L’ottavo rapporto

il mio è decisamente più comodo...Se vuoi arrivare all’ottavo rapporto è tutto un lavoro in salita: col primo fatichi parecchio e non raggiungerai mai la meta prefissata. Dal terzo in poi è tutto un rodaggio, ma quando finalmente giungi all’agognato ottavo rapporto – non ti ferma più niente e nessuno.

Domenica ho ingranato l’ottavo rapporto ed ho pedalato fino ad Ora per partecipare ad un matinée musicale (anche se a scopi benefici – bevuta est!). Ovviamente trattandosi di una festa non potevo – ne volevo – presentarmi in mise sportiva.

Ho inforcato la bici e ho iniziato la pedalata passando le solite brutture cittadine quali (da nord a sud) casermoni in costruzione, depuratore, inceneritore, discarica in alto, discarica in basso, centro di guida sicura con tradizionale gara di go-kart spaccatimpani, altro depuratore e ponte mastodontico. Se non pedalavo come una Coppi in gonnella mi deprimevo.

Pedalavo, pedalavo ed intanto superavo il primo gruppetto di ciclisti della domenica: duetto formato da due amiche gore-texate da cima a fondo (caschetto in fibra di vetro e titanio escluso). Poi i tre compagni di pedalate e merende. Dopodiché un cicloamatore solitario ecc.

Dovete immaginarvi lo smacco di questi instancabili pedalatori quando si vedevano superare agilmente da una figura in jeans a zampa, golfino e scarpetta col tacchetto. E non dimentichiamoci lo chignon che faceva pendant con il nome della ciclabile intitolata all’imperatrice Sissi. Io, per me, ci sarei rimasta malissimo. Ma per fortuna una volta tanto stavo dall’altra parte e ne gioivo, mi godevo la pedalata nel silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli e dal brusio dell’A22.

Sempre con l’ottavo rapporto, il turbo della due ruote.

Al ritorno, dopo la giornata passata tra musica e festa, stessa scena. Supero il solito gruppetto da cinque che monopolizza una ciclabile per tutta la larghezza.

“Permesso!” (L’ultima caduta mi è costata il campanello)

Sento che commentano il sorpasso ma presto il rumore delle loro voci si perde dietro di me.

Al ponte di Vadena mi fermo a bere con la borraccia di alluminio leoni gialli su sfondo verde acido, rubata alle figlie per mancanza di attrezzatura adeguata.

Arriva il gruppetto appena sorpassato, si ferma, ed uno mi dice:

“Tu, ci fai forte, eh!” (N.d.R. Altoatesino di madrelingua tedesca)

“Ha-am.”

“Che tschiro hai fatto?”

“Bolzano-Ora-Bolzano”

“Ah però…”

“Ma mica tutta una tirata, eh!”

“Ah, ecco…”

“Nooooo! Ho fatto sosta a base di Falafel e birre…”

(Un ringraziamento a quelli del Quinchos per il solito impegno dimostrato!)

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10 Risposte to “L’ottavo rapporto”

  1. Oscar Ferrari Says:

    la prossima volta lo rifai in negligè e autoreggenti…

  2. duhangst Says:

    Credo di avere un atuonomia di 300 metri in bici 🙂

  3. professor Muschio Says:

    A questo punto necessita uscita assieme per verificare ciò che hai detto, anche perchè, a parte l’abbigliamento, l’8° rapporto come max indica anche l’età del tuo mezzo, dato che da alcuni anni sui rampichini siamo già al 9° ed alcuni forse già al 10°, mentre sulle bdc siamo già all’11° (mentre scrivo mi vengono i dubbi, cmq più o meno il tuo mezzo deve essere abbastanza/molto datato, e probabilmente nemmeno molto oliato, con catena che non viene sostituita da mò, ecc. ecc., tutte piccole cose che però poi fanno anche un pò di differenza!).
    Quindi domani sabato ore 8.30 al ponte Resia: previsti 150-170 km, 2000 hm! Rientro previsto per le 15! TI ASPETTIAMO!!!

  4. mangrovie Says:

    @Prof, domattina lavoro però colgo volentieri l’invito per una remise in forme non della Mangrovie (compito arduo!) ma della bici, che non è un vecchio rottame ma una Eclipse di due anni, il mezzo più tecnologicamente avvanzato che abbia mai posseduto! Però una volta ci vengo, in bici con voi. Basta imbottire il didietro del jeans a zampa…:)
    @du, da casa tua al bar della stazione? 😉
    @Oscar, vedi “Monella” di Tinto Brass…:D

  5. reditugo Says:

    Adesso non vorrai metterti a criticare eh?! 😉
    Te lo dico per aver percorso quella ciclabile in tutte le condizioni da te descritte: con la bici da corsa, abbigliamento di ordinanza e occhio al contachilometri; da merendero con zainetto, panini e bibite al seguito e persino con i jeans a zampa che ogni tanto si infilavano tra la moltiplica e la catena, l’argine era due solchi di ghiaia tra l’erba e. . . . . . e non sono sicuro, ma forse c’erano ancora i Beatles.

  6. Chit Says:

    Complimenti, sicuramente merito del fatto che non eri “gore-texate da cima a fondo”, trovo che certe tutine moderne siano talmente strette da impedire la pedalata… 😉

  7. mangrovie Says:

    @Chit, ecco perchè parlano in “falsetto”…:D
    @red, spiegati i solchi lungo la ciclabile bz-bassa!

  8. pani Says:

    domenica scorsa ho percorso appena 20 km sulla mia ventenne mountain bike Grandis…e il mio sedere non ci era più abituato. Poca carne ammortizzante, devo provvedere con una sella nuova o una cura ingrassante

  9. reditugo Says:

    Certo, forse a quel tempo non era ancora stato coniato il termine “pista ciclabile”, ma noi ragazzini la ciclavamo comunque. Nei solchi tracciati sull’argine dalle ruote dei camion che prelevavano la terra dal fiume. Non hai neanche idea di quante cose siano cambiate da queste parti senza che apparentemente sia cambiato nulla.
    Un’altra cosa: nella tua galleria degli orrori ci metti pure il ponte di Vadena che invece a mio parere non è da disprezzare: ha una bella forma elegante, non ha reso necessaria la devastazione di ulteriore territorio per la sua realizzazione e non ha nemmeno mandato in pensione il vecchio ponte che è solo stato spostato a fare il suo lavoro qualche chilometro più a monte. Al massimo posso concederti di trasformarlo in un arcobaleno verniciandone gli archi con i colori dell’iride come hanno fatto a Zambana. Ma un’idea del genere qui in Provincia da noi … non so … siamo gente seria noi…

  10. alianorah Says:

    Per arrivare all’ottavo rapporto dovrei farmene prima altri sette…sembra facile!

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