Archive for settembre 2009

Escursus cul-in-ario

settembre 13, 2009

Premessa 1: questo post nasce in seguito al post di Bakunin nel quale ci espone la torta principesca creata per la figlia che compiva gli anni. Siccome anch’io sono vittima di deliri reali di infante che ancora credono al principe azzurro (io non mi stanco di ripetere loro che di rospi ne ho baciati molti ma nessuno di loro si è mai trasformato in principe), e casualmente il compleanno di mia figlia cadeva ieri, ho pensato di postare la mia creazione super-kitsch ma super-applaudita dalla banda delle piccole nanette, ops principesse.

Premessa 2: tempo fa, approfittando della conoscenza di una signora che fa l’intrecciatrice di giunchi con i quali fa bellissimi cesti, organizzai un corso per imparare ad intrecciare cesti. Mandai un giro di mail per chiedere chi volesse partecipare. Ci fu chi si iscrisse ma furono ben più numerose le risposte sul genere:

“Ci penserò appena finisco il master in uncinetto!” (L.)

“Sono impegnata a sfornare biscotti con suor Germana, appena spengo il forno arrivo!” (B.)

e

“Cazzo ti è successo, Svetlana? (P.)

L’autrice dell’ultimo aforisma si è subito precipitata da me, strumenti di esorcismo alla mano, ed a suon di bevute di Mojito ha tentato di fare uscire Berta (la casalinga-puritan-bricolagista) dal mio corpo.

Quella volta ci è riuscita, per un po’ Berta, grazie alla quantità di Rhum ingerito se n’è stata tranquilla,  ma alcuni giorni l’anno, in occasioni particolari, Berta riemerge dallo stato soporoso, spintona Svetlana che appena la vede è preda ad un orticaria nefasta e mi fa fare cose tipo quelle di seguito:

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Siccome ad ogni festa di compleanno che si rispetti ogno bambino si porta dietro una madre-sempre-a-dieta-ma-sempre-affamata-ben-disposta-ad-assaggiare-un-pezzettino-di-quella-deliziosa-torta di solito di torte ne faccio due, anche perchè c’è sempre qualche allergico-intollerante-irritante e perciò è doveroso postare anche la foto della torta numero due, quella tipo Sacher ma in veste più infantile:

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Ora per compensare tanta arte culinario-creativa e relativa pazienza da parte di Svetlana che ha sopportato tutto questo impastare, frullare, decorare con siberiana pazienza mi regalerò una serata principesca tutta per me…senza scarpetta di cristallo e rientro forzato a mezzanotte.

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Ciao Olmo!

settembre 9, 2009

foglia

Visto che sono diventata perno intorno a cui girano arbusti minacciati e seghe affamate ricevo e pubblico la lettera d’addio di Olmo (sigh!).

Gentili cittadini di Bolzano,

visto il gran parlare intorno alla mia figura, pardon, al mio tronco, vorrei prendere la parola per porre fine alla diatriba “istituzioni paranoiche versus cittadini ambientalisti” e spargere un velo di pietà oppure come diciamo noi vegetali “uno strato di foglie” sulla questione: tagliare o non tagliare gli olmi di via Cagliari?

Vista la ingloriosa fine dei miei simili-non consanguinei di via Cadorna, piazza Vittoria, ponte Roma, maneggio ecc. metto in avanti i miei rami ed in pace i vostri cuori rivelandovi che tanto – molto tempo prima della discutibile decisione di porre fine alla mia decennale esistenza con l’ausilio di una sega – avevo già deciso “io di mio” di farla finita!

Basta con questa vita grama fatta di imbarazzanti pisciate di cane sui piedi, di iniezioni di sostanze sconosciute ma talmente irritanti che per ammazzare cimici quasi quasi mi stroncavano pure me, di aria malsana ed inquinata, di continui urti altezza stinchi dovuti ad automobilisti incapaci o distratti, di venire additato come probabile serial killer di ignari passanti perché ho dei rami che in determinate situazioni quali vento o neve e dopo insufficiente manutenzione potrebbero spezzarsi, di parolacce rivoltami da passanti distratti che inciampavano sulle irregolarità del terreno che le mie radici in cerca d’acqua provocavano e che chi di dovere non risanava.

La lista delle avversità che mi hanno portato alla non semplice decisione di farla finita sarebbe ancora lunga. Pur avendo una scorza dura il mio cuore legnoso è assai sensibile e la stoccata finale è giunta dalle istituzioni cittadine che dopo anni in cui ho assolto con dovizia il nobile compito affidatomi e cioè purificare l’aria attraverso la fotosintesi clorofilliana, donare ombra ad anime surriscaldate, rallegrare i cuori con il mio verde brillante nonché essere nido protettivo per varie specie animali ha deciso che ero diventato inutile se non pericoloso e perciò dovevo cadere vittima della loro volontà.

Ma come ogni animo nobile che si rispetti anch’io non perirò per via di decisioni bistrattate e discutibili ma uscirò di scena a modo mio, a chioma alta e senza piegarmi ad una segatura forzata.

Addio crudele mondo,

Olmo

Questione di cellule

settembre 7, 2009

celluleProbabilmente mio Papa’
insieme a mia mamma chi lo sa
desideravano non me
ma un altro bambino

(Lucio Battisti)

Chi di voi ha figli mi capirà. Ma ancora meglio chi non ne ha ed è perciò ancora invischiato ed inglobato nei mènage con la famiglia di origine e conseguenti rapporti districati con i genitori. Rapporti che portano a pensieri che di solito si concludono con un sollevato:

“Tanto io non diventerò mai così!”

Illusi!

Bugiardi!

Palle! Son tutte palle!

Ad un certo punto della vita vi accorgerete che tutto ciò che avete sempre rinnegato, odiato, criticato, osteggiato, combattuto non può essere cancellato perché è

intrinseco,

cellulare,

in tre lettere:

è DNA!

Tristemente me ne sto rendendo conto ora, a conti e figli fatti, quando mi sorprendo a dire frasi già udite e memorizzate nei meandri del mio cervello (probabilmente vicino alla puntata finale di Candy Candy, alla sigla di Hazard – “Questa è la ballata di Bo e Luke, due ragazzi in gamba con una marcia in più, corre l’auto corre e sfreccia a tutto gas, la città non dorme mai con Bo e Luke, Bo e Luke...” – ed altre nozioni inutili ma ingombranti) e subito dopo pensare:

”Ehi, ma come? E’esattamente la stessa cosa che mi ripeteva mia madre/mio padre e-che-odiavo-tanto-sentire-e-che-ovviamente-poi-non-seguivo-mai-anzi-facevo-l’-opposto-contrario!”

Due esempi per citarne due: mio padre, tradizionalista e perbenista in superficie (anni dopo scoprii che colui che in teoria mi avrebbe volentieri dannato ad una giovinezza pura e casta era in verità un grandissimo donnaiolo non solo in teoria ma molto più intensamente in pratica) da quando mi ricordo aveva due paletti per definire quale sarebbe stato un partito sufficientemente buono per la tutelata e (secondo lui) innocente pargola:

“Basta che non g’ha i cavei longhi e che non sia terrùn!” (da leggere in dialetto laivezot!)

Ora, dal primo amore all’attuale compagno la quasi totalità dei miei partners veri e sognati aveva una folta e lunga chioma e gran parte di loro aveva origini non proprio nordiche…

“Varda che se te becco con na cicca (dicasi: sigaretta) in bocca te bastono…!” (bastòno da leggersi con l’accento sulla prima o!).

Per anni ho fumato come una turca, sigarette di tutte le marche, dalle light alle “gewuzeltn” (quelle arrotolate da se) fino ad arrivare a quelle “che fanno ridere”…ho smesso non appena ho capito che tanto non mi avrebbe più potuto bastonare perché

  1. avevo raggiunto maggiore età e soprattutto notevole stazza e
  2. perché ormai lontana da lui fisicamente ma soprattutto emozionalmente parlando
  3. andavo a finanziare l’armamento in Afghanistan e ciò strategicamente parlando avrebbe fatto a botte con la mia indole pacifista.

Ecco, per chi ne avesse ancora avuto bisogno questi due sono esempi lampanti per comprendere che la generazione successiva per natura si ribella a quella precedente fino a quando si accorge che malgrado tutti gli sforzi assomiglia parecchio al genitore contrastato e allora ecco che scatta la crisi esistenziale.

Io che pensavo che tra famiglia, lavoro, vita in generale nonché  impegni in vari campi non avrei più avuto tempo per pensare a questi – da me ormai creduti passati – conflitti adolescenzial-puberi l’altro giorno sono stata ri-capultata nell’incubo generazionale: quando ho notato – non senza un certo brivido di orrore – che la mia primogenita scende e sale dalla bicicletta come me, e cioè nel modo sbagliato, dicasi dalla parte destra e perciò non dove c’è il cavalletto ma dalla parte opposta e che perciò come me non riesce a parcheggiare la bici e fare scendere il cavalletto senza l’ausilio della mano.

E da quel giorno ogni qualvolta scendo dalla bicicletta mi sforzo di farlo dalla parte giusta, quella sinistra, insomma. Non perché non voglia assomigliare a mia figlia ma perché lei un giorno non abbia da detestare il fatto che in fondo mi assomiglia…

Cuore di legno vs. testa di gomma

settembre 3, 2009

imagesPremessa: A volte (raramente!) riesco anche a scrivere pezzi seri con il solo scopo di voler essere informativi, come il seguente che ho scritto per il sito di Ambiente e Salute.

Il mio vicino di casa è robusto.

E’ un ippocastano di Corso Re Umberto.

Ha la mia età, ma non la dimostra.

Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,

in aprile, di spingere gemme e fogle.

Fiori fragili a maggio,

a settembre ricci dalle spine innocue

con dentro lucide castagne tanniche.

E’ un impostore, ma ingenuo: vuol farsi credere

emulo del suo bravo fratello di montagna

signore di frutti dolci e di funghi preziosi.

Non vive bene. Gli calpestano le radici

i tram numero otto e diciannove,

ogni cinque minuti, ne rimane intronato.

E cresce storto, come se volesse andarsene.

Anno per anno succhia lenti veleni

dal sottosuolo saturo di metano

E’ abbeverato d’orina di cani.

Le rughe del suo sughero sono intasate

dalla polvere settica dei viali.

Sotto la scorza pendono crisalidi

morte che non diverranno mai farfalle.

Eppure nel suo torbido cuore di legno

sente e gode il tornare delle stagioni.

( Cuore di legno – Primo Levi )

Senza andare a scomodare l’effetto serra, il buco dell’ozono o i processi di desertificazione della foresta amazzonica, senza neppure invocare la pur giusta quanto dovuta manutenzione e cura del verde pubblico, non fosse altro per i tributi versati dal contribuente allo Stato anche per l’adempimento di questo servizio, pur vero è che a Bolzano di alberi – alberi veri, grandi, secolari e non timidi fustelli rachitici – se ne vedono sempre meno…ultima notizia il previsto taglio degli olmi di via Cagliari.

Certo, la loro sopravvivenza – legata a smog, cemento, potature e parcheggi selvaggi – è cosa assai ardua, spesso vengono visti solo come elementi di disturbo perché occupano spazio prezioso per le auto, sono colpevoli della caduta di polline, foglie – raramente rami – nonché habitat di varie specie animali che a loro volta possono creare disagi: insetti, volatili ecc.

Ultimo esempio il previsto taglio degli olmi di via Cagliari. Olmi portatori di cimici che vanno ovviamente a disturbare gli abitanti della zona i quali hanno più volte sollecitato l’eliminazione dei verdi fusti.

Purtroppo dimentichiamo un’importante caratteristica degli alberi: l’albero come fonte di vita.

Gli alberi sono i maggiori produttori di ossigeno e riducono l’inquinamento atmosferico. Sono proprio gli alberi infatti a trasformare l’anidride carbonica in ossigeno attraverso il processo della fotosintesi. Possono quindi ripulire l’atmosfera inquinata dai gas di scarico delle automobili, dalle emissioni delle industrie, dagli inquinanti di riscaldamento. Ecco alcuni esempi:
.Un faggio di 100 anni, assorbe nel corso di un’ora 2,5 Kg di CO2 contenuti in 4.800 mc di aria e libera 1,7 Kg di ossigeno nell’aria, coprendo i bisogni di ossigeno di 10 persone. Durante questo processo viene traspirata una notevole quantità di acqua migliorando così il microclima. La sua funzione è paragonabile al funzionamento ininterrotto di 5 condizionatori d’aria per 20 ore. Nel corso della sua vita questo albero “pulisce” un volume d’aria pari a quello di 80.000 case.
Un solo albero assorbe quasi 10 Kg di anidride carbonica all’anno. Ogni automobile raddoppia invece la quantità di anidride carbonica in un volume d’aria di quasi 4.000 mtq ogni volta che brucia un solo litro di benzina.
. Un faggio alto 25 metri e con una chioma di 15 metri “mangia” ogni ora 2.350 gr. di anidride carbonica e produce 1.700 gr. di ossigeno.

. Una superficie arborea di 1.000 mtq produce in un anno circa una tonnellata di ossigeno.
. La morte di un albero di 70 anni comporta la restituzione di oltre tre tonnellate di carbonio nell’atmosfera.
Appare quindi evidente che dobbiamo aver cura degli alberi, se non per amore verso il mondo vegetale, almeno per amore verso noi stessi dal momento che senza di essi non potremmo e non potremo vivere. Infatti senza ossigeno il genere umano ed animale non potrebbe più vivere. Per contro invece, gli alberi possono (potrebbero!) benissimo vivere senza di noi.

Gli alberi, in condizioni ambientali ottimali, vivono centinaia di anni.

Quando queste condizioni vengono meno (inquinamento atmosferico, errate potature *, lavori che interessano la sede stradale e vanno ad intaccare le radici primarie, ecc.), gli alberi si ammalano e muoiono prematuramente.

*Ogni taglio è una ferita e più la circonferenza del ramo tagliato è grande, più la ferita stenta a rimarginare e più tempo è lasciato ai parassiti per penetrare all’interno del corpo della pianta. Molto meglio sarebbe potare più frequentemente ma meno drasticamente.E’ opportuno, inoltre, ricordare che la cura ordinaria del verde – che dovrebbe prevedere delle potature “intelligenti” – costa molto meno degli interventi straordinari che sono poi necessari quando la pianta, malata, deve essere abbattuta.
Purtroppo anche gli alberi di via Cagliari subiranno lo stesso destino di quelli di viale Druso, piazza Vittoria, via Cadorna ecc.:  di loro resterà soltanto un macabro ricordo lungo il marciapiede: monconi di tronco che sporgono dall’asfalto infuocato!

Ora ditemi: meglio la Mangrovie fanta-scientifica o quella pseudo-trash? (Notate la finezza: mai usato il termine SEGA! Ops…)