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Manco il tempo di morire

dicembre 29, 2010



“…stanotte, adesso, si’

mi basta il tempo di morire

fra le tue braccia cosi’

domani puoi dimenticare, domani…

ma adesso dimmi di si’…”

(L. Battisti – morto anche lui, tra il resto)

E mentre ero occupata a vivere mi sono improvvisamente resa conto che in mezzo a tutto questo fare, agire, produrre, realizzare, mi ero dimenticata di morire!

Si, non mi ero semplicemente scordata di spegnere la luce, di comprare il latte, di fare una telefonata. No, mi ero dimenticata che nei miei piani di vita c’era che sarei dovuta morire già da qualche anno.

Rewind. La Mangrovie anni fa era giovane e spensierata. Anche un po’ dannata, per dirla tutta. Con tutto quello che ciò comporta: mi piaceva vivere intensamente, velocemente, a ritmo rock, senza pensare troppo alle conseguenze delle mie azioni. Insomma, vivere – non sopravvivere.

I miei idoli erano a loro volta elementi dannati, per lo più già morti, spesso proprio per questo loro modo di vivere: adoravo Janis Joplin (27), Jim Morrison (28), Jimi Hendrix (28), James Dean (24), Rino Gaetano (31)…da notare che il numero tra parentesi sta ad indicare l’età in cui sono passati a miglior vita. Leggevo Proust, Sartre, Hemingway ed altri allegroni non disdegnando autrici più terrene come Christiane F. Come modello femminile ero attratta – forse perché allora così diversa da me perché formosa e femminile – da Marilyn Monroe, piuttosto “vecchiotta” quando morì perché aveva “già” 36 anni. In mezzo a tutti questi miti morti giovani potevo io pensare di invecchiare indossando gonne plissettate e andando a letto con i bigodini, pensando a come arrivare a fine mese tra fatture da pagare e figli da sfamare? Certo che no, a 18 anni mi ero convinta, oserei dire quasi proposta, di morire verso i 30 anni, prima del decadimento totale, prima dell’imborghesimento inevitabile, prima della noia mortale che una vita ordinata e programmata avrebbe inevitabilmente portato con se.

A 18 anni sembra una decisione semplice, coerente con il proprio pensiero ribelle ed anticonformista.

Intanto la vita andava avanti, gli anni passavano, la vita mi portava in talune direzioni ed imponeva determinate scelte e mentre il tempo scorreva non mi rendevo conto che stavo passando il punto di non-ritorno. Il momento in cui sarei passata dalla spensierata giovinezza alla posata maturità. Che sarebbe adesso. Adesso che – se i miei piani giovanili si fossero avverati – non dovrei essere qui a questo pc a scrivere ma già trapassata (per dirla in termini meno truci).

E vabbè, mica bisogna sempre e comunque essere coerenti con le proprie scelte. Insomma, a volte si può anche cambiare idea, no? D’altronde se Marilyn si fosse accontenta di un politico di periferia qualsiasi magari ora sarebbe una felice nonnina obesa.

E Christiane F. (quella di “Noi ragazzi dello zoo di Berlino) che pareva non dovesse arrivare alla maggiore età non starà per caso coltivando ortaggi biologici in qualche paese germanico di provincia?

Se mi guardo ora, mi osservo veramente, potrei presumere che invece che morire giovane, bella e dannata finirò i miei giorni come un altro personaggio mitico – ma tuttora in vita.

Come B.B., Brigitte Bardot. Che alla soglia degli 80 vive in campagna circondata da centinaia di animali, lontano da contatti umani, quasi misantropa, rugosa e fiera di esserlo, spettinata ma fregandosene felicemente di tutto ciò che succede oltre il proprio orticello.

Vecchia, ma viva.

Mostarda classica

dicembre 5, 2010

Nottetempo mi trovai a discutere con un amico uno di quei temi che pur essendo antichi come il mondo riescono tuttora a scaldare gli animi. Quello della mela, per intenderci.
E’il SIMPOSIO DI PLATONE e dice che in tempi antichi l’uomo era così, come una mela, perfetto. Bastava a se stesso ed era felice.

C’erano tra gli uomini tre generi, quello femminile che aveva origine dalla Terra, quello maschile che aveva origine dal Sole e quello androgino che aveva origine dalla Luna. Questi erano degli esseri perfetti, fieri, forti e vigorosi. Ma erano anche arroganti e vollero tentare la scalata al cielo per combattere gli dèi.
Zeus e gli altri dèi non sapevano che fare, non potevano uccidere tutti gli uomini, decisero così di dividerli per renderli più deboli.
Quando gli essere umani furono tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra, desiderando solo di formare nuovamente un solo essere. Praticamente da quel giorno l’uomo ha cominciato a cercare disperatamente la sua metà perchè senza di essa si sentiva incompleto. Ognuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario, per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare.
Ed è per questo che siamo sempre alla ricerca continua della nostra metà della mela, non vogliamo essere una mezza anima, ma desideriamo ritornare alla nostra natura originaria, questa ricerca si chiama amore.

Abbiamo concluso la discussione trovandoci d’accordo sul fatto che probabilmente non esiste una metà precisa ma solo degli spicchi che vanno a congiungersi alla nostra metà di volta in volta – in base al momento particolare della vita ed alla persona coinvolta.

Caro Platone, il tuo discorso non fa una grinza. Preciso, filosofico come ci si aspettava da te.

Però.

Però, come in tutte le teorie coniate da individui maschili che credono di aver compreso l’universo femminile in tutta la sua complessità, non è stato considerato un piccolo particolare. Niente di che, solo che

la donna è la metà di una pera!