrotto da commenti e riflessioni sue.

Anche se brontola si vede che si diverte, le piace impegnarsi per una causa che trova importante. Già a 6 anni – mentre io raccoglievo firme per sostenere il comitato nella lotta contro la cementificazione del Virgolo – lei girava a sua volta con un foglio firme facendo informazione tra i più giovani e raccogliendo scarabocchi vari. Ogni gita ha  visto lei in prima fila, sulla flora e fauna del Virgolo ormai la sa lunga. Alle feste e serate ha partecipato con entusiasmo e spilla con il logo del comitato appuntata, guai a proporle alternative.

E’arrivata a tanto che in occasione della manifestazione Vivicittà dell’anno passato, sorpassando un Gigi affannosamente impegnato a superare incolume quei pochi km che lo separavano dal bicchiere di Verduzzo, ha esclamato con enfasi: “Dai, facciamo lo sgambetto al sindaco!”

Lui rideva, ignaro di ciò che questa piccola futura anarchica può fare!

Ovviamente vi invito tutti a partecipare alla serata in questione, dai contenuti vari, sconosciuti e molto interessanti (venite anche solo per abbassare l’età media!).

Ai convenuti che dimostreranno di essere lettori di questo blog verrà offerto il drink finale!

Per domenica prossima, 7 giugno, vorremmo organizzare una delle nostre solite gite sul Virgolo, con la differenza che arrivati in cima ci sarebbe l’occasione di buttarsi sul prato con una coperta, bersi qualche birra, mangiare un’ottima torta o pizza del Quinchos e progetto CAMM e godersi la vita a pancia piena.

Interessante?

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Me & Svetlana

maggio 27, 2009

v_espadrilla3

La Svetlana vien di notte
piena di vino come una botte (col Mohito arriva prima)
c’ha lo sguardo libidinoso
che atterra il maschio timoroso
c’ha un’andazzo altalenante
con la chiappa sculettante
e quando incontra un suo preferito
si fa offrire un doppio Mohito

(Petra)


Io.

Io non sono solo io.

Io sono io e lei.

Io sono Mangrovie.

Lei è Svetlana.

Svetlana.

Svetlana è il mio alter ego.

Nata per caso o per gioco qualche anno fa:

ricordo una rovente sera di ferragosto in città. La bella  Bianca ed io eravamo a zonzo. Avevo un paio di scarpe nuove, modello anni 70, con le zeppe ed i legacci per intenderci.

Alta già di mio, quei 5 cm di tacco erano giusto un inutile optional. E per la solita (ed a volte ingiusta) legge delle compensazione faccio colpo proprio ( e solo) su di lui: basso, tarchiatello, di innegabile provenienza meridionale, fissato lo sguardo all’altezza del mio sterno se ne esce con un canzonante: “Miiii, sei alta, però!!” (non dubitando nemmeno per un attimo della sua, di statura).

Questo fastidioso attacco dal basso mi ha istintivamente e spontaneamente ispirato un escamotage per sfuggire a scomodi e faticosi tentativi di scollarmi di dosso il marpione:

“Sniet padusc vopunt” – o qualcosa del genere – ho risposto, una frase incomprensibile ma con una dura cadenza dell’est. L’amic, saldamente attaccata al suo bicchiere di Caipirinha, ha iniziato a tossire per camuffare le risate. Il piccolo latin-lover – per niente scoraggiato da una possibile barriera linguistica – mi fa: “Ah, sei polacca (interpretazione sua). E uats iur naim? Nome?“

„Svetlana“

B. ormai, ridendo di gusto e sputacchiando foglie semi-masticate di mentuccia in giro: “Svetlana? Hahahaa.”

Mentre lui tentava di comunicare in un improbabile calabro-inglese, due donne se la ridevano di gusto, parlando in un dialetto sudtirolese incomprensibile ai più e perciò da confondere per una lingua est-europea.

Dopo un po’ il tipo se n’è andato alquanto scocciato, Svetlana invece è rimasta.

E’rimasta sopita dentro di me, esce solo in determinate situazioni. Non quando c’è da pulire casa. No.

Nemmeno quando al lavoro c’è da farsi il mazzo. Niet!

Le figliole rompono? Come se non ci fosse.

Esce solo la sera – solo certe sere, per l’esattezza. A tarda ora, di solito. Con la compagnia giusta, ovviamente. Dopo qualche bicchiere, per giunta.

Esce prorompente e sgomitando, travolgendo Mangrovie che fino a quel momento se ne stava li tranquilla a chiacchierare amabilmente. Quando esce lei è finita per Mangrovie, alla quale non resta altro da fare che darle lo spazio che chiede, mettersi in un cantuccio e lasciarle il ruolo di primadonna che tanto le si addice.

Ed ecco Svetlana che ride, scherza, parla liberamente, fa commenti piccanti e battute sconcertanti.

Svetlana balla. Svetlana flirta. Svetlana sbevacchia fino a tarda ora.

Mangrovie il giorno dopo ne paga amaramente le conseguenze, ma a Svetlana questo non importa.

Svetlana è ciò che Mangrovie vorrebbe essere: spigliata, sfrenata, seducente.

Chi conosce Mangrovie come lavoratrice affidabile, madre esaurita, ambientalista  impegnata stenta a riconoscerla quando Svetlana prende il sopravvento.

Infatti Svetlana tento di tenerla in gabbia il più possibile, le do un pizzico di libertà giusto una volta la mese per non farla morire di tedio.

Se mi doveste incontrare proprio quel giorno la, sappiate che se sono come sono e come di solito non sono non è colpa mia: è Svetlana che si sta godendo il suo meritato giorno di libertà.

Salutatemela!

(Dedicato alle amiche del Teroldego: come me la tirate fuori voi
Svetlana – nessuno mai!)

Bruciarsi la cena

maggio 24, 2009

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Mangrovie è rilassata.

Mangrovie è in pace con se stessa.

Mangrovie si sente come se si fosse fumata 5 canne sotto il sole cocente delle 14.00.

Però Mangrovie non ha trasgredito la legge, no!

Mangrovie ha fatto 7 ore di yoga, meditazione, training autogeno, visualizzazione positiva.

L’azienda per la quale Mangrovie lavora ha deciso che per il loro bene psico-fisico, i dipendenti avrebbero dovuto frequentare un corso di gestione dello stress tramite tecniche di varia natura.

35 ore di yoga, meditazione, training autogeno…quando  un’ora di tantra yoga  avrebbe sortito un’effetto assai più soddisfacente, ma questo a quanto pare non rientra nella politica dell’azienda.

Ora Mangrovie dovrebbe essere rilassata ed in pace con se stessa, ma purtroppo Mangrovie è resistente a qualunque forma di rilassamento che non sia il mangiare, correre in mezzo al bosco ecc. Invece, mentre tutti cercavano di liberare la mente dai loro pensieri sulla melodia di un canto tibetano, Mangrovie aveva mille cose che le passavano per la testa.

E mi è tornata in mente la cena che mi sono bruciata. Quasi, quasi mi mettevo a ridere, ma in mezzo a tanta spiritualità una risata sarebbe stata fuori luogo.

Non ho bruciato la cena sui fornelli, no. Mi sono bruciata un invito a cena. Per dirla tutta, il primo invito a cena dopo 11 anni (tranne due inviti dal compagno che con la scusa delle figliole che non ci permettono di uscire insieme si è elegantemente defilato dall’arduo compito). Ed io che faccio? Paura! Si, proprio paura.

Il pretendente alla cena si è fatto intimorire da Mangrovie e gli accordi (“Mi faccio sentire per metterci d’accordo”) sono saltati.

Vi spiego: settimana scorsa a cena da una mia cara amica (quella della Love cream, per intenderci). Neanche il tempo di arrivare, sedermi a tavola, venire presentata ai convenuti e studiarli che lei se ne esce con la seguente frase:

“Certo che mi hai spaventato il collega di lavoro, eh!”

Io, non sapendo a cosa si riferisse ma con la bocca già piena di antipasto: “Mmmmhhh????”

“Beh, lui ci è rimasto di sasso perché tu gli hai detto che da lui vorresti solo sesso e nient’altro, niente coinvolgimenti sentimentali, niente rotture di palle…lui invece crede che un po’ di amore ci voglia…”

Immaginatevi gli altri invitati, tutti gli sguardi (ad occhi sgranati!) su di me, le orecchie drizzate per non perdersi nulla di questa diatriba scottante. Io, rossa come un pomodoro, perché si, questo discorso lo avevo effettivamente tenuto io, ma senza il giusto contesto non rende bene l’idea che c’era dietro.

Il contesto: Seduta ad un tavolo di un bar con un noto tombeur des femmes della città, uno sciupafemmine tre le cui tacche sulla testiera del letto si annovera anche qualche mia amica, mi chiede con fare ammagliante: “Se ti chiedessi di venire a cena con me, ci verresti?”

Come già detto sono 11 anni che nessun uomo mi rivolge codesta domanda, potrete comprendere che mi ha colto di sorpresa e – cosa strana – sono rimasta senza parole. Dopo un po’ ho esortato con un:

“Tu ed io?”

“Certo, tu ed io!”

“Cena, eh!?”

“Bè, cena e tutto ciò che ne consegue…”

“E di solito cosa ne consegue?”

“Bè, la prima uscita nulla, al massimo alla quarta uscita di solito faccio sesso”

Eh no, qui mi tiri fuori la Svetlana che c’è in me (Svetlana non posso spiegarla in due parole, merita un post a parte, vi basti sapere che è il mio alter-ego lettone), mi pungi sul vivo, stuzzichi la mia fantasia, non puoi pretendere che davanti a tanta paventata sicurezza, tanto savoir-faire io stia zitta. Infatti, sono partita in quarta:

“Sesso? Perfetto, proprio quello che avevo in mente. Ma che sia solo sesso, eh! Niente coinvolgimenti emotivi tipo relazioni, sentimenti ed altre cazzate. Eh no, io ho già dato, caro mio. Ci sto, usciamo a cena, oppure la saltiamo ed andiamo direttamente al dunque: sesso, sesso, sesso!”

Ovviamente non dicevo sul serio, pensavo che vista la sua fama avrebbe gioito a tanto entusiasmo servito – ancora caldo – su un piatto e piazzatogli davanti invece lui un po’ è sbiancato, e mi fa:

“Allora mi faccio vivo io, ok?”

Più sentito!

Fino alla famosa cena tra amici, durante la quale – dopo essere stata messa alla gogna come ninfomane – sono stata messa al corrente sui motivi di tale dissertazione.

Con la scusa dell’aiutino ho seguito in cucina la mia amica. Li, al riparo da orecchie curiose le dico:

“Ma dai, che figura mi fai fare, quelli manco mi conoscono, chissà cosa pensano di me, mi fai passare per una vecchia maiala…”

Lei: “Tranquilla, hanno capito che non sei affatto…vecchia!”

P.s. Pretendente, fatti pure vivo, giuro che sono innocua e scene come in “Harry ti presento Sally” di solito non ne faccio. Di solito…

Comunicazioni retroattive

maggio 19, 2009

crema

“…E poi d’un tratto crollò in loro l’ultima inibizione, il cerchio si sfasciò. Si precipitarono su quell’angelo, si avventarono su di lui, lo gettarono a terra. Ognuno voleva toccarlo, ognuno voleva una parte di lui, una piccola piuma, un’ala, una scintilla della sua fiamma meravigliosa. Gli strapparono di corpo i vestiti, i capelli, la pelle, lo fecero a brandelli, affondarono le unghie e denti nella sua carne, gli si buttarono addosso come iene…”

(Patrick Süskind – Il profumo)

Petra,

cogliendo l’occasione per ringraziarti per la cena dell’altra sera (e ti riconfermo che a me i crostini-lasagna al pesto son piaciuti veramente) volevo farti una domanda:

ricordi quel tubetto di crema che è hai tirato fuori dal nulla a tarda ora, quello pink con scritto su “Love…” qualcosa, quello che ridacchiando un po’ per via dell’ottimo Rosso di Puglia e un po’ perché certe cose suscitano in noi un grande interesse, Bianca ed io studiavamo con occhio scientifico?

Dai, quel tubetto che prometteva che spalmandoti generosamente il corpo con il fluido ivi contenuto saresti diventata irresistibile agli occhi (o meglio dire alle narici) di ogni uomo?

Quel tubetto che – prendendoti generosamente in giro perché secondo noi ti eri fatta abbindolare visto che era una presa per il culo bell’e buona perché certe sostanze non esistono se non in natura, e li probabilmente solo nella zona perianale delle femmine di scimmia Gibbone di Giava, dove hanno un senso visto che in piena fase riproduttiva devono attrarre un maschio che magari si trova aggrappato su un banano a chilometri di distanza, mentre noi umani civilizzati ormai abbiamo in gran parte perso l’uso dell’organo olfattivo nella scelta del partner e ci lasciamo guidare da altri stimoli magari visivi, intellettivi, spesso anche finanziari.

Ecco, spero tu non te la sia presa per queste nostre defaiances, questi nostri exploites gratuiti, per dirla in parole nostre: queste “sputtanate” bonarie.

Ecco, perché ti volevo chiedere una cosa: Non è che mi potresti ripetere come si chiamava tale prodotto? E se per caso ne esiste una versione “young” ?

Ti spiego: dopo aver commentato il prodotto (negandone come già detto ogni proprietà utile), Bianca ed io ce ne siamo spalmate un po’ sull’avambraccio, annusando e continuando le nostre disquisizioni in merito. L’odore non era proprio piacevole, anche se particolare ed un po’ “animalesco”. Arrivata a casa mi son dimenticata della crema, il compagno russava beatamente – lungi da lui farsi influenzare da tale prodigio afrodisiaco-olfattivo.

Il giorno dopo al lavoro sono in stanza con un paziente. Notare che stiamo parlando di un soggetto di 90 anni, il quale fa fatica a portarsi il cucchiaio alla bocca, figurarsi le altre attività motorie. Gli dico di tenersi da me per alzarsi e questo mi piazza entrambe le mani sul culo aggrappandosi come una cozza allo scoglio. Io: “Bè?” Lui: “Eeeehhh? “ Io: (che non potevo mollare la presa altrimenti mi andava giù come un sacco: “Potrebbe mica gentilmente spostare un po’ le mani?”

Lui: “Signorina, mi scusi, è che sarò anche vecchio e rimbambito ma il suo culo mi chiama…” A sto punto Mangrovie si è fatta abbindolare alla grande e – stupita da tale capacità communicative del suo didietro – gli ha concesso un attimo di gioia senile.

Nel pomeriggio il culo ha chiamato un’altra volta: nel negozio di cuscini il commesso (con un alitosi etilica spaventosa) per guidarmi verso il bancone giusto mi ha messo la mano sulla schiena e da li è sceso – in un gesto rapidissimo e molto lieve – sul sedere. Talmente veloce che son rimasta li a chiedermi se me lo sono sognata…intanto l’attimo era passato e non sapendo più se fargli notare o meno la cosa, ho lasciato perdere (però alla cassa gli ho chiesto lo sconto e me lo ha fatto, eh!).

Uscendo dal negozio ho pensato che in una sola giornata ero stata vittima di tre mani morte (due il nonnino, una Superciuk) e – stupendomi di suscitare tali reazioni – mi è tornata in mente il tubetto di crama pink…

La sera sono andata a correre, mentre mi chino per allacciare la stringa della scarpa vedo arrivare in lontananza, con passo leggero, un bellissimo ragazzo di colore con pantaloncini succinti e fisico notevole.

Velocemente termino l’operazione scarpa e riprendo la corsa pensando che magari, complice il caldo ed il sudore, la crema ferormonica avrebbe sortito il doppio dell’effetto. Invece niente, il bel maratoneta mi ha sorpassato senza che le sue narici vibrassero captando l’essenza afrodisiaca, senza che queste informazioni raggiungessero il suo ipotalamo e questo gli comandasse di fermarsi, non dico per toccarmi il culo, ma almeno per chiedermi di fare qualche chilometro insieme.

Insomma, cara Petra, se mi puoi dare una risposta alla mia domanda e se magari mi puoi dire se di tale prodigio ne esista anche una versione “young” che non attiri solo anziani e derelitti di varia natura, ti sarei molto grata!

(P.s. settimana prossima si replica: cena a casa mia, ok?)

Confessioni buie

maggio 15, 2009

notte

Il silenzio rotondo della notte

sul pentagramma

dell’infinito.

Garcìa Lorca

La notte è la parte della giornata che preferisco: di notte tutto si attutisce, l’atmosfera diventa più intima, elettrizzante e confidenziale. Che tu stia dormendo, lavorando, guardando o toccando le stelle  poco importa, di notte si fanno cose che di giorno spesso non trovano tempo o localizzazione.

Anni fa amavo passare le notti girovagando, ballando, filosofeggiando, ma soprattutto parlando. Passare una notte parlando con qualcuno, aspettando lo spuntare delle prime luci del giorno per chiudere poi le imposte e tornare a sprofondare nel buio, era per me la cosa più interessante che si potesse fare.

Stare sveglia di notte mi pesa meno che di giorno, per questo lavorare di notte mi è sempre piaciuto e mai pesato più di tanto.

Di notte poi succedono cose che di giorno non puoi vivere. Di notte le persone si trasformano e – fredde e distaccate di giorno – diventano loquaci e confidenziali. In tanti anni di lavoro notturno ne ho sentite veramente molte di confidenze, di confessioni, di dubbi, di domande,  di risposte.

Non penso di essere io ad ispirarle, credo che sia proprio la notte stessa a donare un’intimità particolare che lascia trapelare ciò che di giorno ci teniamo gelosamente dentro.

Adesso che per alcune persone più giovani di me denoto pure una certa “aria vissuta”, sono diventata la persona di riferimento a cui chiedere consigli di vario tipo, sentimentali in primis. Non so quanto idonea sia a dispensare consigli in quel campo, visto che non ci ho mai capito nulla nemmeno io, ma probabilmente l’impressione che suscito nelle giovani anime in pena è tutt’altra.

Non saprei dire di quanti amori felici ed infelici ho sentito parlare, quanti problemi familiari sono stata ad ascoltare, quanti dilemmi, delusioni, dolori ma anche gioie, aspettative, emozioni ho udito. Io poi sono una certezza, anzi, direi di più: una tomba! Non riferisco ad anima viva nulla di ciò che mi è stato confessato, vuoi perché in questo sono veramente corretta, ma più semplicemente per il fatto che ormai sono talmente rincoglionita che me ne dimentico nel giro di pochi giorni (a meno che non sia qualcosa che mi ha colpito particolarmente – in quel caso dopo 10 anni ti posso ancora chiedere come è andata a finire una determinata faccenda).

Come potete immaginare, le discussioni che preferisco sono quelle in campo sentimental-amoroso, con tutto ciò che ne consegue. Noto che i problemi delle ventenni di oggi sono più o meno quelli di quando ventenne lo fui io (e qui ci vuole il passato remoto!), anche se visti da una – ormai – certa distanza tutto sembra meno complicato e meno drammatico: davanti a titubanze e dubbi su come comportarsi con un nuovo amore, il mio consiglio di solito è molto pragmatico e si può riassumere in tre parole: vai – dai e prendi, di tempi magri ne arriveranno, finchè sei in tempo cogli. Ovviamente tali consigli vengono accolti con sguardi allibiti e spesso incompresi, ma un giorno capiranno e mi daranno ragione.
Se in una calda notte d’estate fossimo seduti in riva al mare, con il sottofondo delle onde che si infrangono davanti a noi, con la sola luna a farci da testimone, voi cosa confidereste?

Wow!…Wau?

maggio 14, 2009

Gigi porco caneOggi sezione dedicata alla satira locale!

Paese sbilanciato, il nostro: da una parte un sacco di personaggi di dubbia natura ed ancor più dubbia competenza che a suoni di decisioni sbagliate, battute sfortunate e commenti indesiderati stimolano la nascita e la conseguente creazione di battute, vignette ed altre forme artistiche secondo me molto interessanti ed oltremodo spassose.

Dall’altra un manipolo di cittadini che – al contrario dei molti altri nella stessa situazione – non tacciono e subiscono ma incanulano la loro rabbia in modo creativo ed intelligente:

ecco nascere la satira in salsa bolzanina.

Pungente il blogger “ilBolzanino” (sua l’immagine sopra) che in un’unica immagine ha raccolto decenni di impegno politico di lui, il sempre qui presente e spesso nominato Gigi-sindaco-per-caso-o-per-sfiga: ubbidiente e scodinzolante.

giro vigna-13.5.09

Poi c’è Caio che con molto sense of humour riporta alla ribalta la faccenda della sbarra di Via della Vigna (per gli outsiders: un manipolo di residenti di una viuzza ultra-chic che porta all’ospedale di Bz ha deciso di piazzare una sbarra (proprio quella della foto sopra) per impedire il transito a ciclisti e pedoni. Tale viuzza è una scorciatoia per coloro che per motivi di lavoro o personali si devono recare all’ospedale, in alternativa ci sono solo due strade super-trafficae e due ciclabili: incompleta l’una, insensata e lunga l’altra. Nonostante le proteste della popolazione la sbarra è ancora li, a dimostrare come a volte ci si debba inginocchiare davanti a tanta ignoranza).

Il paradosso del tubo

maggio 12, 2009

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Non so che problemi abbia l’assessora Pasquali con la categoria degli idraulici.

Qualcosa le devono aver fatto visto che in un’intervista sull’Alto Adige di qualche tempo fa per rispondere alla domanda del giornalista se non temeva di essere al centro di un conflitto di interessi visto che – sempre secondo quanto citato in quell’articolo – il marito l’architetto Gasca Queirazza ha contribuito alla progettazione del centro Thun di Mantova; mentre l’ingegner Federico Pasquali (fratello, ndr) ha messo a punto lo studio di fattibilità per il «Regno degli angioletti» al Virgolo” lei ha risposto

“E questo – dice Pasquali – cosa significa? Sono dei professionisti che hanno ottenuto incarichi dai privati. Mi sembra normale…Ovviamente, conosco anche professionisti e imprenditori, non potrebbe essere diversamente. Se questo è considerato negativamente, allora è giusto che la competenza venga data a qualcun altro. Magari ad un idraulico. Così non si corrono rischi”.

Torniamo indietro di un anno o poco più quando, in occasione della manifestazione Vivicittà, ho avuto “l’onore” di intrattenermi con Gigi sul tema Virgolo. Nemmeno il tempo di scambiare due battute che ecco arrivare come una furia lei, l’allora non ancora assessora ma già in odore e molto determinata Chiara Pasquali. In tono aggressivo mi ha messo in chiaro due cose che ancora ben ricordo:

  1. Il Virgolo è degradato e se vogliamo fare qualsiasi cosa ci vuole uno come Thun disposto a metterci dei quattrini.
  2. In caso contrario – se la cosa mi creava qualche problema – i soldi ce li potevo mettere io, per loro non vi sarebbe stata nessuna differenza (vi ricordo che questo dialogo non si è svolto a S. Moritz durante una sfarzosa cena di gala di imprenditori e petrolieri, ma nel ben meno esclusivo Stadio Druso di Bolzano – giusto per mettere in chiaro che non sono una multimilionaria sotto mentite spoglie e che per questo motiva la sfortunata battuta della brillante assessora si commenta da sé!)

Da allora è passato un anno, l’assessora ha avuto la sua cadrega e – come previsto – ha iniziato a mischiare le carte secondo una schema ben preciso.

E qui entra in gioco Gigi, che si, è ancora li a scaldare la sua di cadrega (anche se vacilla, anzi, è già un traballare bell’e buono) che prima – con fare stizzito – reagisce all’entusiasmo di Durnwalder per il progetto Thun con un offeso: “Qui decide ancora il Comune, eh!”. Per poi calibrare – con la solita incoerenza – le risposte in base al pubblico che gli rivolgeva domande al riguardo e scegliendo tra un “Ci sarà un processo decisionale democratico” ad un esploit preciso su particolari di un progetto (Thun) che ufficialmente dichiarava non aver ancora visto ma di cui già due mesi fa conosceva troppi particolari “sospetti”. Gigi, infatti, fino a settimana scorsa dichiarava – con fare candido – che no, lui non aveva nessun progetto nel cassetto. Probabilmente il progetto in questione da mesi stava sopra qualche mensola, visto che lui già durante il nostro incontro del 13 marzo (in occasione della consegne delle firme che appoggiavano la nostra petizione per un Virgolo vivo, di tutti e non cementificato a scopi commercial-turistici) ci illustrava particolari tra cui ricordo quello che lo entusiasmava più di tutti:

un tubo che – attraverso le rocce di porfido del Virgolo – avrebbe premesso di portare a valle  i rifiuti prodotti dal Thuniversum on the Virgl. Il sommo sindaco, visti gli sguardi allibiti di noialtri ha aggiunto: “Pensate, nessun camion della spazzatura sul Virgolo! Un Virgolo auto-free!”

Questo per farvi intendere cosa intende il sindaco quando parla di ecologia. Ha poi parlato della torre di Re Laurino, fulcro del progetto Thun, dichiarando che i progettisti lo avevano ridimensionato a 20 metri per non impattare troppo sull’ambiente circostante.

Ora mi chiedo: un sindaco che dichiara di non aver visto nessun progetto riguardante il Virgolo, come fa a conoscere tali particolari? Gli è forse apparso un angioletto di coccio con tali rivelazioni in sogno?

E come fa l’assessora all’Urbanistica a dichiarsi ancora fuori da ogni sospetto se il semplice fatto che lei cambi la destinazione d’uso del Virgolo venga dai più già interpretato come un si al progetto Thun?

Tra un annetto ci saranno le tanto agognate elezioni, ed a meno di non voler ripetere gli errori avvenuti a livello nazionale, la sedia di Gigi – come già detto – trema sospettosamente. E quando l’acqua arriva alla gola, 2000 firme – che potrebbero corrispondere ad un bel po’ di voti – fanno la differenza quando si deciderà chi continuerà a sguazzare e chi invece sprofonderà nel pantano.

E ben vengano allora gli idraulici, almeno loro il loro mestiere lo sanno fare, mentre c’è chi svolge incarichi di cui sembra non capire…un tubo!

Buchi neri

maggio 10, 2009

b

Ci sono buchi neri in cielo e buchi neri in terra.

I primi se ne stanno lassù in cielo, ed a meno di non capitarci davanti durante un tour spaziale e venirne magari risucchiati, di solito non danno problemi.

Poi ci sono i buchi neri della vita, quelli che ad un certo punti te lo trovi davanti e se riesci a fermarti in tempo non ci precipiti ma non risolvi la questione visto che resti ferma sull’orlo del precipizio e guardi in basso chiedendoti come fare a superarlo:

ignorarlo e continuare la vista di sempre?

Saltarlo rischiando di cadervi irreversibilmente?

Girarci intorno e vedere se ci sono altre vie?

Oppure girarsi e tornare sui propri passi?

Chi mi conosce lo ha capito: quella davanti al buco nero sono io, in attesa di vedere come continuare questo viaggio che si chiama vita – e che di solito è un viaggio attraverso territori piacevoli ed interessanti, ma da un po’ di tempo a questa parte passa attraverso strade tortuose e ripide.

Ci si è messo pure Gigi, che insieme alla sua giunta di (vabbè, ci sarà qualche eccezione, ma non me ne viene in mente nessuno) smidollati ha deciso come dovrà svilupparsi la nostra città in futuro: i geni al comando stanno lavorando al masterplan, ossatura del Puc (Piano urbanistico comunale), ovvero si stanno delimitando nuove zone di insediamento urbano, residenziali e produttive.

Così è stato deciso che alcuni fortunati bolzanini tra qualche anno avranno la fortuna di andare a vivere culo-a-culo con le Acciaierie di Bolzano e cioè nel bel mezzo della “zona produttiva”, eufemismo per zona industriale. Li, tra fumi e polveri varie, potranno vivere in simbiosi con concessionarie, officine ed industrie varie.

Altri – non meno fortunati – andranno a vivere nella zona ferroviaria, dove cullati dal dolce sferragliare dei treni merci, potranno godersi la lieve brezza gelata proveniente da nord che soffia inesorabilmente in  quella zona (non per nulla soprannominata “Siberia).

I più fortunati di tutti andranno a vivere nel verde di Ponte Adige, vicino ad un centro commerciale fantasma (costruito ma mai aperto per una diatriba di licenze e vincoli), lontani da tutto e da tutti, ma comunque vicini alla città (raggiungibile, durante gli orari di punta, in un’oretta scarsa – ma piena di bestemmie).

Il fine settimana andremo tutti a rilassarci sulla fumante collina di Castel Firmiano. Fumante e fumosa, visto che non solo sotto il culo avremo anni di rifiuti di ogni genere e provenienza (ne sanno qualcosa i Rom che vivono li vicino e che pagano a caro prezzo tale vicinanza) ma sarà anche sulla linea di tiro dei fumi del nuovo termovalorizzatore costruito proprio li di fronte!

Dimenticavo: il Virgolo! Cambiata la destinazione d’uso, diventato perciò zona residenziale e produttiva, si spalancano le porte ad un futuro Thuniversum! Il Conte contento si starà sfregando le manine palliduccie, la sua risatina isterica risuonerà per le stanze ancora vuote della sua Aurea Thun, magari dalla gioia ha pure osato un tuffo nella sua piscina, pardon vasca per l’acqua piovana!

Stamattina, colta da un’irrefrenabile voglia di correre, ho preso il sentiero su per il Virgolo fino ad arrivare davanti all’ex-albergo Bellavista. Li, nel silenzio della natura, con il canto degli uccelli e la danza delle foglie sospinte dal vento in sottofondo, mi sono seduta, e sotto una fronda ombrosa di un vecchio albero, ho fatto ciò che fece Coelho sulle sponde del fiume Piedra:

Ho pianto.

Ho pianto per Mario, per mia nonna morta  tempo fa, per Domitila ed i suoi bambini di strada brasiliani e per il Virgolo.

Non voglio suscitare la vostra compassione, il momento di debolezza è stato breve, vi basti sapere che dopo aver asciugato il viso con la maglietta e tirato su col naso mi sono sentita subito meglio, la voglia di rompere le palle mi è tornata tutta in un botto, ho ripreso a correre come una matta, e mentre correvo mi sono venute un sacco di idee su come continuare questa lotta per salvaguardare quel pezzo di natura.

E che cazzo: a volte bisogna sguazzarci nei buchi neri per poi risalire vincenti!

Baci sulla pelle

maggio 5, 2009

libro

“Gli dico il desiderio che ho di lui. Aspetta, mi dice. Mi parla, dice di aver capito subito, fin dall’attraversamento del fiume, che sarei stata così dopo aver fatto l’amore, che avrei amato amare, dice di saper già che lo ingannerò, che ingannerò tutti gli uomini che avrò e che lui è stato lo strumento della propria infelicità.”

(A voi il quesito: di chi sono tali prodigiose parole?)

Visti i candidi ed innocenti temi degli ultimi post, ho deciso che qui c’è bisogno di un tema forte, “hard” come direbbe Mr. Brown. (amico-Savonarola, scendi dal pulpito!)

Vi racconto qualcosina sulla mia formazione teorico-erotica.

A 13 anni, durante le lunghe e noiose giornate che caratterizzavano il mio lungo ed a volte noioso soggiorno in quel dei 7 lidi di Comacchio, sotto un’opprimente calura estiva che ti si appiccicava addosso e si allentava solo verso sera per lasciare posto agli sciami di zanzare che a loro volta ti si appiccicavano addosso, sotto il letto del mio amico d’infanzia Marco ho trovato il primo “giornaletto” della mia vita. Ricordo ancora il titolo, se sforzo la mente vedo ancora la biondona teutonica con succinto costume nero disegnata in copertina: Vampiria.

Vampiria era una donna-fumetto, e che donna! Dopo i primi imbarazzi, con la tranquillità e nonchalance tipica dell’età dell’innocenza, ho iniziato a sfogliare tale prodigio del pennino insieme all’amico Marco. Quel giornalino (e tutti gli altri che ho poi ripescato da quel nascondiglio incerto) in un pomeriggio mi ha aperto la porta su di un mondo allora ancora sconosciuto: il mondo dell’erotismo.

Ok, la letteratura non era adatta ad una ragazzina, si può discutere anche sulla qualità dei contenuti, ma sentire per la prima volta quel formicolio nella pancia è stata un’esperienza indimenticabile. Ovviamente anche l’amico sentiva qualche strano formicolio, ma eravamo ancora talmente giovani ed innocenti da non mettere in relazione i rispettivi formicolii.

Purtroppo alla fine delle vacanze, con il terminare delle sieste pomeridiane, anche il mio rifornimento di materia prima è mancato. Io, ragazzina dalle treccie bionde e dal viso angelico, non potevo certo acquistare quel tipo di letture, perciò ho trovato un altro modo per continuare la mia formazione erotico-teorica: la biblioteca.

Mi chiudevo in biblioteca cercando titoli che potevano contenere qualche parola chiave che a sua volta mi avrebbe fatto capire che si, in quel libro avrei forse ritrovato quel formicolio estivo. Quando trovavo qualcosa che risvegliava il mio interesse lo nascondevo sotto un libro insospettabile e tutta composta mi sedevo al tavolo più distante e mi immergevo nella lettura proibita.  Un giorno particolarmente fortunato ho trovato un libro dal titolo accattivante: L’amante” di una certa Margherite Duras (la citazione in testa al post è tratta da quest’opera). L’ho praticamente divorato, mentre lo sorbivo ed assorbivo ho sognato paesaggi esotici e soprattutto ho sognato lui, l’esperto amante dai tratti asiatici.

“I baci sulla pelle fanno piangere e sono una consolazione ”, questa lezione mi è rimasta impressa nella mente fino ad oggi.

Purtroppo nella mia vita reale non si affacciava nessun amante esperto e nessuna garçonnière, perciò ho continuato a formentare la mia formazione in biblioteca, scoprendo che altri scrittori avevano riassunto in parole quel formicolio misterioso: Henry Miller, Anaïs Nin, Sidonie-Gabrielle Colette, Vladimir Nabokov per citarne i più rappresentativi.

Non vi nascondo che negli anni la teoria si è concretizzata ma ammetto con candore e rimpianto che quel formicolio provato in quel caldo pomeriggio di quella lontana estate non l’ho più ritrovato…

Nunca más! Ovvero: Come farsi del male per fare del bene

maggio 3, 2009

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Premetto che ho grande stima del comitato Los Quinchos, della sua opera, dei suoi fini, mezzi e di tutti i suoi collaboratori e simpatizzanti. (Anzi, vi invito a devolvere il cinque per mille proprio a loro!)

Quello che non sopporto proprio più è la famosa-famigerata-onnipresente festa del primo maggio organizzata appunto dal comitato del Quinchos.

L’idea è ottima: una festa con musica dal vivo, un luogo suggestivo (una cantina vinicola con grande spiazzo davanti e viti didietro), cibo prevalentemente etnico, bevande alcoliche, analcoliche (niente Coca cola, eh! Solo Guarnito!), il tutto a fin di bene, per sostenere e finanziare una struttura che accoglie bambini di strada in Nicaragua . Qui mi tocchi sul vivo, sotto la mia corazza teutonica non solo batte un cuore – ma oltretutto un cuore latino! Ed ecco che allora, ogni anno, da anni, Mangrovie il primo maggio insieme al compagno ed alla prole si appresta ad affrontare questo evento.

Come detto, la teoria è ottima, la pratica un po’meno: quest’anno, dopo anni di fedele frequentazione, dopo mezz’ora di presenza ho iniziato a chiedermi che cazzo ci facevo li. Mi guardavo intorno e – come sempre più spesso mi accade – mi sentivo al posto sbagliato.

Guardavo le facce della gente e notavo che erano le stesse dell’anno passato, e di quelle dell’anno prima ancora. I discorsi, dopo i soliti convenevoli, erano gli stessi dell’anno che fu, sempre uguali e sempre ugualmente urlati a squarciagola per via degli amplificatori piazzati a pochi metri. Di solito in quest’occasione, chiaccherando amabilmente, bevevo troppa birra e poi per giorni ne pagavo lo scotto (Mangrovie di regola conduce una vita semi-ascetica, ma quando beve…ragazzi!)

Allora, li sotto al sole cocente, dopo la terza birra bevuta in compagnia della stessa persona con cui probabilmente ne avevo bevuta una anche l’anno scorso, ho riepilogato e sintetizzato cosa ho imparato in questi anni di frequentazione della suddetta festa:

Il primo anno di festa ho pensato: “Guarda quante persone variopinte, tutta bella gente, con le loro idee, i loro pensieri, la loro voglia di cambiare il mondo! Bello!”

Il secondo anno mi sono rallegrata di aver ritrovato li le persone che avevo conosciuto l’anno prima e che non avevo più avuto occasione di rivedere.

Il quinto anno – tra un recupero di figlia persa tra le vigne, una persa tra la folla e di compagno perso di suo, ho salutato, chiacchierato, mangiato insieme alle stesse persone viste gli anni prima ed ho pensato nuovamente: “Chissà dove stanno queste persone durante l’anno visto che – pur vivendo in un a città di modeste proporzioni – non le vedo mai?”

Quest’anno, non chiedetemi quale anno di fila in quanto ho perso il conto, dopo aver bevuto l’ennesima birra (comportamento nefasto fisicamente da un lato ma dona una lucidità mentale che altrimenti non ho…) ho finalmente capito cosa voleva insegnarmi la morale di cui sopra:

Se queste persone durante l’anno non le vedo mai un motivo ci sarà, porca miseria!

E vederle tutte in un botto durante un’unica giornata non mi può far bene, perciò, cara Mangrovie, finisci questa cavolo di birra tiepida, prendi la tua bici e pedala verso il tuo eremo, ehm volevo dire casa.

E – voi ne siete testimoni – l’anno prossimo, il 30 marzo, farò un bonifico di 50 euro a favore del comitato Los Quinchos ed il primo maggio mi farò beatamente, tranquillamente e con la coscienza pulita i cazzi miei!