Archive for the ‘Natura, ambiente e dintorni’ Category

E via-andare!

luglio 14, 2010

Impressioni - Renon luglio 2010

Camminando su per il Renon, in mezzo ad una foresta incantata e circondata da animali accaldati (come me!) ho avuto la conferma di ciò che da tempo sospettavamo: dove pare non esserci traccia di  civiltà, gli americani sono già arrivati da mò (ed hanno pure già sbaraccato!) : pacchetti di Marlboro e lattine di Coca Cola abbandonate in mezzo al bosco!

Un momento, torniamo indietro, che ci fa la Mangrovie in mezzo ai boschi in una calda giornata di metà luglio poco prima di mezzogiorno con 37 ardenti gradi di calura?

Dovete sapere che la Mangrovie è un po’ il Forrest Gump de noiantri: ogni tot le prudono i polpacci, vibrano i legamenti, le fremono i talloni ed allora zaino in spalla, scarponi ai piedi si parte verso mete non troppo precise con una sola condizione: arrivare prima del buio, grazie (non mi capacito del fatto che ho paura del buio ma è così e perciò mi adeguo ad un ulteriore mia fobia).

Questa volta è toccato al Renon, ridente montagna che sovrasta l’ardente conca di Bolzano (che tra l’altro vista dall’alto è veramente brutta: grigia, coperta da una nebulosa a sua volta grigiastra). Dai 262 m.s.l.m. di Bolzano ai 1220 di Soprabolzano mi dividevano solo una lunga salita, niente di straordinario, non fosse che mi ero svegliata tardi e di conseguenza non sono partita proprio all’alba. Infatti non ho incontrato nessuno. Sola. A parte qualche scoiattolo e molte lucertole. Serpenti non so, di solito tengo lo sguardo rivolto verso l’alto, alla spasmodica ricerca dei segnali bianco-rossi che l’Alpenverein, forse perché occupati a spiegare al mondo intero ed a loro stessi il perché della loro scellerata scelta di sostituire i cartelli segnaletici bilingui con cartelli in sola lingua tedesca, sta parecchio trascurando visto che molte biforcazioni ne sono sprovviste oppure talmente sbiaditi che si fa fatica a scorgerli sul rosso della roccia porfidica sottostante. Un po’ per intuito, un po’ perché secondo la legge della fisica camminando in su si arriva in alto, sono riuscita a tenere il sentiero corretto, non ho incontrato lupi ne altri personaggi fiabeschi. In compenso parecchie postazioni per cacciatori il che mi ha riportato in mente un’altra delle mie fobie: la paura di fare la fine del cinghiale e cioè di incontrare un cacciatore particolarmente rimbambito che vedendo qualcosa di invertebrato muoversi tra i cespugli spari prima di ulteriori accertamenti. Per tale  motivo qualche anno fa, quando in occasione di una svendita presso un negozio di abbigliamento da montagna mi ricoprì a puntino con pantaloni alla zuava, maglietta, giacca non-sudo-non-mi-bagno-non-riuscirò-mai-più-a-ripiegarla-per-riporrla-nel-suo-taschino-tattico e gaia feci il mio defilé davanti alla famiglia, il compagno (saccente delle mie numerose fobie) disse: “Belle queste tonalità “natural” – secondo me ti mimetizzi proprio bene in mezzo alla natura…ed ai cinghiali!”. Ovviamente mi affrettai a cambiare tonalità ed uscì dal negozio con pantaloni rosa, maglietta pink e giacca rosso-Ferrari (ora più che una cinghiala sembro Miss Piggy …speriamo di non beccare un cacciato nostalgico del Muppets-Show!) – mise che indosso tuttora e che quel giorno grondava di sudore.

Il camminare sotto l’ardente sole di luglio ha però anche i suoi vantaggi: cespugli colmi di lamponi, distese di fragoline di bosco, panchine tutte vuote, niente salutare continuamente altri viandanti.

Insomma, quando tutti si affannano intorno al Catinaccio, si arrampicano sulle Dolomiti, osano dove nemmeno le aquile e si arrabbiano perché non trovano un posto a sedere nelle malghe strapiene l’andare controcorrente ha i suoi perché. Provare per credere!

Signato

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Mò son cocci nostri!

dicembre 31, 2009

Bolzano è una città ricca.

Magari non di ingegno, ma ricca.

Bolzano è ricca, ma talmente ricca che una famiglia composta da tre obesi elementi affetti da una finora sconosciuta mutazione genetica che non solo ne deturpa i volti ma – a giudicare dall’espressione ebete – probabilmente ne compromette anche le facoltà intellettive, viene ospitata in una bellissima e verdeggiante area in piena zona VIP, al sole perenne ed al silenzio quasi assoluto, con una stupenda vista sul Virgolo, luogo da loro anelato durante un delirante sogno.

Bolzano è ricca, talmente ricca che un’altra famiglia composta da diversi componenti da anni integrati nel tessuto sociale viene ospitata in un’ex-area per cani (dove si portano a fare cagare i cani nel rispetto della legge, per intenderci), stretta tra la linea ferroviaria del Brennero e l’Arginale di Bolzano che collegano entrambe il sud ed il nord Europa, sovrastati dall’A22 che a sua volta adempie allo stesso compito permettendo il giornaliero passaggio di migliaia di rombanti ed inquinanti TIR, immersa nell’ombra perenne a causa della sua sfortunata posizione e dannata dai proprietari dei cani che ora devono cercarsi altri pascoli per i loro quadrupedi.

Bolzano è ricca.

Non di amministratori sensati, purtroppo.

Già. Perché la prima famiglia è completamente in PVC e serve a pubblicizzare ulteriori cocci “Made in China”.

La seconda è una famiglia di sinti che dopo essere stata sfrattata dall’area da loro a lungo occupata è stata sistemata in quel luogo poco decoroso.

Non so perchè, ma in mezzo a tanta ricchezza mi assale la miseria.

(foto tratte dall quotidiano Alto Adige)

Bye, bye, Gigi!

dicembre 17, 2009

Non fosse che sembrerei una triste copia di una Marilyn montata pure all’incontrario (seni gonfi e caviglie snelle lei, io esattamente l’opposto…), mi infilerei un vestitino di lycra, prenderei sottobraccio uno di quei favolosi canoni sparaneve piazzati davanti alla stazione l’anno che fu e probabilmente autorizzati da lui medesimo, mi piazzerei davanti al municipio di Bolzano/Bozen e mentre il canone mi sparerebbe aria gelida su per le mutande con un sospiro ed una voce da “appena caduta dal letto presidenziale” intonerei un voluttuoso:

“Bye, bye Gigi, bye bye…”

Mi parerebbe il modo più adeguato per salutare il nostro sindaco ormai uscente, Gigi, in arte Luigi Spagnolli che con un ultimo sprizzo di amor proprio ha qualche giorno fa annunciato che si, lui se ne andava, gettava la spugna, non si ricandidava, porco mondo infame! Decisione saggia, ha risparmiato a tutti coloro che storicamente votano a sinistra lo smacco di  trovarsi davanti ad una scheda elettorale e contemporaneamente davanti ad un baratro: non votare? Cambiare linea politica? Scrivere: Laurenzio ti amo??

In fondo Gigi ha rotto un po’ le palle a tutti ed a nessuno, con le sue prese di posizioni mai prese, i sui sni-no-si-boh, il suo essere dappertutto ma mai al momento giusto ma soprattutto, per chi come me ama la natura, per il suo rapporto schizofrenico che aveva con quest’ultima.

Magari lui si aspettava che dopo il suo annuncio-shock si levassero cori di voci disperate che lo imploravano a restare, ma un Elmar Pichler Rolle lievemente dispiaciuto non fa la differenza e perciò il Gigi non ha nemmeno tentato di ratificare.

Ora verrà il difficile: dovrà trovarsi un  lavoro vero, uno di quelli in cui contano le esperienze e le competenze. Il posto di direttore al Parco dello Stelvio – per la fortuna di Yoghi, alberi e cervi – è già occupato. Dichiara di non voler fare il dipendente comunale, il settore giardineria meglio che lo lasci perdere a priori…non so proprio cosa possa fare Gigi quando terminerà il suo primo ed ultimo mandato.

Magari qualcuno ha una proposta o un posto da offrirgli.

Fatevi avanti, se non per lui almeno fatelo per chi dovrà poi sopportarlo a casa, triste ed annoiato!

Flora & Fauno

novembre 22, 2009

“Il film è ambientato in Spagna nel 1944 come appare fin dalle prime immagini. Francisco Franco ha vinto la guerra civile e rimangono pochi ribelli da sconfiggere nei boschi.”

(Il labirinto del fauno di Guillermo del Torotesto da Wikipedia)


Crollata la convinzione che essere etici ed ambientalisti sia un’invenzione moderna (vedi post precedente) ecco un ulteriore mito da sfatare: flora e fauna non sempre vanno a braccetto, anzi, qui da noi fanno proprio a pugni. La flora locale viene sistematicamente ed ottusamente distrutta dalla fauna autoctona, fauno comunale in primis.

Gli ultimi a lasciarci le penne, pardon i rami, sono stati gli olmi di via Cagliari. Olmi dei quali ho già parlato tempo fa e che ora, più precisamente sabato, 21.11.2009, sono caduti vittima della solita sega selvaggia.

Vi allego le foto dello scempio e del necrologio apparso sull’area del misfatto.

Gli olmi (ormai ex-) di via Cagliari

Altro olmo caduto

Il necrologio apparso sugli alberi tagliati

Attoniti e sgomenti i cittadini di Bolzano, ad esecuzione avvenuta,
danno il triste annuncio della prematura scomparsa del caro

OLMO

(sentinella del verde)

Tristemente strappato alla vita terrena, caduto vittima della sega comunale nel bel mezzo della sua vita a causa dell’insensibilità delle autorità competenti, che hanno ignorato le numerose e ripetute

proteste presentate per salvare un patrimonio di verde comune a tutti i cittadini.

Si ringraziano il sindaco e tutti gli assessori comunali che non hanno voluto considerare gli olmi esemplari di pianta cospicua ed utile posta in un contesto di verde da tutelare.

Il tuo ossigeno ci mancherà!

Non fiori ma opere di bene per il verde di Bolzano.

Una nonna ad impatto 0

novembre 17, 2009

Inutile tirarsela tanto perché facciamo parte di quella piccola fetta di popolazione che vive nel rispetto dell’ambiente, in modo sostenibile, riducendo, riciclando, pedalando.

Crediamo che seguendo uno stile di vita sostenibile abbiamo inventato qualcosa di innovativo che ci permetterà di tardare questo famigerato collasso che la terra – a causa dell’inquinamento –

dovrebbe subire negli anni a venire.

Non prendetevela se vi dico che non siamo affatto avanti, siamo piuttosto indietro!

Indietro, perché mia nonna, la mia rimpianta Oma, classe 1901, era più avanti di noi cittadini eco-sostenibili del 2009-quasi-2010!

Mia nonna viveva seguendo alcune regole semplici e precise, alcune riguardavano la rettitudine, molte altre ciò che oggi si chiamerebbe “stile di vita”.

Guai a lasciare accesa la luce inutilmente! Si rischiavano lunghissimi rimproveri e brontolii a non finire. Lei era cresciuta in epoche buie, quando l’elettricità era ancora un lusso per pochi e ci si illuminava a lampade e candele. Durante le guerre (le aveva vissute entrambe!) per la propria incolumità era meglio starsene al buio, e poi c’erano parecchie cose che si potevano fare al buio – e non mi riferisco solo alla sua prolificità (11 figli) ma anche ad attività meno terrestri tipo pregare, pensare. Insomma, a casa mia non era certo Las Vegas, allora queste restrizioni mi davano parecchio fastidio, oggi penso a quanto fosse avanti mia nonna che anche in termini idrici non era da meno: l’acqua della pasta veniva raccolta nel lavabo per lavarci poi i piatti, prassi che oggi viene consigliata in tutte le riviste di cucina: a causa del contenuto di amido l’acqua della pasta ha un forte potere sgrassante!

In casa nostra poi, d’inverno non potevi certo stare in maniche corte. Ci si riscaldava a legna, e solo in cucina, il resto della casa era immerso nel freddo (oltre che buio!). I geloni a letto si combattevano con la boule d’acqua calda, le docce duravano il minimo indispensabile perché lo sbalzo termico all’uscita era veramente nefasto e il bussare contro il muro di mia nonna (“Hai finito finalmente?”) veramente fastidioso.

Non si buttava via nulla nemmeno in campo gastronomico: i resti di un pasto venivano riciclati, rimpastati, ne veniva cambiata la forma e pure il sapore e il pasto successivo te li ritrovavi nel piatto, spesso senza neppure rendertene conto. Da fare invidia ai più scafati degli chef!

La spesa poi era quella che oggi si chiama “di vicinato”: i negozi si trovavano tutti nella stessa via, fino all’ultimo ci andava a piedi, comperava prodotti prevalentemente locali (oggi si dice “a km 0”), infilava tutto nella sua borsona di tela, quando le rimaneva in tasca qualche lira saltava fuori una barretta Kinder per noi nipoti (quando andava di lusso pure una Girella che all’epoca si comprava in confezione singola).

I vestiti avevano più vite: passavano da mia sorella a me, una toppa e magari qualche punto strategico ed ecco che ti ritrovavi i pantaloni che fino al giorno prima indossava la sorella. Per dirvela tutta a scuola ero l’unica che negli anni ’80 portava ancora i jeans del decennio passato, a zampa per intenderci. Anche in questo campo oggi sarei stata avanti.

Quando le volevo dare un passaggio in auto lei ringraziava e se ne andava a piedi o in autobus – e non credo dipendesse dal mio stile di guida, per lei era più naturale che infilarsi in una scatola di latta per metterci più tempo di quanto ci metteva di solito.

Insomma, mia nonna avrei potuto mandarla tranquillamente in giro a tenere conferenze sugli stili di vita sostenibili – quel genere di conferenze che tengono illustri scienziati eruditi e ben pagati che in fondo copiano solo ciò che le nostre nonne facevano più di cent’anni fa.

E ringraziamo il cielo che allora non si parlava ancora di compostaggio: avrebbe messo in discussione sicuramente il  posto da lei già prenotato da tempo nel cimitero di Oltrisarco!

Insomma, il passaggio di mia nonna sulla terra ha lasciato un’impronta ecologica minima. Nei nostri cuori invece ha lasciato tracce indelebili.

Grazie, Oma!

Post post-referendum

novembre 4, 2009

 

alberto sordi

E dai! Volevate mica che Mangrovie accettava l’esito del referendum così, senza commento alcuno?

Sinceramente ci stavo quasi riuscendo, mi ero quasi decisa a pubblicare finalmente il post su Rocco, ovviamente un post hard, ma poi le odierne vicende mattutine mi hanno fatto cambiare idea in modo repentino.

E ora dico la mia!

Insomma, stamattina passavo nelle vicinanze di piazza Walter quando sento quella cantilena marziale che indica un movimento di truppa – suono che mi ha in qualche modo sempre inquietato ma che negli ultimi anni mi fa addirittura rabbrividire.

Insomma, sento una voce che impartisce ordini, un rumore di anfibi in marcia, odo partire la fanfara e subito dopo cantare:

Fratelli, d’Italia

L’Italia s’è desta..

Eeeeeeeeeeeeh????? L’Italia, cioè il popolo italico, cioè il cittadino italiano si è finalmente destato dal suo torpore?

Ora?

Ora che il referendum è sorpassato, bocciato proprio per colpa dell’italica astensione – dovuta, così dicono, alle parole del Landeshauptmann Durnwalder (azzeccattissimo il nomignolo “Rottweiler” affibbiatogli da Beppe Grillo durante il suo discorso la sera antecedente il referendum) che in un improvviso impeto di affetto nei loro confronti svelava loro che un’eventuale vincita del SI avrebbe messo in ginocchio la loro esistenza nonché identità?

Una grossa fetta dei cittadini di madrelingua italiana di questa provincia, coloro che per 364 giorni all’anno si lamentano che si sentono cittadini di serie B, stranieri in terra natale, svantaggiati, inascoltati, repressi, e chissà cos’altro – e tutto ciò grazie al partito di maggioranza nostrano, l’SVP appunto, che regna sovrana – il giorno prima del referendum ha miracolosamente creduto alle parole di colui che gli altri giorno dell’anno è colpevole di tutti i loro guai ed il giorno del referendum non si è presentata alle urne.

Per poi poter riprendere a piangere il giorno dopo, perché qui comandano i tedeschi, decidono loro, spendono i soldi di Roma come cavolo piace loro, bla bla bla.

Bè, cari italiani, vi parlo dalla mia terra di mezzo, come sapete sono un potpourri linguistico e perciò non mi si può accusare di razzismo quando dico:

Cazzi vostri, se proprio volevate destarvi avete perso il treno, continuate a dormire.

La democrazia resterà una parola che si, abbiamo sentito nominare ma no, non sappiamo applicarla.

Demo…che???

Che città del caco!

ottobre 30, 2009

Gigi, visto che abbiamo aperto un canale per comunicare ti volevo lanciare un appello:

Tranquillo, niente a che vedere con il Virgolo, non voglio provocarti sudori ed orticaria con quella pegola che ti porta notti insonni ed incubi ricorrenti, questa volta si tratta (ancora) dello stato deplorevole in cui versano le ciclabili di questa città, città dell’arco alpino 2009 – infatti le ciclabili ricordano parecchio gli sterrati percorsi dalle campagnole della forestale.

No, non parlo a vanvera, ho tanto di prove inconfutabili e scientificamente supportate da test validi nonché testi credibilissimi.

La prova del caco.

Ti anticipo subito che Bolzano ha fallito miseramente nella prova. Bocciati, per dirla in parole a noi care: segati – e su tutta la linea!

Approfondisco lo svolgimento del test:

Data, luogo ed ora: Bolzano/Bozen, venerdì 23 ottobre 2009 ore 09.00 circa

Oggetto della prova: un caco di media maturazione, non troppo mollo ma nemmeno di “quei che lega”

caco

A real "caco tyrolensis" before the test

Testimone: tale O.F. che per proteggere da tentativi di corruzione nonché di inquinamento delle prove godrà del più stretto anonimato

 

Per farla corta ho comperato il caco, l’ho dolcemente posato nel suo bel contenitore ergonomico, poi ho adagiato il tutto nel cestino della bicicletta. Da piazza Municipio al florido quartiere di Aslago ho percorso quasi esclusivamente le ciclabili cittadine, fiore all’occhiello della nostra città.

 

Ebbene, ecco il risultato dopo nemmeno 2 km di percorso:

caco

 

Aggiungo che non ho fatto gimkane ne salti mortali e nemmeno guadato l’Isarco. Solo ciclabile, con i suoi buchi, salti, scalini, tombini, attraversamenti stradali con dislivello di almeno  4-5 cm.

 

Gigi! Mangrovie, il caco nonché tutti i sofferenti di emorroidi e dolori reumatici ringraziano!

E non dimentichiamo che c’è chi giornalmente, per raccogliere tale prelibatezza, mette a repentaglio la propria vita!!

Cuore di legno vs. testa di gomma

settembre 3, 2009

imagesPremessa: A volte (raramente!) riesco anche a scrivere pezzi seri con il solo scopo di voler essere informativi, come il seguente che ho scritto per il sito di Ambiente e Salute.

Il mio vicino di casa è robusto.

E’ un ippocastano di Corso Re Umberto.

Ha la mia età, ma non la dimostra.

Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,

in aprile, di spingere gemme e fogle.

Fiori fragili a maggio,

a settembre ricci dalle spine innocue

con dentro lucide castagne tanniche.

E’ un impostore, ma ingenuo: vuol farsi credere

emulo del suo bravo fratello di montagna

signore di frutti dolci e di funghi preziosi.

Non vive bene. Gli calpestano le radici

i tram numero otto e diciannove,

ogni cinque minuti, ne rimane intronato.

E cresce storto, come se volesse andarsene.

Anno per anno succhia lenti veleni

dal sottosuolo saturo di metano

E’ abbeverato d’orina di cani.

Le rughe del suo sughero sono intasate

dalla polvere settica dei viali.

Sotto la scorza pendono crisalidi

morte che non diverranno mai farfalle.

Eppure nel suo torbido cuore di legno

sente e gode il tornare delle stagioni.

( Cuore di legno – Primo Levi )

Senza andare a scomodare l’effetto serra, il buco dell’ozono o i processi di desertificazione della foresta amazzonica, senza neppure invocare la pur giusta quanto dovuta manutenzione e cura del verde pubblico, non fosse altro per i tributi versati dal contribuente allo Stato anche per l’adempimento di questo servizio, pur vero è che a Bolzano di alberi – alberi veri, grandi, secolari e non timidi fustelli rachitici – se ne vedono sempre meno…ultima notizia il previsto taglio degli olmi di via Cagliari.

Certo, la loro sopravvivenza – legata a smog, cemento, potature e parcheggi selvaggi – è cosa assai ardua, spesso vengono visti solo come elementi di disturbo perché occupano spazio prezioso per le auto, sono colpevoli della caduta di polline, foglie – raramente rami – nonché habitat di varie specie animali che a loro volta possono creare disagi: insetti, volatili ecc.

Ultimo esempio il previsto taglio degli olmi di via Cagliari. Olmi portatori di cimici che vanno ovviamente a disturbare gli abitanti della zona i quali hanno più volte sollecitato l’eliminazione dei verdi fusti.

Purtroppo dimentichiamo un’importante caratteristica degli alberi: l’albero come fonte di vita.

Gli alberi sono i maggiori produttori di ossigeno e riducono l’inquinamento atmosferico. Sono proprio gli alberi infatti a trasformare l’anidride carbonica in ossigeno attraverso il processo della fotosintesi. Possono quindi ripulire l’atmosfera inquinata dai gas di scarico delle automobili, dalle emissioni delle industrie, dagli inquinanti di riscaldamento. Ecco alcuni esempi:
.Un faggio di 100 anni, assorbe nel corso di un’ora 2,5 Kg di CO2 contenuti in 4.800 mc di aria e libera 1,7 Kg di ossigeno nell’aria, coprendo i bisogni di ossigeno di 10 persone. Durante questo processo viene traspirata una notevole quantità di acqua migliorando così il microclima. La sua funzione è paragonabile al funzionamento ininterrotto di 5 condizionatori d’aria per 20 ore. Nel corso della sua vita questo albero “pulisce” un volume d’aria pari a quello di 80.000 case.
Un solo albero assorbe quasi 10 Kg di anidride carbonica all’anno. Ogni automobile raddoppia invece la quantità di anidride carbonica in un volume d’aria di quasi 4.000 mtq ogni volta che brucia un solo litro di benzina.
. Un faggio alto 25 metri e con una chioma di 15 metri “mangia” ogni ora 2.350 gr. di anidride carbonica e produce 1.700 gr. di ossigeno.

. Una superficie arborea di 1.000 mtq produce in un anno circa una tonnellata di ossigeno.
. La morte di un albero di 70 anni comporta la restituzione di oltre tre tonnellate di carbonio nell’atmosfera.
Appare quindi evidente che dobbiamo aver cura degli alberi, se non per amore verso il mondo vegetale, almeno per amore verso noi stessi dal momento che senza di essi non potremmo e non potremo vivere. Infatti senza ossigeno il genere umano ed animale non potrebbe più vivere. Per contro invece, gli alberi possono (potrebbero!) benissimo vivere senza di noi.

Gli alberi, in condizioni ambientali ottimali, vivono centinaia di anni.

Quando queste condizioni vengono meno (inquinamento atmosferico, errate potature *, lavori che interessano la sede stradale e vanno ad intaccare le radici primarie, ecc.), gli alberi si ammalano e muoiono prematuramente.

*Ogni taglio è una ferita e più la circonferenza del ramo tagliato è grande, più la ferita stenta a rimarginare e più tempo è lasciato ai parassiti per penetrare all’interno del corpo della pianta. Molto meglio sarebbe potare più frequentemente ma meno drasticamente.E’ opportuno, inoltre, ricordare che la cura ordinaria del verde – che dovrebbe prevedere delle potature “intelligenti” – costa molto meno degli interventi straordinari che sono poi necessari quando la pianta, malata, deve essere abbattuta.
Purtroppo anche gli alberi di via Cagliari subiranno lo stesso destino di quelli di viale Druso, piazza Vittoria, via Cadorna ecc.:  di loro resterà soltanto un macabro ricordo lungo il marciapiede: monconi di tronco che sporgono dall’asfalto infuocato!

Ora ditemi: meglio la Mangrovie fanta-scientifica o quella pseudo-trash? (Notate la finezza: mai usato il termine SEGA! Ops…)

Attenti al ciclista!

agosto 14, 2009

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Strano paese il nostro. Strana l’Italia ma ancor più strano l’Alto Adige.

Dove per far entrare in vigore la legge sui limiti del tasso etilico consentito alla guida si era scatenata una bufera politica con tanto di protesta gallica da parte della destra tedesca. Sembrava che il Sudtirolese assettato venisse depredato della sua libertà personale perché non poteva più guidare ubriaco e giocare a bowling con i passanti che gli capitavano a tiro.

E che ne sarà dell’economia locale? Come potranno sopravvivere baristi, birrai e dispensatori di momenti di ebbrezza etilica vari?

Insorge la destra, si altera la sinistra, alla fine della fiera non si sa come sia andata a finire -comunque di ubriachi al volante paiono essercene ancora troppi, visti i numeri di vittime di incidenti nonché di cirrosi epatiche circolanti.

Una soluzione c’era: se avevi la sacrosanta voglia di uscire la sera a cena, per un aperitivo, per due chiacchiere accompagnate da un bicchiere prendevi la tua bicicletta e te ne tornavi a casa pedalando in allegria, senza costituire un grande pericolo per nessuno, tranne che per te stesso in caso di caduta accidentale.

Ora non più. Ora in quattr’e quattr’otto è stata applicata (senza sconti ne rodaggio) la legge che sanziona i ciclisti come i più sanguinari degli automobilisti:

Pedali con l’orecchio incollato all’telefonino? Ti tolgo 5 punti dalla patente e già che ci sono 130 euro dalla tasca. La stessa sanzione amministrativa prevista in caso di mancata precedenza allo stop oppure se in centro città invece dei 40 km/h sfreccio ad 80 km/h.

Se pedalassi sul marciapiede (non si fa!) oppure contromano rischierei 38 euro di multa, come se sulla mebo cambiassi improvvisamente direzione di marcia oppure corsia.

Se poi passassi con il rosso (cosa che un ciclista difficilmente osa fare ad un incrocio trafficato) mi verrebbero decurtati ben 6 punti dalla patente e 150 euro dal conto corrente. Se lo fa l’automobilista paga la stessa somma in soldi, in vite umane non so.

Non so, non capisco. Mi pare giusto che tutti rispettino il codice stradale, ma queste sanzioni mi paiono esagerate.

Non che Bolzano sia il paradiso dei ciclisti! Tra ciclabili che finiscono nel nulla (vedi via Maso della Pieve per citarne una), ciclabili incastrate tra parcheggi e marciapiedi (via Roma per dirne una) e ciclabili che attraversano la strada in punti poco visibili la vita dei ciclisti incalliti era già di per se dura, ora con queste sanzioni esagerate si farà passare la voglia di pedalare anche ai più tenaci cicloamatori.

Ma forse è proprio questo che si voleva ottenere: meno ciclisti = più auto circolanti = più parcheggi da costruire = più zone verdi ed alberi da eliminare…(e si finisce sempre li!).

Universum sul Virgolo…ritentiamo!

agosto 13, 2009

universum2

Quelli del comitato “Unser Virgl – Il nostro Virgolo” non demordono e ci riprovano!

Dopo il rinvio della settimana scorsa – dovuto alla pioggia incessante – siamo lieti di rinnovarvi l’invito per la serata delle stelle sul Virgolo che si svolgerà domani,

venerdì 14 agosto, dalle 20, 30 in poi

sul piazzale antistante l’albergo Bellavista sul Virgolo.

L’occasione ci sembra altresì ghiotta per attendere Ferragosto insieme in modo alternativo.

Giorgio, l’astrofilo, ha già preparato la mappa stellare che, accompagnata dalle sue sapienti spiegazioni, ci permetterà di orientarci nell’immensità dell’universo stellato.

Come al solito ci sarà l’occasione di approfittare del buffet conviviale con bibite e stuzzichini.

Per chi volesse coniugare la serata con una salubre passeggiata il luogo di incontro per salire a piedi è come di consueto alle ore 20.00 davanti al campo Coni di via S. Geltrude ad Aslago (passeggiata di ca. 30 minuti su sentieri facilmente praticabili).

Die Bürgerinitiative „Unser Virgl – Il nostro Virgolo“ gibt nicht auf und nimmt einen zweiten Anlauf!

Nach dem – aufgrund des Regenwetters – geplatzten Termin vom letzten Freitag freut es uns, Sie für den morgigen

Freitag, den 14. August 2009, um 20.30 Uhr

vor dem Hotel Bellavista am Virgl zu unserem Sterneabend einladen zu können.

Giorgio, der Astrofile, hat bereits eine Sternekarte vorbereitet, anhand welcher er uns dank seines großen Wissens eine Orientierung im All ermöglichen wird.

Es ist dies auch eine gute Möglichkeit, die Nacht auf Ferragosto auf alternative Weise zu verbringen.

Wie auch im vorherigen Jahr werden wir euch kleine Gaumenfreuden sowie Getränke anbieten.

Wer den Sterneabend mit einem gesunden Spaziergang kombinieren möchte, kann zusammen mit uns vom Coni-Sportplatz aus um 20.00 Uhr den Virgl hinaufspazieren (ca. 30 Minuten auf schönem Spazierweg).