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Con il senno di poi…

aprile 14, 2010

Ecco, la Mangrovie è tornata. Vabbè, magari l’assenza non si è notata ma sono stata assente per un po’.

Motivi politici.

Impegni seri.

Non le tre minchiate che vi racconto su questo blog ma temi ambientali veri, situazioni che ci riguardano da vicino e che necessitano di soluzioni immediate.

Robe da grandi, insomma.

Momenti in cui uno deve tirare fuori la parte migliore di se, il proprio know-how, la passione e l’impegno.

Momenti in cui devo sopprimere il mio lato erotic-gagliardo per essere invece la battagliera ambientalista-madre-di-famiglia-informata-della-questione ecc.

A corto di idee stavo pensando di mandarvi saluti e baci e di chiudere il blog ma motivi pratici quali: “E poi? Con chi altro e dove parlo di amore, ambiente, sesso, vita cittadina, coppia, politica, perversioni e quant’altro”? Al parchetto davanti a mamme allibite e shockate? Al lavoro dinanzi a colleghe abituate alla mia pacatezza? Durante le riunioni di ambientalisti tra un dibattito e l’altro?

No, posso farlo solo qui, a riparo da sguardi indignati ed inquisitori, da espressioni incredule e ammiccamenti vari.

Ipsi:

Questa settimana parlerò di

GNOCCA.

E di una scoperta rivoluzionaria: siamo tutte gnocche.

Pur non rendendocene conto noi e purtroppo…nemmeno chi ci guarda.

Non fraintendetemi, non illudetevi, chi mi conosce lo sa già: attualmente la Mangrovie non è gnocca. Perché pur non essendolo mai stata e pur non andando mai ad esserlo sono “gnocca  col senno di poi”.

Come tutte voi o le vostre compagne. E’che come con i comodini i quali si scoprono belli solo quando acquistano valore di antichità ed i formaggi che rivelano la loro vera anima solo dopo anni di stagionatura, anche la gnocca ha bisogno del suo tempo, della giusta maturazione per scoprirsi tale.

Vi spiego: ieri ho tirato fuori delle vecchie foto di un viaggio in Venezuela che feci a 24 anni. Paesaggi selvaggi, lande desolate, montagne innevate e…

”Mazza che gnocca” ho esclamato.

Il compagno – fedele al intrinseco richiamo maschile già descritto da Pavlov che osservando il proprio cane notò dei strani comportamenti poi riassunti in varie tesi –  si precipita a guardare e – con tono deluso – afferma:

“Ma sei tu!”

“Certo che sono io, ma guarda quanto ero gnocca allora!!”

In effetti, modestia a parte, non ero male.

Il brutto è che allora non me ne rendevo conto. Anzi! Averlo saputo, invece!

“Bè dai, non sei mica da buttare via” – cerca di tirarmi su il compagno.

Il brutto è che questo lo capirò appena tra qualche anno.

Vi rendete conto? Analizzando i precedenti ci saranno buone possibilità che tra 10 o 15 anni guarderemo le foto di oggi e penseremo quello che ho pensato vedendo me stessa in tempi passati: E cioè che non eravamo niente male.

Ipsi: siamo gnocche – magari incomprese e misconosciute – ma siamo gnocche.