Archive for novembre 2010

Il profumo della passione

novembre 24, 2010

…”Un tempo avevo amato molto il suo odore. Lei sapeva sempre di fresco: di appena lavato o di biancheria fresca di bucato o di sudore fresco o d’amore appena fatto. A volte usava del profumo, non so dire quale, e anche la fragranza di quel profumo era più fresca di ogni altra. Tra quegli odori freschi c’era un’altro odore, un odore pesante, oscuro, acre. Spesso io l’annusavo come un animale curioso, cominciavo dal collo e dalle spalle che sapevano di fresco, d’appena lavato, aspiravo tra i seni l’odore di sudore fresco che si mescolava nelle ascelle con l’altro odore, che poi trovavo allo stato quasi puro, pesante e oscuro, attorno alla vita e sul ventre e tra le gambe in una gradazione fruttata che mi eccitava, così fiutavo anche le sue gambe e i suoi piedi, le cosce, dove quell’odore pesante si perdeva, le conche dei ginocchi con ancora un leggero odore di sudore fresco, e i piedi che sapevano di sapone e di cuoioo di stanchezza…”

(Bernhard Schlink – A voce alta)

Probabilmente la più bella dichiarazione d’amore che abbia mai letto. Non aggiungo altro, ogni parola sarebbe superflua.

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Col bicchiere mezzo pieno

novembre 17, 2010

Da qualche giorno ho un bicchiere recante l’effige di un personaggio che ha giocato un ruolo molto importante nel mio sviluppo psicofisico, nella mia formazione intellettuale, nella ricerca del mio vero io. Nel mio diventare grande, insomma.

Barbabo.

Barbabo (in italiano si chiama Barbabarba me per me è e resterà sempre Barbabo visto che l’ho conosciuto che parlava tedesco) è un componente della famiglia dei Barbapapa. Quello nero e peloso, per intenderci.

Quello che lo guardi, poi osservi Barbamamma e Barbapapà, poi lo riguardi, studi attentamente i suoi fratelli, lo rimiri e poi ti chiedi:

“Cazzo c’entra questo con il resto della famiglia?”

In effetti la differenza è lampante: mentre tutti gli altri sono delle lisce pere dai colori pastello – le femminucce addirittura con il bitorzolo cerebrale contornato da corolle di fiori primaverili – lui è l’unico nero e peloso.

Peloso e nero, capite? In mezzo a tanta perfezione, a tanta armonia nelle forme e nei colori spunta lui, essere autoctono dall’indole artistica, dalle idee rivoluzionarie, quasi un leoncavallino nel perfetto mondo dei Barbapapa.

Barbabo non è solo esterioramente diverso. La sua diversità si manifesta pure nella sua indole, nel suo essere totalmente diverso dal resto dei suoi simili.

Barbabo se ne sta sempre un po’ in disparte e mentre tutta l’allegra famiglia dei Barbapapa si entusiasma per la nascita di un piccolo di Daubentonia madagascariensis la cui madre è stata naturalmente appena da loro salvata dalle sgrinfie di bracconieri senza cuore, lui guarda oltre – oltre i particolari, pronto a captare l’insieme delle cose, l’armonia dell’universo che lo circonda – sensazioni che non esita a trasferire subito su tela. Infatti lui è l’artista della famiglia colui che ad una vita dai colori tenui avrebbe preferito vivere contornato da colori violenti, come in un dipinto di Klimt, Kandinsky o Kahlo.

Standosene sempre un po’ in disparte rispetto al resto del gruppo, osservando le cose “da fuori” è in grado di dare un significato obiettivo alle cose, tralasciando convenievoli e non facendosi influenzare più di tanto dai sentimenti che lo legano agli altri (in fondo lui è un solitario, capace di amare ma altresì capace di vivere la propria vita in autonomia).

Barbabo non partecipa alle annose discussioni su quando la farfalla spiegherà le sue ali e di che colore saranno. Lui attende paziente e quando finalmente arriva il momento giusto lui ne coglie la magia, non cerca di catturarla per analizzarla ma la lascia andare, augurandole una vita di libertà.

Barbabo ha capito fin da subito di essere diverso dagli altri, di non riuscire mai ad inserirsi perfettamente nel contesto che lo circonda, che il suo sentirsi fuori luogo non sarebbe stata una sensazione transitoria ma uno stato continuo. Eppure Barbabo dopo l’iniziale naturale disorientamento è riuscito a farsene una ragione ed a vivere la sua vita di diverso con leggerezza, non lasciandosi inscatolare in nessun schema, fregandosene di stereotipi, clichè, prototipi ed esempi da seguire.

E Barbabo è felice così.

(A tutti i Barbabo del mondo)

Con le mani in pasta

novembre 5, 2010

(Finalmente un post serio)

Tra gli alimenti più importanti per l’alimentazione dell’uomo vi è sicuramente il pane. Farlo in casa è semplice ed il profumo che pervaderà la casa mentre cuoce in forno vi ripagherà della fatica (minima) della preparazione.

Per le dosi esatte degli ingredienti bisognerebbe fidarsi del proprio intuito, lasciarsi guidare dall’atavica esperienza della panificazione nonché dal piacere che sta nella preparazione.

Bastano farina, lievito, acqua, sale ed olio. Più si impasta meglio è, la lievitazione avviene in una ciotola coperta da un canovaccio pulito sistemata in un posto caldo. Quando l’impasto è ben lievitato dategli la forma che preferite e poi infornatelo a 220 gradi insieme ad una ciotola d’acqua che evaporando donerà la giusta umidità alla vostra pagnotta. Basterà battere sulla crosta del pane per capire quando è cotto.

Mangiatelo insieme a chi vi sta a cuore, credetemi, è un’esperienza unica e molto intima.

A tal proposito vi posto uno scritto (da chi e per chi non ci è dato saperlo) che ci confermano come il cibo e la passione vadano a braccetto.

 

 

E mentre impasto il pane

il profumo acre del lievito

mi sale nelle narici

e mi sovviene

l’odore del tuo sudore

che mi bagna il ventre.

Intanto le mani

affondano nel morbido impasto

e carezzandolo

il mio pensiero

vola a te

e allora mordo

assaggio

inghiotto

e mi gusto

la sensazione della calda carezza

che mi penetra.

Piccoli particolari

novembre 1, 2010

Nei giorni dei morti, delle streghe e dei spauracchi vari torna pure la Mangrovie, terrore di ogni letterato, professore di grammatica/ortografia/sintassi nonché dei ben pensati. Mangrovie la quale non era caduta vittima di un’improvviso ad improbabile ripensamento culturale che magari le avrebbe saggiamente suggerito di darsi alla pittura di paesaggi con l’acquarello o magari al crochet ma più semplicemente è dovuta soccombere (e tuttora soccombe) ad un lungo e snervante trasloco che l’ha portata a sconnettersi prima e riconnettersi poi – dopo mille difficoltà e due mesi di assenza cibernetica.

Insomma, la Mangrovie trasloca e decide che – visto che le ore passat davanti al pc le stanno rubando un sacco di tempo prezioso in cui avrebbe potuto o potrebbe fare cose molto più piacevoli e creative – nella nuova casa non installerà più nessun pc. Grandiosi – nonché nobili – intenti. Infatti! Talmente nobili da non far parte del bagaglio genetico di questa terrena donna che dopo due mesi in cui ha potuto assaporare il suo prezioso tempo libero ha avuto la conferma di ciò che forse intrinsecamente già sapeva: che di tutto questo prezioso tempo libero non sapeva cosa farsene.

Allora Mangrovie ha dato fondo alle sue finanze, ai suoi duramente guadagnati quattr….

Un momento, il compagno mi interrompe chiedendomi un po’ di sincerità riguardo a come ho reperito i fondi necessari all’acquisto del laptop il quale mi ha permesso di uscire dal mio piccolo mondo per riconnettermi con il grande world wide web.

Ammetto, non ho seguito i soliti onesti e corretti cannoni . D’altronde l’acquisto di una nuova casa non è il momento migliore per sperperare ulteriori quattrini in diavolerie tecnologiche ma ormai ero arrivata ai tipici sintomi di astinenza tecnologica quali tosse cavernosa, naso rosso, aumento della secrezione di muco nasale, naso rosso e screpolato. Certo, gli altri facevano presto a dirmi che si trattava di un semplice raffreddore, io l’avevo capito che invece si trattava di qualcosa di più serio. Anche perché non riuscivo più a liberarmi del già più volte citato nugolo di parole e pensieri che mi intasano i neuroni già pesantemente compromessi, perciò la soluzione era solo una: bypassare il problema del vecchio pc inscatolato e depositato non si sa bene dove con un nuovo e fiammante laptop.

“Si, va bene, racconto del raggiro” (al compagno che insiste sulla versione corretta dei fatti!)

Allora, nella nuova casa bisognava demolire un muro per poi ricostruirlo da un’altra parte (idea mia, ndr). Il compagno insisteva che il lavoro fosso svolto da dei muratori che ci avevano pure fatto un preventivo orrendamente alto. “Eh no, caro mio, bisogna risparmiare, il lavoro ce lo facciamo noi (sottinteso ma non captato: lo fai tu con qualche tuo amico di buona volontà). E dai e dai convinco il compagno a demolire il muro a mazzuolate e di ricostruirlo faticosamente pochi metri più in la.

Dopo giorni di duro lavoro, di mattoni, di malta e di cazzuola, di parolaccie (sue!), di dolori alla schiena (sua!), di polvere e detriti, il muro era al suo posto (ormai denominato “muro del pianto”) ed i soldi in banca invece che nelle tasche degli operai. Per poco. Perché li ho subito investiti in questo pc. Quando sono tornata a casa con la scatola sottobraccio, il compagno (con occhio stanco e palpebra cadente dovute a dure settimane di doppio lavoro) mi ha lanciato uno sguardo incuriosito accompagnato dalla temuta domanda:

“Ma non dovevamo risparmiare?”

A quanto pare mi ero scordata di un piccolo particolare, di dirgli che dovevamo risparmiare per il mio pc.

Piccoli particolari che però riescono a provocare grandi cazzuolate.