Archive for the ‘Piacere!’ Category

Dio esiste.

gennaio 11, 2011

( Ed ora ne ho le prove!)
Che sia atea, agnostica, atipica non vi è dubbio. Però oggi, per un attimo, la mia non-fede ha vacillato: ho avuto la prova che Dio esiste. Anzi: ve ne sono addirittura due!
Saranno state le 30 vasche a rana che mi ero appena fatta nella piscina ad alto contenuto testosteronico (orario pausa pranzo, le donne a casa a cucinare, gli uomini in piscina a nuotare). Sarà stato il cloro che mi annebbiava la vista (azz..gli occhialini nell’armadio in fondo a destra), sarà stata l’ipotensione, sarà stato il sudore che colando copiosamente dalla fronte mi annebbiava la vista?
Non so spiegarmi cosa abbia provocato tale visione:
seduta nel bagno turco, tra vapori e calori, con gli occhi chiusi, a qualche passo dalla narcolessia (fatale in questo caso!), sento aprirsi la porta e tra fumi sulfurei, vapori acquatici e rumori di rubinetti che perdono, contorniati da un alone di luce che proveniva dall’esterno, vedo entrare non uno ma bensì due dei.
Direttamente dall’Olimpo.
Due giovani, muscolosi, belli. Nordico uno, mediterraneo l’altro.
Nudi.
Come tutti del resto. Ma in mezzo alla maggioranza di anziani che la mattina affollano la sauna in ricerca di un qualsiasi sollievo dai loro dolori artritici loro parevano…più nudi!
Fiuuuuuu! (il rumore del fiato che viene aspirato per tirare in dentro la pancia).
Mangrovie, non agitarti. Siete solo tre persone in un bagno turco.
Tre – due dei quali dei giovani fauni. E per di più…nudi!
Faccio l’indifferente ed inizio a ripassare i numeri primi (si solito mi rilassa).
Ma la mente viaggia, ed al solo pensiero che i miei pensieri potessero venire captati arrossisco ulteriormente (sono nuda-sudata-rossa-in ipossia)
Chissà se anche loro…?
Ma no, dai! Avranno 15 anni meno di me…
Appunto!
67 – 71 – 73 -79 – 83…
89 – 97 (contare in apnea è difficilissimo!)
Sono arrivata al 317 dopo di che sono scomparsi come sono apparsi. Puff! In una nube di vapore.

Vabbè, per un attimo ci ho creduto.

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Il profumo della passione

novembre 24, 2010

…”Un tempo avevo amato molto il suo odore. Lei sapeva sempre di fresco: di appena lavato o di biancheria fresca di bucato o di sudore fresco o d’amore appena fatto. A volte usava del profumo, non so dire quale, e anche la fragranza di quel profumo era più fresca di ogni altra. Tra quegli odori freschi c’era un’altro odore, un odore pesante, oscuro, acre. Spesso io l’annusavo come un animale curioso, cominciavo dal collo e dalle spalle che sapevano di fresco, d’appena lavato, aspiravo tra i seni l’odore di sudore fresco che si mescolava nelle ascelle con l’altro odore, che poi trovavo allo stato quasi puro, pesante e oscuro, attorno alla vita e sul ventre e tra le gambe in una gradazione fruttata che mi eccitava, così fiutavo anche le sue gambe e i suoi piedi, le cosce, dove quell’odore pesante si perdeva, le conche dei ginocchi con ancora un leggero odore di sudore fresco, e i piedi che sapevano di sapone e di cuoioo di stanchezza…”

(Bernhard Schlink – A voce alta)

Probabilmente la più bella dichiarazione d’amore che abbia mai letto. Non aggiungo altro, ogni parola sarebbe superflua.

Pò-pò-porno

gennaio 12, 2010

In libreria, con il naso immerso in tomi e polvere, il mio sguardo cade su di un  libro fotografico dal titolo esplicito: “Porno per donne”

Aha!

Dubitavate?

Infatti a scopi puramente scientifici l’ho subito aperto e sottoposto a severo giudizio. Da una pagina patinata un giovane ed aitante ragazzo di colore vestito solo di uno slip che non lasciava dubbi sulla generosità di madre natura guarda me – proprio me! – e dal suo sguardo traspare tutto il suo desiderio, la sua immensurabile libido.  Già riesco ad immaginarmi la sua voce, profonda e resa roca dall’eccitazione, che mi sussurra:

“Ti lavo le finestre!”

Eeeeehhhhhhh? Devo aver capito male!

Giro pagina, un bellimbusto seminudo, biondo e glabro come una palla da biliardo mi fissa e mi promette che mi…spolvererà il soggiorno.

Il terzo mi vorrebbe pulire il bagno.

Nessuno avrebbe voluto abusare della mia buona fede e di tutto il resto.

Peccato!

Porno per donne? Questo?!

Il fotografo era ovviamente un uomo e ciò spiegava la visione distorta di ciò che noi donne dovremmo trovare eccitante. Mentre cercavo un perché a tale errata percezione, un pensiero mi ronzava in testa. Pensavo a ciò che differenzia l’educazione sentimental-sessuale  dell’uomo da quella della donna con relativi e successivi diversi punti di vista sull’argomento.

Mentre l’uomo alle soglie della prima pratica ha alle spalle anni ed anni di teoria (accompagnata da auto-pratica che però nulla ha a che vedere con la pratica sul campo), la donna, appena si accorge che solo perché lo sguardo non riesce ad arrivare sotto l’ombelico la vita non finisce li, ma anzi, si butta nella pratica – ed appunto – sul campo.

L’uomo invece, cresciuto a forza di merendine ed Edwige prima e di “pornazzi” bell’e buoni dopo,  ha invece un’idea completamente distorta della donna e dei rapporti sessuali in generis.

Ecco perché poi, davanti alla possibilità di mettere in pratica gli insegnamenti teorici, si trova spiazzato quando la donna, oltre a non portare abitualmente calze autoreggenti e perizoma leopardati , durante il sesso  non ulula, sbraita, urla, graffia, sbatte indenne e ripetutamente contro la testiera del letto.

Oppure magari osa incazzarsi se ti becca a letto con la sua migliore amica – invece di strapparsi i vestiti di dosso ed aggiungersi all’allegra combriccola.

Oppure per fare le pulizie non indossa un micro-completino da cameriera con tanto di cuffietta ma senza mutande.

Passato dal periodo onirico a quello reale, l’uomo dev’essere riassettato, deve per così dire imparare tutto da capo.

La donna invece, dopo anni di pratica spesso monogama, arriva al punto in cui avrebbe voglia di un diversivo, di qualche stimolo in più. Ecco che allora potrebbe intraprendere la stessa strada maschile ma all’incontrario e farsi una cultura di teoria pornografica. Ma giunta alla maturità mentale nonché sessuale di certo non si fa coinvolgere da film in cui superdotati inespressivi ed ossigenate siliconate copulano in posizioni improponibili ai più in tempi raggiungibili dai meno.

Fino a poco tempo fa la situazione insomma era tragica.

Ma googlando un po’ – a scopi puramente scientifici, si intende – ho scoperto una novità: film a luci rosse per donne. Prodotti da tale Erika Lust (il nome è ovviamente uno pseudonimo relazionato al lavoro che fa), la quale ha scovato e colmato una nicchia di mercato con film adatti a donne nei quali ha messo nero su bianco i sogni erotici femminili – vincendo anche diversi premi internazionali.

Non che la cosa mi interessi.

Ma se tra di voi c’è qualche donna che vorrebbe vedere cosa sognano le altre donne si potrebbe noleggiarne uno.

Se poi un’altra avesse un divano a riparo da curiose ed acute orecchie infantili ed un’altra ancora

avesse voglia di passare una serata diversa e divertente mi potrei prestare alla visione.

A scopi puramente scientifici ovviamente!

(dedicato a tutti i melanconici autodidatti)

Post breve…ma profondo

novembre 25, 2009

…per raccontarvi un minuscolo (qui ci vorrebbe pure l’aggettivo triste visto l’andazzo che prenderà la situazione…) episodio della mia vita.

Vado al consultorio perché è ora di una piccola revisione dell’apparato riproduttivo. Non scandalizzatevi, al contrario di voi maschi noi donne ogni tanto ci sottoponiamo a questi approfondimenti.

Allora, la signora gentilissima e pure molto simpatica mi sottopone alle solite domande per aprire una cartella  clinica: nome, cognome, data di nascita nonché alcune domande sul mio iter sessuale e sul mio sviluppo psico-fisico-sessuale in generale. Con una nonchalance che mi ha lasciata di stucco – dovessi porre io le stesse domande ad una sconosciuta come minimo balbetterei rossa di imbarazzo…

Arrivano le due domande fatidiche che non mi lasciano tuttora pace:

“I suoi rapporti sessuali sono regolari?”

“Bè, bò, oddio…dipende…qual è la regola?”

“Non c’è una regola, diciamo che si va da una volta al mese a 5-6 volte la settimana”

“Eh…magari…”

“Ho capito, mettiamo regolari, và!”

Appena mi ero ripresa da tali rivelazioni (ma chi saranno queste fortunate…mumble, mumble!) arriva il secondo affondo:

“Lei si reputa soddisfatta della sua vita sessuale?”

“Mah, oddio, boh? Certo, insomma, ovviamente…ho i miei sogni…ma va bene, credo di si, boh?”

“Metto la crocetta sul SI?”

“Ma la mette spesso questa crocetta sul SI?”

“Quasi mai…”

Meditate, uomini, meditate!

L’angolo della posta del cu-cu-cuore

luglio 18, 2009

blog_13

L’amore passa

Scusami,

ho usato la nostra canzone

per una nuova

relazione

(Stefano Benni)

Ricevo e pubblico:

Cara Mangrovie (anche se cara non è il termine appropriato per esprimere quel sentimento che ultimamente provo nei tuoi confronti!),

ti scrivo perché mi sembra l’unico modo per raggiungerti, visto che nell’ultimo periodo mi hai praticamente murata viva, seppellita, per non dire annullata. Talvolta ho tentato di farmi viva, di farti sentire che anch’io ci sono, che pur essendo una piccola particella di un sistema molto più vasto e complesso esisto sempre e comunque!

Non negare, Mangrovie! Stai cercando di farmi fuori!

Altrimenti non si spiegherebbe perché i miei tentativi di uscire allo scoperto, di “far prendere aria alle mutande” come mi piace dire, siano da te stati ignorati spudoratamente e ostinatamente. Quei formicolii alla pancia che ogni tanto provavi non erano movimenti intestinali come da te superficialmente catalogati ma ero io che dall’interno – dove risiedo – ti solleticavo per dirti dai, tirami fuori, portami a fare un giro, fammi vivere! Invece tu, niente!

Da qualche mese a questa parte stai facendo (e conseguentemente mi stai facendo fare) una vita grama, noiosa, per dirla con le mie parole – semplici ma efficaci – di merda: a letto presto, mai un goccio di alcol, niente musica a tutto volume, niente canti stonati a squarciagola, non spari nemmeno più quel sacco di cazzate che eri solita sparare! Per non parlare poi di quella cosa li, dai, so sai di cosa sto parlando: ormai le uniche volte che sento i battiti del tuo cuore accelerare, la tua pelle sudare, il tuo respiro farsi affannoso è quando alle 6 di mattina mi fai correre  come una pazza per le vie della città! E tu lo sai quanto odio svegliarmi presto, vero!!

Hai pure deluso le mie aspettative che avevo riposto nelle vacanze: non mi hai fatto vedere il mare nemmeno una volta! Per non parlare dei tramonti, dei falò in riva al mare, di un buon Mojito sorseggiato guardando il frangersi delle onde sulla spiaggia, quando il sole sta per tramontare e fa brillare il mare. Niente! Solo alzataccie mattutine per fare jogging (e – scusami la perfidia – sei pure riuscita ad ingrassare 2 chili! Ben ti sta!)  e la sera a letto presto. Nemmeno le generose spalmate di “Love Cream” alle quali ti costringevo con la forza del mio pensiero son servite!

Che palle, Mangrovie!

Di questo passo giuro che me ne vado! Ti pianto in asso, te e la tua vita da suora! E poi non rimpiangermi, non implorarmi di tornare da te. Eh no, cara la mia Mangrovie: se non fai qualcosa subito me ne vado ad Ibiza. Ho già pronto il perizoma leopardato…

Con (poco, eh!) affetto,

Svetlana

Sgonfiare gli entusiasmi

giugno 12, 2009

Boom!

A rigore di logica, visto che l’onestà prima di tutto, evviva la sincerità, la verità ti fa male lo sai ma quando ci vuole ci vuole:

lo scoop del post precedente è appunto uno scoop e come tale, a contatto con un oggetto appuntito, fa scopp! Boom! Puff! Capito?

Trattasi di una strategia di marketing vincente: ti gonfio il prodotto e te lo vendo come tale, gonfio ma senza grandi contenuti, poi quandolo scarti ti si rivela quello che è:

una fregatura, una montatura, una presa per il culo!

Vabbè, per un po’ ho fatto sognare me e voi, oppure rodere dall’invidia, oppure ho suscitato pena per il peso non indifferente da sopportare.

Il compagno è ancora depresso per l’effetto “prima-dopo-prima”: dice che in effetti mi mancano due caratteristiche per essere una compagna ideale, e non sono la deficienza e l’attitudine a rompere i coglioni.

(Il tutto è nato perché Oscar aveva chiesto la foto della maglietta vinta da reditugo e me in occasione del concorso “Fiat Palio Weekend” ma secondo me – e qui caro Oscar faccio appello al lato disonesto che forse c’è pure in te – se fossimo solo un po’ più napoletani e meno svizzeri, un bel “bisniss” salterebbe fuori!)

Piccola interruzione pubblicitaria

giugno 10, 2009

Ultimamente mi sentivo un po’ così, non so se avete presente, un po’ insoddisfatta, a tratti triste, spesso nervosa, un po’ bizzarra.

L’umore altalenante, di solito verso il basso.

Mi sentivo  bruttina, poco visibile, scialba.

In mezzo alla folla mi perdevo, nessuno mi considerava o guardava con occhio interessato.

L’età che avanza? I grassi accumulati in basso a scapito della calma piatta e deprimente in alto ? L’aurea negativa? Il declino generalizzato?

Non trovavo risposte alle mie innumerevoli domande, c’era solo la considerazione che anche mettendomi in gangheri e tirando fuori il meglio di me, nessuno pareva rimanere colpito, Cupido scagliava le sue frecce altrove, Eros dormiva il sonno dei giusti, Saffo aveva di meglio da fare, mi sentivo la Venere di Botticelli rinchiusa nel guscio dell’ostrica che rifiutava ostinatamente di aprirsi.

Poi tutto è cambiato.

E’arrivata la maglietta di Oscar.

Ora – quando giro per strada facendo sfoggio della T-Shirt – tutti mi guardano, anzi di più:  gli occhi strabuzzano,  le lingue pendono,  si innalzano battaglieri i cavalli.

Se prima passavo inosservata, ora sono sempre al centro dell’attenzione, se prima mi sentivo di contorno, ora sono diventata il piatto forte della situazione.

Piovono inviti, proposte, doppi sensi.

Non ho ancora capito bene quale sia il motivo di tale cambiamento di atteggiamenti nei miei confronti ma sto indagando.

Intanto vi mando la foto di me con la maglietta, mentre voi vi godete la faccia stralunata di Oscar io penso a cosa possa essere successo e perché il miracolo avviene solo quando indosso la maglietta di Oscar.

Che hai da guardare???

Che aggiungere?

Me & Svetlana

maggio 27, 2009

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La Svetlana vien di notte
piena di vino come una botte (col Mohito arriva prima)
c’ha lo sguardo libidinoso
che atterra il maschio timoroso
c’ha un’andazzo altalenante
con la chiappa sculettante
e quando incontra un suo preferito
si fa offrire un doppio Mohito

(Petra)


Io.

Io non sono solo io.

Io sono io e lei.

Io sono Mangrovie.

Lei è Svetlana.

Svetlana.

Svetlana è il mio alter ego.

Nata per caso o per gioco qualche anno fa:

ricordo una rovente sera di ferragosto in città. La bella  Bianca ed io eravamo a zonzo. Avevo un paio di scarpe nuove, modello anni 70, con le zeppe ed i legacci per intenderci.

Alta già di mio, quei 5 cm di tacco erano giusto un inutile optional. E per la solita (ed a volte ingiusta) legge delle compensazione faccio colpo proprio ( e solo) su di lui: basso, tarchiatello, di innegabile provenienza meridionale, fissato lo sguardo all’altezza del mio sterno se ne esce con un canzonante: “Miiii, sei alta, però!!” (non dubitando nemmeno per un attimo della sua, di statura).

Questo fastidioso attacco dal basso mi ha istintivamente e spontaneamente ispirato un escamotage per sfuggire a scomodi e faticosi tentativi di scollarmi di dosso il marpione:

“Sniet padusc vopunt” – o qualcosa del genere – ho risposto, una frase incomprensibile ma con una dura cadenza dell’est. L’amic, saldamente attaccata al suo bicchiere di Caipirinha, ha iniziato a tossire per camuffare le risate. Il piccolo latin-lover – per niente scoraggiato da una possibile barriera linguistica – mi fa: “Ah, sei polacca (interpretazione sua). E uats iur naim? Nome?“

„Svetlana“

B. ormai, ridendo di gusto e sputacchiando foglie semi-masticate di mentuccia in giro: “Svetlana? Hahahaa.”

Mentre lui tentava di comunicare in un improbabile calabro-inglese, due donne se la ridevano di gusto, parlando in un dialetto sudtirolese incomprensibile ai più e perciò da confondere per una lingua est-europea.

Dopo un po’ il tipo se n’è andato alquanto scocciato, Svetlana invece è rimasta.

E’rimasta sopita dentro di me, esce solo in determinate situazioni. Non quando c’è da pulire casa. No.

Nemmeno quando al lavoro c’è da farsi il mazzo. Niet!

Le figliole rompono? Come se non ci fosse.

Esce solo la sera – solo certe sere, per l’esattezza. A tarda ora, di solito. Con la compagnia giusta, ovviamente. Dopo qualche bicchiere, per giunta.

Esce prorompente e sgomitando, travolgendo Mangrovie che fino a quel momento se ne stava li tranquilla a chiacchierare amabilmente. Quando esce lei è finita per Mangrovie, alla quale non resta altro da fare che darle lo spazio che chiede, mettersi in un cantuccio e lasciarle il ruolo di primadonna che tanto le si addice.

Ed ecco Svetlana che ride, scherza, parla liberamente, fa commenti piccanti e battute sconcertanti.

Svetlana balla. Svetlana flirta. Svetlana sbevacchia fino a tarda ora.

Mangrovie il giorno dopo ne paga amaramente le conseguenze, ma a Svetlana questo non importa.

Svetlana è ciò che Mangrovie vorrebbe essere: spigliata, sfrenata, seducente.

Chi conosce Mangrovie come lavoratrice affidabile, madre esaurita, ambientalista  impegnata stenta a riconoscerla quando Svetlana prende il sopravvento.

Infatti Svetlana tento di tenerla in gabbia il più possibile, le do un pizzico di libertà giusto una volta la mese per non farla morire di tedio.

Se mi doveste incontrare proprio quel giorno la, sappiate che se sono come sono e come di solito non sono non è colpa mia: è Svetlana che si sta godendo il suo meritato giorno di libertà.

Salutatemela!

(Dedicato alle amiche del Teroldego: come me la tirate fuori voi
Svetlana – nessuno mai!)

Bruciarsi la cena

maggio 24, 2009

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Mangrovie è rilassata.

Mangrovie è in pace con se stessa.

Mangrovie si sente come se si fosse fumata 5 canne sotto il sole cocente delle 14.00.

Però Mangrovie non ha trasgredito la legge, no!

Mangrovie ha fatto 7 ore di yoga, meditazione, training autogeno, visualizzazione positiva.

L’azienda per la quale Mangrovie lavora ha deciso che per il loro bene psico-fisico, i dipendenti avrebbero dovuto frequentare un corso di gestione dello stress tramite tecniche di varia natura.

35 ore di yoga, meditazione, training autogeno…quando  un’ora di tantra yoga  avrebbe sortito un’effetto assai più soddisfacente, ma questo a quanto pare non rientra nella politica dell’azienda.

Ora Mangrovie dovrebbe essere rilassata ed in pace con se stessa, ma purtroppo Mangrovie è resistente a qualunque forma di rilassamento che non sia il mangiare, correre in mezzo al bosco ecc. Invece, mentre tutti cercavano di liberare la mente dai loro pensieri sulla melodia di un canto tibetano, Mangrovie aveva mille cose che le passavano per la testa.

E mi è tornata in mente la cena che mi sono bruciata. Quasi, quasi mi mettevo a ridere, ma in mezzo a tanta spiritualità una risata sarebbe stata fuori luogo.

Non ho bruciato la cena sui fornelli, no. Mi sono bruciata un invito a cena. Per dirla tutta, il primo invito a cena dopo 11 anni (tranne due inviti dal compagno che con la scusa delle figliole che non ci permettono di uscire insieme si è elegantemente defilato dall’arduo compito). Ed io che faccio? Paura! Si, proprio paura.

Il pretendente alla cena si è fatto intimorire da Mangrovie e gli accordi (“Mi faccio sentire per metterci d’accordo”) sono saltati.

Vi spiego: settimana scorsa a cena da una mia cara amica (quella della Love cream, per intenderci). Neanche il tempo di arrivare, sedermi a tavola, venire presentata ai convenuti e studiarli che lei se ne esce con la seguente frase:

“Certo che mi hai spaventato il collega di lavoro, eh!”

Io, non sapendo a cosa si riferisse ma con la bocca già piena di antipasto: “Mmmmhhh????”

“Beh, lui ci è rimasto di sasso perché tu gli hai detto che da lui vorresti solo sesso e nient’altro, niente coinvolgimenti sentimentali, niente rotture di palle…lui invece crede che un po’ di amore ci voglia…”

Immaginatevi gli altri invitati, tutti gli sguardi (ad occhi sgranati!) su di me, le orecchie drizzate per non perdersi nulla di questa diatriba scottante. Io, rossa come un pomodoro, perché si, questo discorso lo avevo effettivamente tenuto io, ma senza il giusto contesto non rende bene l’idea che c’era dietro.

Il contesto: Seduta ad un tavolo di un bar con un noto tombeur des femmes della città, uno sciupafemmine tre le cui tacche sulla testiera del letto si annovera anche qualche mia amica, mi chiede con fare ammagliante: “Se ti chiedessi di venire a cena con me, ci verresti?”

Come già detto sono 11 anni che nessun uomo mi rivolge codesta domanda, potrete comprendere che mi ha colto di sorpresa e – cosa strana – sono rimasta senza parole. Dopo un po’ ho esortato con un:

“Tu ed io?”

“Certo, tu ed io!”

“Cena, eh!?”

“Bè, cena e tutto ciò che ne consegue…”

“E di solito cosa ne consegue?”

“Bè, la prima uscita nulla, al massimo alla quarta uscita di solito faccio sesso”

Eh no, qui mi tiri fuori la Svetlana che c’è in me (Svetlana non posso spiegarla in due parole, merita un post a parte, vi basti sapere che è il mio alter-ego lettone), mi pungi sul vivo, stuzzichi la mia fantasia, non puoi pretendere che davanti a tanta paventata sicurezza, tanto savoir-faire io stia zitta. Infatti, sono partita in quarta:

“Sesso? Perfetto, proprio quello che avevo in mente. Ma che sia solo sesso, eh! Niente coinvolgimenti emotivi tipo relazioni, sentimenti ed altre cazzate. Eh no, io ho già dato, caro mio. Ci sto, usciamo a cena, oppure la saltiamo ed andiamo direttamente al dunque: sesso, sesso, sesso!”

Ovviamente non dicevo sul serio, pensavo che vista la sua fama avrebbe gioito a tanto entusiasmo servito – ancora caldo – su un piatto e piazzatogli davanti invece lui un po’ è sbiancato, e mi fa:

“Allora mi faccio vivo io, ok?”

Più sentito!

Fino alla famosa cena tra amici, durante la quale – dopo essere stata messa alla gogna come ninfomane – sono stata messa al corrente sui motivi di tale dissertazione.

Con la scusa dell’aiutino ho seguito in cucina la mia amica. Li, al riparo da orecchie curiose le dico:

“Ma dai, che figura mi fai fare, quelli manco mi conoscono, chissà cosa pensano di me, mi fai passare per una vecchia maiala…”

Lei: “Tranquilla, hanno capito che non sei affatto…vecchia!”

P.s. Pretendente, fatti pure vivo, giuro che sono innocua e scene come in “Harry ti presento Sally” di solito non ne faccio. Di solito…

Comunicazioni retroattive

maggio 19, 2009

crema

“…E poi d’un tratto crollò in loro l’ultima inibizione, il cerchio si sfasciò. Si precipitarono su quell’angelo, si avventarono su di lui, lo gettarono a terra. Ognuno voleva toccarlo, ognuno voleva una parte di lui, una piccola piuma, un’ala, una scintilla della sua fiamma meravigliosa. Gli strapparono di corpo i vestiti, i capelli, la pelle, lo fecero a brandelli, affondarono le unghie e denti nella sua carne, gli si buttarono addosso come iene…”

(Patrick Süskind – Il profumo)

Petra,

cogliendo l’occasione per ringraziarti per la cena dell’altra sera (e ti riconfermo che a me i crostini-lasagna al pesto son piaciuti veramente) volevo farti una domanda:

ricordi quel tubetto di crema che è hai tirato fuori dal nulla a tarda ora, quello pink con scritto su “Love…” qualcosa, quello che ridacchiando un po’ per via dell’ottimo Rosso di Puglia e un po’ perché certe cose suscitano in noi un grande interesse, Bianca ed io studiavamo con occhio scientifico?

Dai, quel tubetto che prometteva che spalmandoti generosamente il corpo con il fluido ivi contenuto saresti diventata irresistibile agli occhi (o meglio dire alle narici) di ogni uomo?

Quel tubetto che – prendendoti generosamente in giro perché secondo noi ti eri fatta abbindolare visto che era una presa per il culo bell’e buona perché certe sostanze non esistono se non in natura, e li probabilmente solo nella zona perianale delle femmine di scimmia Gibbone di Giava, dove hanno un senso visto che in piena fase riproduttiva devono attrarre un maschio che magari si trova aggrappato su un banano a chilometri di distanza, mentre noi umani civilizzati ormai abbiamo in gran parte perso l’uso dell’organo olfattivo nella scelta del partner e ci lasciamo guidare da altri stimoli magari visivi, intellettivi, spesso anche finanziari.

Ecco, spero tu non te la sia presa per queste nostre defaiances, questi nostri exploites gratuiti, per dirla in parole nostre: queste “sputtanate” bonarie.

Ecco, perché ti volevo chiedere una cosa: Non è che mi potresti ripetere come si chiamava tale prodotto? E se per caso ne esiste una versione “young” ?

Ti spiego: dopo aver commentato il prodotto (negandone come già detto ogni proprietà utile), Bianca ed io ce ne siamo spalmate un po’ sull’avambraccio, annusando e continuando le nostre disquisizioni in merito. L’odore non era proprio piacevole, anche se particolare ed un po’ “animalesco”. Arrivata a casa mi son dimenticata della crema, il compagno russava beatamente – lungi da lui farsi influenzare da tale prodigio afrodisiaco-olfattivo.

Il giorno dopo al lavoro sono in stanza con un paziente. Notare che stiamo parlando di un soggetto di 90 anni, il quale fa fatica a portarsi il cucchiaio alla bocca, figurarsi le altre attività motorie. Gli dico di tenersi da me per alzarsi e questo mi piazza entrambe le mani sul culo aggrappandosi come una cozza allo scoglio. Io: “Bè?” Lui: “Eeeehhh? “ Io: (che non potevo mollare la presa altrimenti mi andava giù come un sacco: “Potrebbe mica gentilmente spostare un po’ le mani?”

Lui: “Signorina, mi scusi, è che sarò anche vecchio e rimbambito ma il suo culo mi chiama…” A sto punto Mangrovie si è fatta abbindolare alla grande e – stupita da tale capacità communicative del suo didietro – gli ha concesso un attimo di gioia senile.

Nel pomeriggio il culo ha chiamato un’altra volta: nel negozio di cuscini il commesso (con un alitosi etilica spaventosa) per guidarmi verso il bancone giusto mi ha messo la mano sulla schiena e da li è sceso – in un gesto rapidissimo e molto lieve – sul sedere. Talmente veloce che son rimasta li a chiedermi se me lo sono sognata…intanto l’attimo era passato e non sapendo più se fargli notare o meno la cosa, ho lasciato perdere (però alla cassa gli ho chiesto lo sconto e me lo ha fatto, eh!).

Uscendo dal negozio ho pensato che in una sola giornata ero stata vittima di tre mani morte (due il nonnino, una Superciuk) e – stupendomi di suscitare tali reazioni – mi è tornata in mente il tubetto di crama pink…

La sera sono andata a correre, mentre mi chino per allacciare la stringa della scarpa vedo arrivare in lontananza, con passo leggero, un bellissimo ragazzo di colore con pantaloncini succinti e fisico notevole.

Velocemente termino l’operazione scarpa e riprendo la corsa pensando che magari, complice il caldo ed il sudore, la crema ferormonica avrebbe sortito il doppio dell’effetto. Invece niente, il bel maratoneta mi ha sorpassato senza che le sue narici vibrassero captando l’essenza afrodisiaca, senza che queste informazioni raggiungessero il suo ipotalamo e questo gli comandasse di fermarsi, non dico per toccarmi il culo, ma almeno per chiedermi di fare qualche chilometro insieme.

Insomma, cara Petra, se mi puoi dare una risposta alla mia domanda e se magari mi puoi dire se di tale prodigio ne esista anche una versione “young” che non attiri solo anziani e derelitti di varia natura, ti sarei molto grata!

(P.s. settimana prossima si replica: cena a casa mia, ok?)