Archive for luglio 2009

Isola…menti!

luglio 30, 2009

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In tedesco il termine “reif für die Insel” viene usato per descrivere uno stato di stanchezza, di voglia di evadere, di mollare tutto per rifugiarsi su di un isola deserta – o quasi.

Di solito l’uso di questo termine si moltiplica in vista delle ferie, quando si ha l’impressione di essere arrivati al punto in cui non si soproterebbe di lavorare per un giorno in più, che se non si potesse finalmente cambiare aria si rischierebbe l’esaurimento con relative crisi isteriche e conseguenti figure di merda. Ovviamente tale pensiero è del tutto relativo ed auto-indotto dal sapere di essere in dirittura d’arrivo – durante l’anno si è spesso esposti a fattori stressanti e periodi di attività intensi che però non ci paiono mai così insopportabili come nei giorni/settimane precedenti alle agognate settimane di riposo.

Comunque, tornando ad aspetti pratici, io quest’anno – in faccia alle previsioni nefaste – le mie ferie me le sono fatte (a tale proposito mi rimembro che avevo promesso il “to be followed” dei “Sopori di sale”…mi applicherò a breve), ma ciò non mi impedisce di avere sempre bene a mente le 10 cose che dovrei preparami per un eventuale naufragio sulla famosa isola deserta (che mi immagino sempre come nelle barzellette della “Settimana enigmistica”: un cucuzzolo in mezzo al mare con una palmetta nel mezzo e l’immancabile pinna di squalo che gira intorno…).

Ovviamente nel corso degli anni il contenuto della valigia si è modificato notevolmente, ma alcune cose sono rimaste invariate.

Dunque, a parte i generi di prima necessità, il kit di primo soccorso ed un rotolo di carta igienica ed escludendo dal sogno le figliole che durante la mia avventura isolana se ne starebbero al sicuro dalla nonna,  in valigia metterei:

“Survival – Die Kunst zu überleben” – che comprai anni addietro in occasione di un viaggio in Amazzonia e che ti spiega tutto: da come accendere un fuoco a come sopravvivere ad un interrogatorio. Perché se morissi dopo alcuni giorni tutto il rimanente contenuto della valigia sarebbe stato tempo perso…

il mio cuscino senza il quale non dormo ed utile anche come ammortizzatore in caso di caduta cocchi dall’alto

la fisarmonica

“Anna Karenina” di Tolstoj e “L’autunno del patriarca” di Gabriel García Márquez

Una bottiglia di Havana 12 aňos (con tutte quelle noci di cocco vuoi che non possa farmi una Batida?)

Una scacchiera (con relative istruzini vista l’ignoranza a riguardo)

The Joshua Tree degli U2

Un lettore cd ad alimentazione fotovoltaica per ascoltare appunto il cd di cui sopra (pensate che bello un tramonto in riva al mare con in sottofondo “With or without you”

Un poster tridimensionale di Rocco Siffredi (esiste un gadget del genere?) che farebbe un po’ la parte di Wilson ed un po’ per altri utilizzi

Un rasoio (vuoi che la marina giamaicana che verrà a salvarmi mi trovi piena di peli?) che posso usare anche per filettare il pesce per il sushi serale

Avrei ancora altre cose ma resto fedele al compito prestabilito, perciò a malincuore lascio a casa il perizoma leopardato di Svetlana che dovrà arrangiarsi con le tradizionali foglie di banano.

Chi volesse accompagnarmi nell’avventura è pregato di postare le proprie dieci cose da mettere in valigia che faccio spazio in valigia …

Due cavalli…e nemmeno un principe azzurro

luglio 27, 2009

rospo

Visto che su questo “inutile” blog parlare di specie vegetali è pericoloso, oggi parlerò di specie umanoidi.

Qualche giorno fa – pedalavo verso il lavoro, saranno state le 12 passate da poco, il cielo terso, temperatura all’incirca 37 gradi (destinata a salire) – mi fermo al semaforo rosso e diligentemente aspetto il verde – sperando di non cadere vittima di un insolazione.

Poco davanti a me, a bordo strada,  si ferma una 2 CV azzurra, stessa macchina che Mangrovie possedeva in gioventù, anche se di colore diverso. Appena ne vedo una non resisto, la osservo, registro modello, anno, dettagli, controllo subito lo stato della carrozzeria e del tettuccio in tela (chi ne ha mai posseduta una sa che il vero punto debole della 2 CV è quello: spifferi ed infiltrazioni sono all’ordine del giorno, ma a vent’anni non ti scombussolano più di tanto).

L’auto era tenuta gran bene, le gambe fasciate in un paio di jeans stretti che – mentre io osservavo i cerchioni – se ne sono uscite con uno slancio sportivo non erano da meno. Quando è uscito anche il felice proprietario dell’auto e delle lunghe gambe il quadretto era completo: un bel tipo sulla quarantina, piuttosto affascinante.

Per un attimo ho pensato di essere vittima di un’allucinazione visiva, quelle che ti prendono quando il caldo è veramente eccessivo, tipo una fata morgana maschile e motorizzata.

Sono ovviamente rimasta imbambolata a guardare il tipo che con passo felino è avanzato verso di me, perso nei suoi pensieri, con sguardo trasognato.

Mentre si dirigeva nella mia direzione la sua mano ha iniziato a salire verso l’alto, come se volesse spostarsi una ciocca dal viso o magari, non osavo pensarlo, farmi un cenno con la mano. E mentre attendevo trepidante il da farsi, la sua mano si è aperta, l’indice si è isolato dal resto delle dita…e si è infilato nella narice destra del suo – pur armonioso – naso.

In un nanosecondo il quadretto è crollato con un rumore di vetri infranti, il mio principe azzurro sceso da non uno ma da ben 2 cavalli si è trasformato in un rospo disgustoso.

Il tale si dev’essere accorto della mia espressione schifata e delusa perché – dopo aver compiuto un’accurata ispezione della mucosa nasale – ha tolto il dito (ho distolto lo sguardo per non vedere eventuale materiale di estrazione) e mi ha sorriso (era un sorriso piuttosto imbarazzato…)

Come dico sempre alle mie figliole che ancora amano travestirsi per giocare a principesse e principi:

“Prima di trovare un principe azzurro dovrete baciare tanti rospi.”

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P.s. la mia era proprio così! Che malinconia!

Pack die Badehose ein 2 – Nel blu dipinto di blu

luglio 24, 2009

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TERLANO. Villa Thun sopra Settequerce: il serbatoio per l’irrigazione è diventato ufficialmente una piscina. E il «conte», adesso, potrà sguazzare indisturbato. Nel verde agricolo fino all’anno scorso non si potevano realizzare piscine. Ma Peter Thun l’aveva costruita ugualmente. Il Comune ne aveva intimato l’abbattimento, ma ora la Provincia gli ha dato torto: nel verde alpino Thun può.
Da anni nel Comune di Terlano, per rispettare la legge urbanistica provinciale, si era sempre detto no alle piscine nel verde agricolo. L’anno scorso, dunque, quando l’Alto Adige aveva scoperto che Peter Thun ne aveva realizzata una «camuffandola» da serbatoio dell’acqua piovana per irrigare i suoi preziosi vigneti, il sindaco Klaus Runer aveva commissionato dapprima una ispezione poi, in base ai rilievi dei tecnici, aveva decretato l’abbattimento del manufatto. Perché scalinata da dive holliwoodiane, piastrellatura in pietra, faretti subaquei e meccanismi per il filtraggio dell’acqua erano palesemente in contrasto con la concessione edilizia. L’anno scorso, intervistato al proposito, il conte aveva assicurato: «Non si tratta di una piscina e a me non è mai piaciuto nuotare». A seguito della visita imprevista di carabinieri e tecnici municipali, il «conte» aveva però deciso di presentare una domanda di variante al progetto originale. Ora preferiva realizzare non più un serbatoio per l’irrigazione ma – si pensi un po’ – una piscina. A quel punto il Comune aveva chiesto un parere all’ufficio provinciale all’Urbanistica. Ora l’organismo, lasciando di stucco l’intera giunta comunale, ha risolto a modo suo: “Nella legge provinciale nulla vieta di realizzare piscine nel verde agricolo”. Ergo, adesso Thun è in regola. Al Comune è rimasta solo una magra consolazione: il «conte» è stato multato. «Circa 20.000 euro di sanzione, perché prima ha realizzato la piscina, poi ne ha chiesto la sanatoria». «La legge provinciale – spiega il sindaco Runer – non è chiara. Anzi, a dirla tutta è un vero “casino”. Motivo per cui i singoli comuni spesso non sanno come regolarsi. Magari noi diciamo no alla tale richiesta di un cittadino, convinti così di rispettare la legge, ma poi l’ufficio provinciale all’Urbanistica dà invece il suo via libera. Ci sono tantissime norme e nessuno le conosce sufficientemente bene». Vale solo l’interpretazione dell’ufficio Urbanistica.

…e le giufte conofcenze, aggiungo io (fcufate se pavlo male, fto cercando difperatamente di fafmi cfefcere i peli fulla lingua come configliatomi recentemente…)


Trombe e Kalasnikov

luglio 23, 2009

goran

Kalasnikov-Kalasnikov-Kalasnikov

(Claudio al ritorno dal concerto – per 40 lunghi minuti)

L’altra sera sono andata al concerto di Goran Bregović e la sua Wedding & Funeral Band. Mi sembrava un bel gesto per riappacificarmi con Svetlana (che come sapete è di indole slava) oltre che per godermi una serata di ottima musica.

Il concerto si è svolto nei giardini di Trautmannsdorf – particolare che all’inizio mi aveva non poco lasciato perplessa visto che secondo me quel luogo è lo specchio della schizofrenia sudtirolese che disbosca, distrugge, cementifica ciò che di naturale avrebbe da offrire per poi creare ambienti artificiali ed artificiosi colmi di piante provenienti da tutto il mondo. Comunque ho mandato giù il rospo, lo spettacolo ne valeva la sega (e daiè!).

Il nome del tour è ‘Alkohol: Raijka e Champagne’. Come ha spiegato l’artista ad inizio concerto i due tipi di bevanda alcolica spiegano al meglio il concetto del suo spettacolo. Rakija è il nome della bevanda alcolica nazionale serba – un brandy alla prugna – e rappresenta le canzoni “popolari” – quelle che si suonano alle feste, accompagnate da fiumi di alcol. Lo Champagne potrebbe accompagnare le atmosfere più soffuse della seconda parte. Due modi diversi per ubriacarsi.

Accanto al bravissimo Goran c’era Alen Ademovic che ha cantato in portoghese il tango dal titolo “Ausencia” scritto da Bregović per Cesária Évora – una canzone che a me mette i brividi. Quindi Bokan Stankovic – prima tromba, Dragan Ristevski – seconda tromba, Stojan Dimov al sax alto, soprano e clarinetto. Ivan Jovanovic – primo trombone, Milos Mihajlovic secondo trombone, Dejan Manigodic alla tuba e infine due donne bulgare in costume che cantando ed ondeggiando al ritmo della musica hanno completato l’entourage: Ludmila Radkova Trajkova e Daniela Radkova Aleksandrova.

Tutti bravissimi e travolgenti, bel pubblico variopinto e coinvolto: non riuscivamo a stare fermi, si ballava, cantava, inneggiava. Ovviamente anch’io non mi sono fatta pregare e per gran parte della serata ho ballato al ritmo di ballate rock balcaniche, musiche zigane e ritmi del mondo.

Se Goran Bregović e la sua Wedding & Funeral Band dovessero passare dalle vostre parti andate a vederli, ve lo consiglio caldamente!

Aggiungo – a grande richiesta: il Quizzone del trombone!

Goran Bregovic 009

Chi è il personaggio qui sopra?

a) L’agente del KGB incaricato di pedinarmi vita natural durante

b) Il mio idraulico Gino impegnato a sturare il tubo

c) Una tromba della Wedding & Funeral Band

d) …(si accettano suggerimenti a riguardo)

L’angolo della posta del cu-cu-cuore

luglio 18, 2009

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L’amore passa

Scusami,

ho usato la nostra canzone

per una nuova

relazione

(Stefano Benni)

Ricevo e pubblico:

Cara Mangrovie (anche se cara non è il termine appropriato per esprimere quel sentimento che ultimamente provo nei tuoi confronti!),

ti scrivo perché mi sembra l’unico modo per raggiungerti, visto che nell’ultimo periodo mi hai praticamente murata viva, seppellita, per non dire annullata. Talvolta ho tentato di farmi viva, di farti sentire che anch’io ci sono, che pur essendo una piccola particella di un sistema molto più vasto e complesso esisto sempre e comunque!

Non negare, Mangrovie! Stai cercando di farmi fuori!

Altrimenti non si spiegherebbe perché i miei tentativi di uscire allo scoperto, di “far prendere aria alle mutande” come mi piace dire, siano da te stati ignorati spudoratamente e ostinatamente. Quei formicolii alla pancia che ogni tanto provavi non erano movimenti intestinali come da te superficialmente catalogati ma ero io che dall’interno – dove risiedo – ti solleticavo per dirti dai, tirami fuori, portami a fare un giro, fammi vivere! Invece tu, niente!

Da qualche mese a questa parte stai facendo (e conseguentemente mi stai facendo fare) una vita grama, noiosa, per dirla con le mie parole – semplici ma efficaci – di merda: a letto presto, mai un goccio di alcol, niente musica a tutto volume, niente canti stonati a squarciagola, non spari nemmeno più quel sacco di cazzate che eri solita sparare! Per non parlare poi di quella cosa li, dai, so sai di cosa sto parlando: ormai le uniche volte che sento i battiti del tuo cuore accelerare, la tua pelle sudare, il tuo respiro farsi affannoso è quando alle 6 di mattina mi fai correre  come una pazza per le vie della città! E tu lo sai quanto odio svegliarmi presto, vero!!

Hai pure deluso le mie aspettative che avevo riposto nelle vacanze: non mi hai fatto vedere il mare nemmeno una volta! Per non parlare dei tramonti, dei falò in riva al mare, di un buon Mojito sorseggiato guardando il frangersi delle onde sulla spiaggia, quando il sole sta per tramontare e fa brillare il mare. Niente! Solo alzataccie mattutine per fare jogging (e – scusami la perfidia – sei pure riuscita ad ingrassare 2 chili! Ben ti sta!)  e la sera a letto presto. Nemmeno le generose spalmate di “Love Cream” alle quali ti costringevo con la forza del mio pensiero son servite!

Che palle, Mangrovie!

Di questo passo giuro che me ne vado! Ti pianto in asso, te e la tua vita da suora! E poi non rimpiangermi, non implorarmi di tornare da te. Eh no, cara la mia Mangrovie: se non fai qualcosa subito me ne vado ad Ibiza. Ho già pronto il perizoma leopardato…

Con (poco, eh!) affetto,

Svetlana

14 luglio 2009 – Sciopero dei blogger

luglio 14, 2009

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Sega selvaggia colpisce ancora

luglio 13, 2009
Dove prima c'era il verde

Dove prima c'era il verde

Post censurato per mancanza di ironia nonchè autocritica (non bastava Alfano?)

Poi rimesso al suo posto su richiesta dei gentili utenti – pur modificandolo in un punto e più precisamente dove – ammetto – ho sbagliato nominando la ditta in questione – e per questo pas faux mi scuso con il diretto interessato.

Per il resto l’ho lasciato come era, e rileggendolo ho avuto la conferma che non ho dato del “segaiolo” a nessuno –  il termine era stato usato all’interno di una domanda, se usandolo qualcuno si è sentito colpito personalmente è sicuramente stato un malinteso.

Sega selvaggia colpisce ancora

Un po’ come Macchia Nera che – appena Topolino si rilassava un attimo e magari si distraeva caricando valigia ed ombrellone sulla sua piccola utilitaria per godersi le ferie in compagnia della sua amata ma mai posseduta Topolina – zack! ne combinava una delle sue, ecco tornare all’attacco il Macchia Nera de noialtri, sega selvaggia, per intenderci.

Dopo aver atteso l’annuale periodo dello shopping natalizio che notoriamente impegna e distrae il popolo per segare (anzi, ordinare di segare, magari lo avesse fatto lui, sega alla mano!) piante (cedri libanesi, per intenderci) grandi, altissime, vecchie, belle, verdi, utili ecc. le quali, a causa delle nevicate potevano mettere in pericolo noi cittadini ignari ai quali poteva cadere in testa un ramo da un momento all’altro, ecco l’ennesima furbata à la Macchia Nera oppure schwarzes Fleckele per essere bilinguamente corretti.

En attendant le meritate ferie estive dei suoi protetti, appena l’ultimo degli eventuali contestatori ha imboccato l’A22 in direzione lidi estivi, ecco che sega selvaggia, con un ghigno perfido e sadico ha dato l’ordine perentorio: “Los! Segare! Radere al suolo tutto ciò che di verde e verticale deturpa la skyline cittadina e magari disturba la vista dei passeggeri Airalps in arrivo su Bolzano-Bozen!”. (Questa volta la zona da radere al suolo si trovava a Bolzano sud, più precisamente in zona maneggio-aeroporto; areale che da circa un anno è passato al Comune di Bolzano).

Inutile dire che i diligenti (ops, come si definisce colui che sega? Segatore? Segaiolo?) bè, chiamiamoli “giardinieri” della ditta incaricata – saltano su come molle e sega alla mano ci danno dentro come degli assatanati e segano, tagliano, sminuzzano ed infine impilano pioppi, salici, abeti e tutto ciò che capita loro a tiro, pardon – sega.

Sega selvaggiai intanto si strofina le mani beato: come Nerone anche lui avrà lasciato un segno del suo passaggio per la nostra Lokalpolitik, anche lui sarà ricordato per aver finalmente fatto qualcosa per i suoi (sic! pentiti) elettori.

Questo il tema, che con diligenza scolare ho strutturato in inizio e svolgimento. Prima di arrivare alla fine vorrei inserire una piccola analisi dei fatti. Visto che mi è stato rinfacciato di bistrattare un po’ il Gigiotto vorrei approfondire un po’ determinati suoi comportamenti, entrare un po’ nella mente di colui che ama segare e spianare per capire un po’ di più di questa personalità non facile da analizzare.

Iniziamo il viaggio alla scoperta di sega selvaggia con la tecnica più amata dagli psicologi-psichiatri-analisti-guru spirituali: il trauma infantile. Mentre io sono qui a sproloquiare sulla perfidia di chi se la prende con gli indifesi alberi magari compio a mia volta una cattiveria non prendendo in considerazione la possibilità che da bambino abbia subito un trauma legato ad un albero: nel vero senso della parola intendo dire che magari il padre – stufo di sentirlo sparare cazzate e di vederlo tagliuzzare con sorriso beffardo le verdure nell’orto – lo legava ad un albero e patapam giù legnate.

Oppure per dirla come Freud nella fase fallica del suo sviluppo psicosessuale ha subito un trauma (sempre secondo l’amico Freud questo trauma è tipico del bambino scoperto e sgridato mentre si trastulla il pistolino) ed ora è condannato a distruggere tutto ciò che di forma fallica si trova dinanzi.

Oppure come più volte ho supposto soffre di un qualche complesso di inferiorità legato alla sua poca influenza politica ed alle scelte politiche spesso scellerate e perciò si sfoga prendendosela con i più deboli di lui (difficili da trovare tra gli umani e perciò scelti tra i vegetali).

Oppure più semplicemente  soffre di una rara forma di allergia verso pioppi, cedri, abeti, pini, salici, tigli, edera ed erica e perciò è l’infiammata mucosa nasale a costringerlo a mettere mano alla sega (mi scuso per l’ambiguità della frase).

Oppure voleva solamente liberare la vista dei bolzanini sul nuovo inceneritore che nascerà a sud della nuova zona desertica da lui creata.

Oppure, oppure, oppure…

Finale del tema:

mentre mi trovavo immersa nei verdi boschi sudtirolesi a godermi l’effetto benefico che la natura ha sul corpo e la mente, sono stati rasi al suolo una quarantina di alberi vecchi e sani, visibili da tutte le pendici che contornano questa valle di lacrime ed importanti non solo per gli effetti appena menzionati ma anche per la qualità dell’aria che respiriamo. Per un attimo mi è mancata l’aria…

Squalo? Squello!!

luglio 2, 2009
"Sharky" infusore per bustine da tè dell'argentino Pablo Matteoda - Lo voglio!

"Sharky" di Pablo Matteoda - Lo voglio!

Tutta colpa de “Lo squalo”,  non uno in pinne e lische, ma del film.

Da quel maledetto lontano giorno di tanti anni fa, quando una sera in compagnia di amici vidi il film (per poi tornare a casa terrorizzata e spaventata da ogni ombra, come se gli squali saltassero fuori da dietro gli alberi come un bau) non riesco più a godermi i piaceri del mare. Sempre tesa ed in attesa di veder comparire e girare intorno a me – ignara natante – la famigerata e temuta pinna.

Ansia che non mi prende solo a largo, ma da qualche tempo anche a riva, dopo aver assistito a qualche documentario tipo National geographic in cui uno squalo bianco dopo un inseguimento al cardiopalma, riusciva ad afferare una foca che ormai era arrivata a riva e con ciò a due “passi” dalla salvezza. Gnam! In un boccone! Sparita foca e prove, lo squalo se ne è beatamente tornato a largo, meno umano di altri predatori, visto che al contrario del coccodrillo lui non versa nemmeno una lacrima per piangere le sue vittime.

E’che come la foca che per fame o per incoscienza oppure alla ricerca di qualche brivido si allontana dal branco per immergersi nelle spumose acque oceaniche, anch’io, un po’ focosa, adoro nuotare nel mare aperto. Equipaggiata di costume ed occhialini, anche quest’anno ho voluto fare qualcosa per il fisico (nuotare è uno dei migliori e completi esercizi fisici) e per la psiche (silenzio, sentire solo quel leggero e misterioso ma onnipresente fischio che si ode solo sott’acqua in mare) e mi sono immersa nel bellissimo mare pugliese.

Acqua limpida, temperatura perfetta.

Via, si parte. Rana, stile libero, quando le membra sono dolenti mettiamoci anche un po’ di dorso, và.  Quando anche quello risulta troppo faticoso apro le braccia e mi lascio trasportare dalle onde. La spiaggia è lontana, gli ombrelloni sono solo dei puntini, nessun motoscafo che rompe il silenzio. Con le orecchie immerse in acqua ascolto quel fischio di cui parlavo prima.

Chissà che sarà? I cetacei comunicano ad ultrasuoni, mi risulta, però di cetacei qui non ce ne sono, mi pare. Cetacei no, ma squali, forse…(qui parte il dialogo interiore)

Ma và, dai, qui, in Puglia?

Czz, prima di partire non ho fatto la mia solita ricerca su internet sulle statistiche degli attacchi da parte di squali negli ultimi anni nella zona… (ricerca che negli anni precedenti mi ha fatto scoprire che perfino a Jesolo, sorridente luogo di villeggiatura per famigliole c’erano stati attacchi da parte di squali).

E poi, messa così, a mò di foca, qualunque squalo,  anche il più sveglio, mi prenderebbe per un’appetitosa focona.

Ma no, dai, cosa ci fa uno squalo proprio qui intorno a me? Gli squali si avvicinano quasi esclusivamente solo attratti dall’odore di sangue, che sentono a chilometri di distanza.

Ops!

Ovviamente a questo punto il meritato relax era terminato, ho iniziato a nuotare come Pippo quando si trova dinanzi alla temuta pinna, le braccia rotavano come pale, le gambe battevano all’impazzata, ormai ero rassegnata. Attendevo la sensazione dei denti che si chiudevano intorno alla gamba, quella sana, senza acciacchi, ovviamente.

Intanto conducevo un dialogo immaginario con l’eventuale predatore, cercando di convincerlo che si, ero sicuramente un boccone morbido e abbondante, ma che essendo vegetariana ero povera di sostanze nutritive quali proteine, costituita da soli, inutili e dannosi grassi insomma.

Nuotavo, anzi volavo sull’acqua, talmente presa dai miei pensieri nefasti che mi sono accorta che ero salva solo al momento in cui con le braccia ho strisciato la sabbia sotto di me e mi son accorta di essere a riva, salva insomma.

Subito dopo mi son accorta di essere finita in mezzo al gruppetto di anziane signore impegnate nella sessione mattutina di Acquagym, che hanno guardato incuriosite l’affannata intrusa.

Scusate”, puff, puff, “non volevo perdermi la lezione”, puff puff. E così mi sono ritrovata – mio malgrado – coinvolta nella lezione, a flettermi, distendermi, allungarmi ma soprattutto saltellare di gioia per essera ancora viva ed integra.