Archive for gennaio 2010

Pò-pò-porno

gennaio 12, 2010

In libreria, con il naso immerso in tomi e polvere, il mio sguardo cade su di un  libro fotografico dal titolo esplicito: “Porno per donne”

Aha!

Dubitavate?

Infatti a scopi puramente scientifici l’ho subito aperto e sottoposto a severo giudizio. Da una pagina patinata un giovane ed aitante ragazzo di colore vestito solo di uno slip che non lasciava dubbi sulla generosità di madre natura guarda me – proprio me! – e dal suo sguardo traspare tutto il suo desiderio, la sua immensurabile libido.  Già riesco ad immaginarmi la sua voce, profonda e resa roca dall’eccitazione, che mi sussurra:

“Ti lavo le finestre!”

Eeeeehhhhhhh? Devo aver capito male!

Giro pagina, un bellimbusto seminudo, biondo e glabro come una palla da biliardo mi fissa e mi promette che mi…spolvererà il soggiorno.

Il terzo mi vorrebbe pulire il bagno.

Nessuno avrebbe voluto abusare della mia buona fede e di tutto il resto.

Peccato!

Porno per donne? Questo?!

Il fotografo era ovviamente un uomo e ciò spiegava la visione distorta di ciò che noi donne dovremmo trovare eccitante. Mentre cercavo un perché a tale errata percezione, un pensiero mi ronzava in testa. Pensavo a ciò che differenzia l’educazione sentimental-sessuale  dell’uomo da quella della donna con relativi e successivi diversi punti di vista sull’argomento.

Mentre l’uomo alle soglie della prima pratica ha alle spalle anni ed anni di teoria (accompagnata da auto-pratica che però nulla ha a che vedere con la pratica sul campo), la donna, appena si accorge che solo perché lo sguardo non riesce ad arrivare sotto l’ombelico la vita non finisce li, ma anzi, si butta nella pratica – ed appunto – sul campo.

L’uomo invece, cresciuto a forza di merendine ed Edwige prima e di “pornazzi” bell’e buoni dopo,  ha invece un’idea completamente distorta della donna e dei rapporti sessuali in generis.

Ecco perché poi, davanti alla possibilità di mettere in pratica gli insegnamenti teorici, si trova spiazzato quando la donna, oltre a non portare abitualmente calze autoreggenti e perizoma leopardati , durante il sesso  non ulula, sbraita, urla, graffia, sbatte indenne e ripetutamente contro la testiera del letto.

Oppure magari osa incazzarsi se ti becca a letto con la sua migliore amica – invece di strapparsi i vestiti di dosso ed aggiungersi all’allegra combriccola.

Oppure per fare le pulizie non indossa un micro-completino da cameriera con tanto di cuffietta ma senza mutande.

Passato dal periodo onirico a quello reale, l’uomo dev’essere riassettato, deve per così dire imparare tutto da capo.

La donna invece, dopo anni di pratica spesso monogama, arriva al punto in cui avrebbe voglia di un diversivo, di qualche stimolo in più. Ecco che allora potrebbe intraprendere la stessa strada maschile ma all’incontrario e farsi una cultura di teoria pornografica. Ma giunta alla maturità mentale nonché sessuale di certo non si fa coinvolgere da film in cui superdotati inespressivi ed ossigenate siliconate copulano in posizioni improponibili ai più in tempi raggiungibili dai meno.

Fino a poco tempo fa la situazione insomma era tragica.

Ma googlando un po’ – a scopi puramente scientifici, si intende – ho scoperto una novità: film a luci rosse per donne. Prodotti da tale Erika Lust (il nome è ovviamente uno pseudonimo relazionato al lavoro che fa), la quale ha scovato e colmato una nicchia di mercato con film adatti a donne nei quali ha messo nero su bianco i sogni erotici femminili – vincendo anche diversi premi internazionali.

Non che la cosa mi interessi.

Ma se tra di voi c’è qualche donna che vorrebbe vedere cosa sognano le altre donne si potrebbe noleggiarne uno.

Se poi un’altra avesse un divano a riparo da curiose ed acute orecchie infantili ed un’altra ancora

avesse voglia di passare una serata diversa e divertente mi potrei prestare alla visione.

A scopi puramente scientifici ovviamente!

(dedicato a tutti i melanconici autodidatti)

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E daiè con stà befana!

gennaio 6, 2010

Il giorno del mio compleanno: qualche sms e qualche bacino frettoloso dai più attenti.

A Natale 1 sms e qualche stretta di mano ad alto rischio trasmissione suina.

A capodanno un sms di una vecchia amica data per perduta.

Non capisco perchè tutti si ricordano di me solo un giorno l’anno, più precisamente il 6 gennaio, dicasi l’Epifania, la festa della befana insomma!

Sms a valanghe, battutine a gò-gò, mail a non finire.

Grazie.

Vi ringrazio veramente per queste strane dimostrazioni d’affetto.

Per contraccambiare avrei potuto spremermi le già magre meningi. Ma poi ho pensato che non avrei potuto eguagliare il mio post dell’anno scorso che parlava proprio di noi befane.

Perciò sorbitevelo, subitevelo, sublimatevelo.

Oppure rileggetelo punto e basta.

La Befana vien di notte,

Con le calze tutte rotte,

col vestito e la sottana,

viva-viva la Befana!

Come ogni anno, in questi giorni mi preparo a ricevere gli auguri per la Befana:

né il compleanno, né il Natale, né l’inizio dell’anno vengo così festeggiata da amici e parenti “spassosi” come in questo giorno dell’anno. E penso che questo destino venga condiviso da parecchie esponenti del gentil sesso.

A torto il termine “Befana” indica un appellativo con un connotato negativo.

A torto, dico io!

E allora quest’anno voglio dirlo una volta per tutte e udibile ai più: ebbene si, vorrei essere una Befana! E che cavolo, smettiamola con questo nascondersi dietro scuse vane, questo non ammettere ciò che le più desiderano, anzi spasimano: vuoi mettere essere una Befana, vestire con una gonna informe e lunga che nasconde le zone problematiche, e chissene se rattoppata, spiegazzata e macchiata?

Vuoi mettere fregarsene del proprio aspetto, anzi di più: avere talmente tanta autostima da girare con un porro peloso sul naso senza complessi di inferiorità? E se non estirpiamo quello, figuriamoci dei peli sulle gambe o in altri punti strategici – fanculo le cerette, i rasoi, le creme depilatorie!

E i capelli? Grigi, senza se né ma, grigi non solo sulla ricrescita – ma dal bulbo alla punta!

Poi, se fossi una Befana, lavorerei un giorno all’anno: il 6 gennaio; questo giorno lo passerei a fare felici un sacco di bambini, poi ciao, chi si è visto si è visto, niente bambini intorno per i prossimi 364 giorni dell’anno. E poi poter finalmente distinguere bambino da bambino (e ammettere che no, non è affatto vero che sono tutti belli e buoni!): fargliela finalmente pagare ai figli rompiscatole del vicino, ai piccoli bulletti del parchetto, a tutti quelli che durante l’anno ci smerigliano allegramente i nervi: CARBONE à go-go for everybody!

Ragionando così mi avanzerebbero un sacco di dolciumi che potrei sbafarmi durante il lungo ozio che separa il giorno di lavoro venturo dal prossimo.

E poi volerei su una scopa, senza inquinare, sgasare, rumoreggiare, senza problemi di parcheggio, di palloncini da soffiare (si, perché le Befane bevono, eccome!), di pieni da fare, di bolli da pagare!

Sarei single – il che, dopo aver passato gran parte della vita in coppia, non sarebbe affatto male! Mi dite che la Befana sia la compagna di Babbo Natale? Bene, anche lui ha il suo bel daffare, perciò sarebbe una relazione intermittente ed a distanza (le migliori, col senno di poi…), con un uomo che secondo me ha delle doti nascoste ma non trascurabili:

se riesce a fare felici tutti quei bambini, figuriamoci una Befana!