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E via-andare!

luglio 14, 2010

Impressioni - Renon luglio 2010

Camminando su per il Renon, in mezzo ad una foresta incantata e circondata da animali accaldati (come me!) ho avuto la conferma di ciò che da tempo sospettavamo: dove pare non esserci traccia di  civiltà, gli americani sono già arrivati da mò (ed hanno pure già sbaraccato!) : pacchetti di Marlboro e lattine di Coca Cola abbandonate in mezzo al bosco!

Un momento, torniamo indietro, che ci fa la Mangrovie in mezzo ai boschi in una calda giornata di metà luglio poco prima di mezzogiorno con 37 ardenti gradi di calura?

Dovete sapere che la Mangrovie è un po’ il Forrest Gump de noiantri: ogni tot le prudono i polpacci, vibrano i legamenti, le fremono i talloni ed allora zaino in spalla, scarponi ai piedi si parte verso mete non troppo precise con una sola condizione: arrivare prima del buio, grazie (non mi capacito del fatto che ho paura del buio ma è così e perciò mi adeguo ad un ulteriore mia fobia).

Questa volta è toccato al Renon, ridente montagna che sovrasta l’ardente conca di Bolzano (che tra l’altro vista dall’alto è veramente brutta: grigia, coperta da una nebulosa a sua volta grigiastra). Dai 262 m.s.l.m. di Bolzano ai 1220 di Soprabolzano mi dividevano solo una lunga salita, niente di straordinario, non fosse che mi ero svegliata tardi e di conseguenza non sono partita proprio all’alba. Infatti non ho incontrato nessuno. Sola. A parte qualche scoiattolo e molte lucertole. Serpenti non so, di solito tengo lo sguardo rivolto verso l’alto, alla spasmodica ricerca dei segnali bianco-rossi che l’Alpenverein, forse perché occupati a spiegare al mondo intero ed a loro stessi il perché della loro scellerata scelta di sostituire i cartelli segnaletici bilingui con cartelli in sola lingua tedesca, sta parecchio trascurando visto che molte biforcazioni ne sono sprovviste oppure talmente sbiaditi che si fa fatica a scorgerli sul rosso della roccia porfidica sottostante. Un po’ per intuito, un po’ perché secondo la legge della fisica camminando in su si arriva in alto, sono riuscita a tenere il sentiero corretto, non ho incontrato lupi ne altri personaggi fiabeschi. In compenso parecchie postazioni per cacciatori il che mi ha riportato in mente un’altra delle mie fobie: la paura di fare la fine del cinghiale e cioè di incontrare un cacciatore particolarmente rimbambito che vedendo qualcosa di invertebrato muoversi tra i cespugli spari prima di ulteriori accertamenti. Per tale  motivo qualche anno fa, quando in occasione di una svendita presso un negozio di abbigliamento da montagna mi ricoprì a puntino con pantaloni alla zuava, maglietta, giacca non-sudo-non-mi-bagno-non-riuscirò-mai-più-a-ripiegarla-per-riporrla-nel-suo-taschino-tattico e gaia feci il mio defilé davanti alla famiglia, il compagno (saccente delle mie numerose fobie) disse: “Belle queste tonalità “natural” – secondo me ti mimetizzi proprio bene in mezzo alla natura…ed ai cinghiali!”. Ovviamente mi affrettai a cambiare tonalità ed uscì dal negozio con pantaloni rosa, maglietta pink e giacca rosso-Ferrari (ora più che una cinghiala sembro Miss Piggy …speriamo di non beccare un cacciato nostalgico del Muppets-Show!) – mise che indosso tuttora e che quel giorno grondava di sudore.

Il camminare sotto l’ardente sole di luglio ha però anche i suoi vantaggi: cespugli colmi di lamponi, distese di fragoline di bosco, panchine tutte vuote, niente salutare continuamente altri viandanti.

Insomma, quando tutti si affannano intorno al Catinaccio, si arrampicano sulle Dolomiti, osano dove nemmeno le aquile e si arrabbiano perché non trovano un posto a sedere nelle malghe strapiene l’andare controcorrente ha i suoi perché. Provare per credere!

Signato

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