Archive for novembre 2009

Post breve…ma profondo

novembre 25, 2009

…per raccontarvi un minuscolo (qui ci vorrebbe pure l’aggettivo triste visto l’andazzo che prenderà la situazione…) episodio della mia vita.

Vado al consultorio perché è ora di una piccola revisione dell’apparato riproduttivo. Non scandalizzatevi, al contrario di voi maschi noi donne ogni tanto ci sottoponiamo a questi approfondimenti.

Allora, la signora gentilissima e pure molto simpatica mi sottopone alle solite domande per aprire una cartella  clinica: nome, cognome, data di nascita nonché alcune domande sul mio iter sessuale e sul mio sviluppo psico-fisico-sessuale in generale. Con una nonchalance che mi ha lasciata di stucco – dovessi porre io le stesse domande ad una sconosciuta come minimo balbetterei rossa di imbarazzo…

Arrivano le due domande fatidiche che non mi lasciano tuttora pace:

“I suoi rapporti sessuali sono regolari?”

“Bè, bò, oddio…dipende…qual è la regola?”

“Non c’è una regola, diciamo che si va da una volta al mese a 5-6 volte la settimana”

“Eh…magari…”

“Ho capito, mettiamo regolari, và!”

Appena mi ero ripresa da tali rivelazioni (ma chi saranno queste fortunate…mumble, mumble!) arriva il secondo affondo:

“Lei si reputa soddisfatta della sua vita sessuale?”

“Mah, oddio, boh? Certo, insomma, ovviamente…ho i miei sogni…ma va bene, credo di si, boh?”

“Metto la crocetta sul SI?”

“Ma la mette spesso questa crocetta sul SI?”

“Quasi mai…”

Meditate, uomini, meditate!

Flora & Fauno

novembre 22, 2009

“Il film è ambientato in Spagna nel 1944 come appare fin dalle prime immagini. Francisco Franco ha vinto la guerra civile e rimangono pochi ribelli da sconfiggere nei boschi.”

(Il labirinto del fauno di Guillermo del Torotesto da Wikipedia)


Crollata la convinzione che essere etici ed ambientalisti sia un’invenzione moderna (vedi post precedente) ecco un ulteriore mito da sfatare: flora e fauna non sempre vanno a braccetto, anzi, qui da noi fanno proprio a pugni. La flora locale viene sistematicamente ed ottusamente distrutta dalla fauna autoctona, fauno comunale in primis.

Gli ultimi a lasciarci le penne, pardon i rami, sono stati gli olmi di via Cagliari. Olmi dei quali ho già parlato tempo fa e che ora, più precisamente sabato, 21.11.2009, sono caduti vittima della solita sega selvaggia.

Vi allego le foto dello scempio e del necrologio apparso sull’area del misfatto.

Gli olmi (ormai ex-) di via Cagliari

Altro olmo caduto

Il necrologio apparso sugli alberi tagliati

Attoniti e sgomenti i cittadini di Bolzano, ad esecuzione avvenuta,
danno il triste annuncio della prematura scomparsa del caro

OLMO

(sentinella del verde)

Tristemente strappato alla vita terrena, caduto vittima della sega comunale nel bel mezzo della sua vita a causa dell’insensibilità delle autorità competenti, che hanno ignorato le numerose e ripetute

proteste presentate per salvare un patrimonio di verde comune a tutti i cittadini.

Si ringraziano il sindaco e tutti gli assessori comunali che non hanno voluto considerare gli olmi esemplari di pianta cospicua ed utile posta in un contesto di verde da tutelare.

Il tuo ossigeno ci mancherà!

Non fiori ma opere di bene per il verde di Bolzano.

Una nonna ad impatto 0

novembre 17, 2009

Inutile tirarsela tanto perché facciamo parte di quella piccola fetta di popolazione che vive nel rispetto dell’ambiente, in modo sostenibile, riducendo, riciclando, pedalando.

Crediamo che seguendo uno stile di vita sostenibile abbiamo inventato qualcosa di innovativo che ci permetterà di tardare questo famigerato collasso che la terra – a causa dell’inquinamento –

dovrebbe subire negli anni a venire.

Non prendetevela se vi dico che non siamo affatto avanti, siamo piuttosto indietro!

Indietro, perché mia nonna, la mia rimpianta Oma, classe 1901, era più avanti di noi cittadini eco-sostenibili del 2009-quasi-2010!

Mia nonna viveva seguendo alcune regole semplici e precise, alcune riguardavano la rettitudine, molte altre ciò che oggi si chiamerebbe “stile di vita”.

Guai a lasciare accesa la luce inutilmente! Si rischiavano lunghissimi rimproveri e brontolii a non finire. Lei era cresciuta in epoche buie, quando l’elettricità era ancora un lusso per pochi e ci si illuminava a lampade e candele. Durante le guerre (le aveva vissute entrambe!) per la propria incolumità era meglio starsene al buio, e poi c’erano parecchie cose che si potevano fare al buio – e non mi riferisco solo alla sua prolificità (11 figli) ma anche ad attività meno terrestri tipo pregare, pensare. Insomma, a casa mia non era certo Las Vegas, allora queste restrizioni mi davano parecchio fastidio, oggi penso a quanto fosse avanti mia nonna che anche in termini idrici non era da meno: l’acqua della pasta veniva raccolta nel lavabo per lavarci poi i piatti, prassi che oggi viene consigliata in tutte le riviste di cucina: a causa del contenuto di amido l’acqua della pasta ha un forte potere sgrassante!

In casa nostra poi, d’inverno non potevi certo stare in maniche corte. Ci si riscaldava a legna, e solo in cucina, il resto della casa era immerso nel freddo (oltre che buio!). I geloni a letto si combattevano con la boule d’acqua calda, le docce duravano il minimo indispensabile perché lo sbalzo termico all’uscita era veramente nefasto e il bussare contro il muro di mia nonna (“Hai finito finalmente?”) veramente fastidioso.

Non si buttava via nulla nemmeno in campo gastronomico: i resti di un pasto venivano riciclati, rimpastati, ne veniva cambiata la forma e pure il sapore e il pasto successivo te li ritrovavi nel piatto, spesso senza neppure rendertene conto. Da fare invidia ai più scafati degli chef!

La spesa poi era quella che oggi si chiama “di vicinato”: i negozi si trovavano tutti nella stessa via, fino all’ultimo ci andava a piedi, comperava prodotti prevalentemente locali (oggi si dice “a km 0”), infilava tutto nella sua borsona di tela, quando le rimaneva in tasca qualche lira saltava fuori una barretta Kinder per noi nipoti (quando andava di lusso pure una Girella che all’epoca si comprava in confezione singola).

I vestiti avevano più vite: passavano da mia sorella a me, una toppa e magari qualche punto strategico ed ecco che ti ritrovavi i pantaloni che fino al giorno prima indossava la sorella. Per dirvela tutta a scuola ero l’unica che negli anni ’80 portava ancora i jeans del decennio passato, a zampa per intenderci. Anche in questo campo oggi sarei stata avanti.

Quando le volevo dare un passaggio in auto lei ringraziava e se ne andava a piedi o in autobus – e non credo dipendesse dal mio stile di guida, per lei era più naturale che infilarsi in una scatola di latta per metterci più tempo di quanto ci metteva di solito.

Insomma, mia nonna avrei potuto mandarla tranquillamente in giro a tenere conferenze sugli stili di vita sostenibili – quel genere di conferenze che tengono illustri scienziati eruditi e ben pagati che in fondo copiano solo ciò che le nostre nonne facevano più di cent’anni fa.

E ringraziamo il cielo che allora non si parlava ancora di compostaggio: avrebbe messo in discussione sicuramente il  posto da lei già prenotato da tempo nel cimitero di Oltrisarco!

Insomma, il passaggio di mia nonna sulla terra ha lasciato un’impronta ecologica minima. Nei nostri cuori invece ha lasciato tracce indelebili.

Grazie, Oma!

Post post-referendum

novembre 4, 2009

 

alberto sordi

E dai! Volevate mica che Mangrovie accettava l’esito del referendum così, senza commento alcuno?

Sinceramente ci stavo quasi riuscendo, mi ero quasi decisa a pubblicare finalmente il post su Rocco, ovviamente un post hard, ma poi le odierne vicende mattutine mi hanno fatto cambiare idea in modo repentino.

E ora dico la mia!

Insomma, stamattina passavo nelle vicinanze di piazza Walter quando sento quella cantilena marziale che indica un movimento di truppa – suono che mi ha in qualche modo sempre inquietato ma che negli ultimi anni mi fa addirittura rabbrividire.

Insomma, sento una voce che impartisce ordini, un rumore di anfibi in marcia, odo partire la fanfara e subito dopo cantare:

Fratelli, d’Italia

L’Italia s’è desta..

Eeeeeeeeeeeeh????? L’Italia, cioè il popolo italico, cioè il cittadino italiano si è finalmente destato dal suo torpore?

Ora?

Ora che il referendum è sorpassato, bocciato proprio per colpa dell’italica astensione – dovuta, così dicono, alle parole del Landeshauptmann Durnwalder (azzeccattissimo il nomignolo “Rottweiler” affibbiatogli da Beppe Grillo durante il suo discorso la sera antecedente il referendum) che in un improvviso impeto di affetto nei loro confronti svelava loro che un’eventuale vincita del SI avrebbe messo in ginocchio la loro esistenza nonché identità?

Una grossa fetta dei cittadini di madrelingua italiana di questa provincia, coloro che per 364 giorni all’anno si lamentano che si sentono cittadini di serie B, stranieri in terra natale, svantaggiati, inascoltati, repressi, e chissà cos’altro – e tutto ciò grazie al partito di maggioranza nostrano, l’SVP appunto, che regna sovrana – il giorno prima del referendum ha miracolosamente creduto alle parole di colui che gli altri giorno dell’anno è colpevole di tutti i loro guai ed il giorno del referendum non si è presentata alle urne.

Per poi poter riprendere a piangere il giorno dopo, perché qui comandano i tedeschi, decidono loro, spendono i soldi di Roma come cavolo piace loro, bla bla bla.

Bè, cari italiani, vi parlo dalla mia terra di mezzo, come sapete sono un potpourri linguistico e perciò non mi si può accusare di razzismo quando dico:

Cazzi vostri, se proprio volevate destarvi avete perso il treno, continuate a dormire.

La democrazia resterà una parola che si, abbiamo sentito nominare ma no, non sappiamo applicarla.

Demo…che???