Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Con il senno di poi…

aprile 14, 2010

Ecco, la Mangrovie è tornata. Vabbè, magari l’assenza non si è notata ma sono stata assente per un po’.

Motivi politici.

Impegni seri.

Non le tre minchiate che vi racconto su questo blog ma temi ambientali veri, situazioni che ci riguardano da vicino e che necessitano di soluzioni immediate.

Robe da grandi, insomma.

Momenti in cui uno deve tirare fuori la parte migliore di se, il proprio know-how, la passione e l’impegno.

Momenti in cui devo sopprimere il mio lato erotic-gagliardo per essere invece la battagliera ambientalista-madre-di-famiglia-informata-della-questione ecc.

A corto di idee stavo pensando di mandarvi saluti e baci e di chiudere il blog ma motivi pratici quali: “E poi? Con chi altro e dove parlo di amore, ambiente, sesso, vita cittadina, coppia, politica, perversioni e quant’altro”? Al parchetto davanti a mamme allibite e shockate? Al lavoro dinanzi a colleghe abituate alla mia pacatezza? Durante le riunioni di ambientalisti tra un dibattito e l’altro?

No, posso farlo solo qui, a riparo da sguardi indignati ed inquisitori, da espressioni incredule e ammiccamenti vari.

Ipsi:

Questa settimana parlerò di

GNOCCA.

E di una scoperta rivoluzionaria: siamo tutte gnocche.

Pur non rendendocene conto noi e purtroppo…nemmeno chi ci guarda.

Non fraintendetemi, non illudetevi, chi mi conosce lo sa già: attualmente la Mangrovie non è gnocca. Perché pur non essendolo mai stata e pur non andando mai ad esserlo sono “gnocca  col senno di poi”.

Come tutte voi o le vostre compagne. E’che come con i comodini i quali si scoprono belli solo quando acquistano valore di antichità ed i formaggi che rivelano la loro vera anima solo dopo anni di stagionatura, anche la gnocca ha bisogno del suo tempo, della giusta maturazione per scoprirsi tale.

Vi spiego: ieri ho tirato fuori delle vecchie foto di un viaggio in Venezuela che feci a 24 anni. Paesaggi selvaggi, lande desolate, montagne innevate e…

”Mazza che gnocca” ho esclamato.

Il compagno – fedele al intrinseco richiamo maschile già descritto da Pavlov che osservando il proprio cane notò dei strani comportamenti poi riassunti in varie tesi –  si precipita a guardare e – con tono deluso – afferma:

“Ma sei tu!”

“Certo che sono io, ma guarda quanto ero gnocca allora!!”

In effetti, modestia a parte, non ero male.

Il brutto è che allora non me ne rendevo conto. Anzi! Averlo saputo, invece!

“Bè dai, non sei mica da buttare via” – cerca di tirarmi su il compagno.

Il brutto è che questo lo capirò appena tra qualche anno.

Vi rendete conto? Analizzando i precedenti ci saranno buone possibilità che tra 10 o 15 anni guarderemo le foto di oggi e penseremo quello che ho pensato vedendo me stessa in tempi passati: E cioè che non eravamo niente male.

Ipsi: siamo gnocche – magari incomprese e misconosciute – ma siamo gnocche.

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Bolzano come Teletubbielandia?

marzo 28, 2010

Pedalando sulla ciclabile di Bolzano mi godevo la primavera esplosa nei suoi colori ed odori, gioivo delle verdi gemme che beffando le temperature non proprio primaverili si ergevano verso il cielo terso e mi stupivo della vista libera sul fiume Isarco.

Vista libera grazie alla recente opera di disboscamento a cura della provincia di Bolzano che – volendo proteggere i cittadini di Bolzano (nonché potenziali elettori – specie in via d’estinzione e perciò da tutelare) dalle frequenti e pericolosissime esondazioni cicliche del fiume – sono state eseguite con particolare dovizia, disboscando fino alle radici una zona di lussureggiante ed utile verde. Restano alcuni solitari fusti, ambiti e litigati dai volatili che notoriamente nidificano in questi luoghi. A ricordarci giornalmente di questo ennesimo scempio ambientale restano i mucchi di tronchi e rami da settimane accatastati in riva al fiume, probabilmente messi li ad asciugare visto che il loro destino sarà quello di andare a nutrire qualcuno degli ormai numerosi impianti a biomassa.

Per non rovinarmi la giornata guardo oltre questa “natura morta” ed il mio sguardo cade sui prati al lato della ciclabile, prati verdi dal quale sbucano…narcisi? Mi fermo per guardare meglio. Un prato disseminato di narcisi? Questa poi! Da quando in qua i narcisi crescono spontaneamente nel verde cittadino? Mi sembra di ricordare un posto dove questo succede…ecco: nel paese dei Teletubbies!

Teletubbilandia! Bolzano?

Forse le due realtà non sono poi così diverse!

Non siamo anche noi in balia di goffi pupazzoni imbottiti comandati dall’alto, dall’elogio spesso incomprensibile e dalle azioni ancor meno prevedibili?

Le sedute del consiglio comunale non ricordano forse le lunghe disquisizioni teletubbiane intorno ad un Tubbietoast – spartirlo equamente oppure no? – e come queste fiabesche diatribe non terminano anche le meno didattiche sedute comunali? La torta viene spartita, fa felice alcuni ma si lascia un sapore amaro in bocca ai più.

E forse Po – quello rosso, goffo, sempre un po’ in ritardo rispetto agli altri – non somiglia un po’al nostro primo cittadino dalle guance rubizze e dal ventre prorompente?

Il panorama che si gode dalle finestrelle delle casette dei pupazzoni non somiglia sempre più  al panorama che ci si para davanti quando con lo sguardo osiamo andare oltre la nostra porticina di casa? Un paese piatto, senza alberi ma disseminato di fiori artificiali che dovrebbero colmare il nostro bisogno di verde, dominato da immeritevoli pupazzoni e popolato da gai conigli che saltellano per il paese ignari del futuro che gli attende.

Per fortuna che dal basso si inizia ad udire un movimento, un fremito. La tranquillità del paese dei balocchi,  la cui base appare sempre più traballante, sta per essere scossa…

(continua…)

Abbasso la super-patata!

marzo 10, 2010

Uff!

Tutta sta polemica intorno alla patata OGM, la cosiddetta “super-patata”! Come se fosse la prima volta che una super patata invadesse il suolo europeo! Ma va! Ma l’ultima volta nessuno si è lamentato, eh no! Nessuno a dire: “La super-patata non la vogliamo!” Nessuno che polemizzava e disquisiva sulla nocività della patata di classe superiore! Figurarsi! Accolta a braccia aperte, l’avete!

Ma noi donne già l’avevamo capito che la super-patata non poteva che essere dannosa per l’intero ecosistema. D’altronde era così diversa, così “esotica” – pur facendo parte della stessa razza, così diafana e perfetta – pur essendo anche lei stata creata allo stesso modo delle patate nostrane. Eppure è arrivata, ha invaso il territorio europeo, dopo l’iniziale scetticismo si è fatta amare ed infine è arrivata a fare parte della vita quotidiana di molti di noi: i giovani intraprendenti l’hanno adorata fin da subito e molti si sono legati a lei per la vita, per gli anziani è diventata compagna insostituibile, nutrimento per l’anima, stampella per la difficile quotidianità senile.

Invece noi donne siamo state subito scettiche se non avverse a tale novità. Insomma, già era difficile prima prendere un uomo per la gola, figuriamoci poi, quando – finita la guerra fredda ed aperte le frontiere con l’est – abbiamo dovuto confrontarci con queste bellissime, altissime, biondissime super-patate dagli zigomi alti e dai fianchi stretti!

Ok, possiamo benissimo convivere con le Svetlane ma la patata, il tubero, per intenderci, quella la vogliamo rigorosamente non-OGM.

Esprimete la vostra opinione sul sito http://www.agricolturaitalianaonline.gov.it/content/collectedinfo/24559

A volte ritornano

febbraio 25, 2010

“Poi sei tornata dalla Grecia io fingevo che non mi importava niente, ti chiedevo le notizie più banali, tipo: “Chissà quanta gente avrai incontrato, che bordello di turisti”, tu negavi ed affermavi: “No no no no no no no no no no no no no no no no no no no, eravamo solamente io e Giovanna sopra un’isola deserta tipo c’hai presente due chilometri di spiaggia vuota, dormivamo in un capanno in riva al mare e alla sera i pescatori ci portavano del pesce, facevamo le grigliate sulla spiaggia e cantavamo a squarciagola le canzoni di Battisti fino all’alba, tanto l’isola è deserta”, tu dicevi e io pensavo: “Ma che cazzo, tutti quelli che ritornan dalla Grecia sono stati sopra un’isola deserta tipo c’hai presente due chilometri di spiaggia vuota, ma contando tutti quelli che mi dicono ‘sta cosa io mi chiedo quante cazzo di isolacce deve averci questa merda di una Grecia, poi ‘sti pescatori greci non potrebbero pescare in altomare e impiccarsi con le reti senza andare a importunare le ragazze come te che normalmente sono brave ma travolte dagli eventi non disdegnano di fare la puttana?”.

Claudio Bisio – Rapput (1991)

Ieri ho avuto la conferma che ogni tuo passo, ogni tua parola, ogni tua azione lascia un segno del tuo passaggio. Un segno, magari pure una conseguenza. Che non si cancella ma resta li. Magari per anni, magari per sempre. En attendant.

Fino a ieri.

Ieri mi sono scontrata con una di queste “conseguenze”. Al lavoro. Totalmente impreparata.

Stavo parlano con un’utente e mentre parlavo mi sentivo qualcosa addosso. Avete presente quando siete immersi in un’azione e contemporaneamente sentite una sensazione strana, nel vostro profondo, ma non riuscite a darle un nome finché non vi accorgete che qualcuno vi sta osservando intensamente e solo allora capite che ciò che sentivate era proprio la sensazione di venire osservati?

Mi giro e vedo lui.

Un bel tipo.

Una faccia nota.

Un ex.

Non un ex qualsiasi.

Probabilmente l’ex più cornuto.

Più cornuto e nel più breve tempo possibile.

Con una di quelle facce toste che non sapevo di avere l’ho salutato con una certa nonchalance che avreste dovuto vedere – cercando al contempo di non far trapelare le emozioni che mi ribollivano dentro, scatenate dalla visione mentale di immagini di quella calda e lontana estate che mi stavano passando davanti come un film.

Grecia 1994. Due ragazze giovani e curiose, sole, mare, spiaggia, Ouzo, un bel greco di cui non ricordo il nome, un etereo nonché statuario esemplare di maschio nordico e successivamente un godereccio pugliese di cui ricordo molti più particolari, notti folli e giornate pigre.

Il problema era che a casa entrambe avevamo qualcuno che ci aspettava. Non che ciò rappresentasse un problema in quel mentre. Il problema si è presentato al momento del ritorno, quando ho dovuto spiegare il sospettoso pallore nonostante due settimane di spiaggia. E le occhiaie. E il succhiotto che il caliente (nonché bastardo!) pugliese mi aveva lasciato come ricordo dell’ultima notte di passione. Davanti all’evidenza la Mangrovie ha deciso di essere sincera:

Ehm, devo confessarti una cosa…

Si, anche tu mi sei mancata molto!

No, non hai capito…

Non mi hai pensato?

Bè, non proprio, cioè, ti ho pensato molto…dopo…

Dopo cosa?

Dopo averti tradito…

Ah!

Qui la Mangrovie si aspettava un sonoro richiamo alla canzone di cui sopra.

Invece lui mi avrebbe perdonato.

Ma io non potevo più guardarlo negli occhi perché non solo ero stata fedifraga ma pure bugiarda. E poi avevo esplorato terreni che con lui non avevo mai neppure immaginato esistessero.

Insomma, visto che lui non lo fece lo mollai io. E non lo rividi più. Fino a ieri, appunto, quando

me lo ritrovo davanti e lui mi presenta la moglie con la quale avrò a che fare  per motivi professionali.

Moglie tra l’altro mora, piccola, esile, occhialuta.

L’esatto opposto di me!

Strano…

Un fidanzato “da comodino”

febbraio 22, 2010

Durante l’ultima cena con le amiche del Teroldego come al solito si è sfiorata l’eterea ed eterna area filosofica. Nietzsche, Schopenhauer, Kierkegaard – forse nemmeno il libreale Couto avrebbero potuto in breve tempo, a così tarda ora e con un così alto tasso alcolico in corpo coniare delle verità così assolutamente ed al contempo così poco dimostrabili come quelle scaturite intorno al tavolo del “Muflone Rosa” di Bolzano.

In poche parole, per farla breve, per accorciare l’agonia – specialmente quella del sesso maschile che tra breve verrà punto sul vivo – si è disquisito parecchio per arrivare alla conclusione che si, il fidanzato perfetto è solo uno: quello da comodino.

Trattasi non di specie di maschio votato all’inerzia  e gaudente di tutte le comodità domestiche possibili ma di oggetto longitudinale le cui misure ed i colori possono variare in base alle preferenze, a pile oppure statico, singolo, bicornuto, con vari optional…insomma stiamo parlando del vibratore.

Aha!

La Mangrovie ha trovato un ulteriore tema scabroso che magari scalda le mutande ma non ha nessun altro effetto benefico?

Tutt’altro, la Mangrovie oggi vuole spiegarvi i possibili effetti nocivi sulla salute della donna (o dell’uomo, dipende!) e darvi qualche consiglio per un futuro acquisto.

Perché i gaudenti gingilli spesso sono composti da sostanze altamente tossiche le quali – attraverso le mucose – vengono rapidamente assorbite dall’organismo.

Leggendo qua e la si scopre che i modelli trasparenti, disponibili in molteplici colori, vengono fabbricati con un materiale nominato “Jelly” che contiene un cocktail di Ftalati che oltre ad essere altamente cancerogeni producono effetti analoghi a quelli degli ormoni estrogeni, quelli femminili, causando una femminilizzazione nei soggetti a contatto con tale sostanza. Il che non significa che usandolo si ha un piacevole effetto secondario sulla misura del seno ma che i residui di fabbricazione che spesso contaminano le falde acquifere possono causare un disturbo nello sviluppo dei genitali e dei testicoli dei maschietti.

I modelli “natural”, quelli del tutto simili al modello in natura, di color carne, sono composti in poliuretano, una sostanza molto inquinante che provoca reazioni allergiche nonché irritanti e le cui conseguenze sull’organismo sono tuttora dubbie.

Quelli in silicone sono quelli meno problematici – almeno dal punto di vista salutare, in quanto sono fatti dello stesso materiale usato per le protesi al seno. Purtroppo non sono biodegradabili…ma forse finire in discarica non è comunque il loro destino.

Vi sono dei modelli in lattice naturale che però costano una cifra e dopo un periodo di rodaggio soddisfacente possono scatenare reazioni allergiche che compromettono un futuro uso di preservativi che sono – appunto – di lattice!

Insomma, per un divertimento senza effetti nocivi e senza pensieri nefasti rimangono solo i modelli in vetro, legno, acciaio o granito. Magari inizialmente sono un po’ “freddini” ma hanno il vantaggio che – appropriatamente illuminati – possono essere posizionati sulla mensola del soggiorno anziché nascosti nel comodino sotto strati di libri, fazzoletti, mutande.

Macchè bidone!

febbraio 7, 2010

L’uomo dei sogni di Mangrovie poteva materializzarsi sgommando a bordo di un rombante ed inquinante Suv? Naaaaa!

Presentarsi sotto casa con un mazzo di rose coltivate in lande povere sottraendo preziosa acqua alla popolazione locale?

Figurarsi!

Con un diamante la cui vendita finanzia l’acquisto di armi in paesi quali la Sierra Leone?

Impossibile!

L’uomo dei sogni di Mangrovie sbuca da un bidone.

Nel mio immaginario onirico lo vedo già: con una buccia di banana in testa ed un nugolo di mosche e moscerini che lo circondano come un aurea angelica mi porge il risultato delle sue ricerche: rifiuti, anzi cibo!

Lui è Tristram Stuart, il paladino del cibo buttato, colui che per dimostrare il modo malato in cui il mondo occidentale produce troppo cibo e ne getta via ancor di più non esita a tuffarsi in bidoni della spazzatura per riemergerne con prove alla mano: vasetti di yogurt ancora sigillati, pane fresco, scatole, scatolette, barattoli di tutti i tipi buttati via perché vicini alla data di scadenza ma ancora perfettamente commestibili.

Nel suo libro “Waste” (in Italiano “Sprechi”) Tristram – fatti alla mano – ci spiega i perversi meccanismi che fanno si che il pane e i prodotti da forno buttati ogni anno nella sola Gran Bretagna salverebbero dalla fame 26 milioni di persone. E che invece finiscono in discarica. A quanto pare, generalmente il 30 % del cibo acquistato finisce nella spazzatura.

La causa di questo spreco sta sostanzialmente nel fatto che il genere umano è geneticamente portato a pensare che avere troppo è meglio che non avere abbastanza – questo perché anticamente le tribù con cibo in eccesso diventavano più forti delle altre. Ovviamente questa nostra peculiarità è stata subito riconosciuta e sfruttata dalle industrie alimentari che ci offrono non solo 3 x 2 ma anche 1 + 1, 5 x 3, maxi confezioni, confezioni famiglia, prodotti gratuiti ecc. Per i produttori è più redditizio acquistare prodotti in eccesso per poi buttarli piuttosto che rischiare di trovarsi con poche scorte e perdere così introiti. Tanto che negli ultimi venti anni ci siamo disabituati a vedere scaffali semivuoti nei supermercati: se ci fate caso sono sempre riempiti fino all’inverosimile, per darci questa immagine di abbondanza e ricchezza.

Peccato che tanta abbondanza prima o poi scada e che a fine giornata regolarmente grosse quantità di cibo vengano gettate nei grandi bidoni della spazzatura posizionati davanti ad ogni supermercato.

Ed è qui che entra in azione il bel Tristram (ops, non vi avevo detto che era pure bello?) il quale con gesto atletico salta nel bidone e ne estrae ciò che è ancora commestibile.

Così facendo, nel dicembre 2009, insieme ad amici, sostenitori ed altre associazioni benefiche, ha organizzato una cena gratuita per 5000 persone nella centralissima Trafalgar Square a Londra. Tutta a base di prodotti ripescati dai bidoni.

Averlo saputo! Cercava volontari e – fedele al suo spirito altruista – io mi sarei volentieri prestata a ruzzolare con lui nei bidoni.

Anzi, magari mi facevo trovare nel bidone, coperta solo di bucce di banana, con un cartello intorno al collo:

“Tristram, prendimi con te! Non sono ancora da buttare via!”

Tristram Stuart

Parla come mangi

febbraio 1, 2010

… Nun è pe’ fà er fanatico romano;
però de fronte a ‘sto campà d’inedia,
mejo morì co’ la forchetta in mano!

(da “La dieta” di A. Fabrizi)

Ciò che all’Accademia della Crusca – l’istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana – in oltre 500 anni di attività non è riuscito – e cioè insegnarci a parlare e scrivere l’italiano in modo corretto – i media sono stati capaci di fare in pochi anni: cambiare il nostro modo di esprimerci, non dico in meglio ma sicuramente in modo molto diverso da come ci era stato insegnato da genitori, insegnanti, amici ed altre autorevoli fonti.

Confesso, faccio pubblica ammenda: come mi viene spesso fatto notare io stessa non sono altro che fonte inesauribile di errori di grammatica, sintassi, ortografia e mettiamoci pure di punteggiature, spesso sparse a vanvera. Ma ho (come sempre) la scusa pronta: nata e cresciuta in famiglia bilingue, frequentatrice di asilo italiano prima e scuola tedesca poi, frequentatrice di persone italiane, tedesche, ladine e cittadini del mondo in generale, più che dall’Accademia della Crusca sembro uscita da quella della biada.

Però tra tanti idiomi e tanta confusione una cosa mi è chiara: vogliamo tornare a chiamare le cose per nome?!

Già appena svegli, la mattina, è tutto un “pot-pourri” di lingue. Per colazione cosa c’è di meglio del pane fresco con la marmellata? Vado in un panificio ed ordino una ciabatta oppure uno di quei bastoni di pane lunghi.

Quale vuole? La baguette?

Uff.

Marmellata? Quale? “Jam” oppure la “confiture”?

Damme la Nutella, va!

Per andare a lavorare vorrei affidare i figli alla bambinaia, invece mi ritrovo la baby sitter.

Finito il lavoro non mi trovo più per l’aperitivo – si fa l’happy hour, anche se a fine giornata più che “happy” ti senti stravolta.

E ti va bene che non sei invitata ad un “brunch”, altrimenti ti toccava acconciarti in modo “trendy “ ed essere “up to date”.

Ultimamente poi, leggendo i giornali, è tutto un girare intorno alle parole. Prendiamo per esempio il cosiddetto “mestiere più antico del mondo”. No! Guai a dire prostituta oppure puttana! Sacrilegio! Ormai si dice “escort”, dal verbo inglese “to escort” che sta per “accompagnare”. Perché le signorine ormai non solo te la danno ma te l’accompagnano ad un conto salatissimo. E colui che va a cercare qualcuna alla quale accompagnarsi (oppure come si diceva fino a poco tempo fa, il puttaniere) ora si chiama “utilizzatore finale”. Stesso status dell’acquirente dei bastoncini Findus.

Mah.

O forse siamo coerenti e non ce ne siamo ancora accorti, nel senso che in effetti parliamo come mangiamo: in modo disordinato e confuso,  influenzati da altre culture, quasi globalizzati, ma grammaticalmente anoressici e linguisticamente bulimici – al passo coi tempi, insomma.

Sarà, ma sia a tavola che per strada mi mancano un po’ i tempi in cui capivi cosa mettevi in bocca.

Ci mancavano pure gli UFO!!

ottobre 22, 2009

ufo-trindade-brazil-1958

“Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare!”

(Eugenio Finardi – 1978)

E’di questi giorni la notizia di un ulteriore avvistamento di UFO nella zona di Bolzano, più precisamente sopra l’aeroporto di Bolzano/Bozen.

Accidenti, questa non ci voleva!

Come se gli oggetti volanti non identificati ne giustificati che giornalmente sorvolano e planano sopra le nostre teste (vedi voli non comprensibili ne usufruibili ne in qualità di destinazioni che in qualità di tariffe per la maggior parte della popolazione), voli che fanno comodo solo a politici e imprenditori non certo a noi comuni viaggiatori che se proprio proprio dobbiamo prendere un aereo di solito scegliamo destinazioni che non siano proprio Roma o Vienna.

Dicevo, come se questi non bastassero, ora ci si mettono pure gli UFO. Un periodo miglior non potevano sceglierlo, eh? Proprio adesso che è in ballo il Referendum provinciale che ci da finalmente voce in capitolo per poter dire: “No, noi non vogliamo più finanziare questo aeroporto illogico, inquinante e costoso con i nostri soldi!”

Referendum già ostacolato dal partito di maggioranza sudtirolese il quale prima ha affermato “no, non andate a votare” per poi ritrattare con un più democratico “andate pure a votare, se poi però avremo metà flotta aerea della Nato che farà scalo qui non lamentatevi con noi!”, ostacolato dai maggiori imprenditori della patria e non per ultimo dal nostro orgoglio locale, il re degli 8000 nonché dell’acqua minerale in bottiglia di plastica: Reinhold Messner. Il quale ha improvvisamente messo in luce il suo spirito di protezione verso il gruppo linguistico italiano il quale – andando a votare – metterebbe a rischio la proprio esistenza. Detto da uno che ancor oggi sostiene di aver visto lo Yeti…

Insomma, sia i promotori che noi sostenitori abbiamo fatto fatica a promuovere l’informazione intorno al referendum, come se non bastassero i bastoni messi tra le ruote ora scendono in  campo pure gli extraterrestri.

Eh si, perché ora le regole cambiano. Non possiamo più dire che noi non abbiamo bisogno di un aeroporto.

Insomma, siamo o non siamo una terra ospitale (cartelli segnaletici monolingui a parte – se riesce ad orientarsi senza cadere in un crepaccio il turista qui da noi vale oro!)?

E allora, vuoi che non diamo agli UFO la remota possibilità di un confortevole atterraggio con saluto ufficiale con regolare banda in abito tradizionale e consegna di cesto con prodotti con il marchio SÜDTIROL?

Cari UFO, un consiglio: se proprio proprio volete mettervi in contatto con l’umanità scegliete almeno una regione limitrofe, che ne so io, il Trentino oppure l’Austria, anzi, meglio ancora la Svizzera! Perché qui da noi sarete anche benvenuti (se riuscirete a dimostrare di essere perfettamente bilingui, si intende!) – non aspettatevi però il permesso di soggiorno, tutt’al più un visto turistico – ma già contiamo poco noi che qui ci viviamo da anni, decenni, generazioni, figuriamoci voi che venite da fuori, magari parlando di democrazia e partecipazione, magari non portando nemmeno valuta estera appetibile e sicuramente rifiutando di proseguire il vostro viaggio su un comodo e semideserto volo per Roma in Business class!

Day two.

agosto 9, 2009

Secondo giorno (sola con un Gioppino)

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Però! Bello alzarsi senza complicanze! Alzarsi e basta, alle 5.50. Mi preparo il caffè – vista l’ora faccio fatica a tragurgitare il Muesli ma eroicamente supero la prova – inforco la bicicletta e pedalo verso l’ospedale.

Lavoro fino alle 16.00 dopodichè trascino il sedere sulla sella e pedalo verso casa dove mi lancio direttamente sul divano – fetta di anguria alla mano. Mentre sono indecisa tra il divano ed il letto mi chiama l’amica E. e mi propone giro in bici. Acconsento.

Dopo un’ora di salita mi chiedo chi e cosa mi abbia convinto che una sella di bicicletta sia più confortevole di un divano. Imperterrita e testarda resisto e vacillo solo durante la discesa, quando mi accorgo  che mi sono dimenticata che i freni della mia bike non funzionano più come dovrebbero.

E., saputo che mi ero preparata una razione di Sushi capace di sfamarmi per tutta la settimana a venire, non esita ad auto-invitarsi a cena.

Finiamo la serata sul mio balcone, tra sushi, verdure saltate, prosecco, Champagne e torta.

Eccomi qui a riassumere le ultime giornate con troppo Champagne in corpo – ma chi osa lamentarsi?

Illuminati e spenti

febbraio 12, 2009

gluehbirneIl duce illuminato di Piazza Tribunale

Il duce illuminato di Piazza Tribunale

Per fare un tavolo ci vuole un seme
Tavoli, monumenti alla convivenza, spostamenti e depotenziamenti …parole e proposte nel solito gergo politico per riempire le pagine dei giornali e nulla più. Eppure basterebbe un clic per incominciare, un dito su di un interruttore della luce.
Caro sindaco, caro presidente spegnete intanto la luce che illumina il bassorilievo del dittatore e le sue parole, che non devono tornare di moda.
Date un segno tangibile di responsabilità e di coraggio civile.
Venerdì 13 febbraio è la giornata internazionale del risparmio energetico “ M’ illumino di meno”.
La Bolzano istituzionale non ha avuto fantasia, almeno ascolti quella dei suoi cittadini. Basta spreco energetico per illuminare il duce a cavallo! Spegnete quella vetrina sulla dittatura!

M. Teresa Fortini
Bolzano

Questa la lettera pubblicata oggi, giovedì 12 febbraio 2009 sul quotidiano dell’Alto Adige e sull’Corriere dell’Alto Adige. Per motivi di spazio le redazioni non sono riuscite a pubblicare le varie reazioni alla lettera, ma io, che di spazio ne ho ad uffa, posso riassumervi qui ed ora come l’intellighenzia locale ha reagito all’invito della Signora Fortini:

Ha ragione, cara Signora Fortini: l’effige del duce è demodè ed oltrettutto offensiva verso chi, come me, nella vita ha lavorato sodo ed ora ne vorrebbe finalmente raccogliere i frutti: sono favorevole allo smantellamento del bassorilievo…lo sostituirei con una effige della mia onorata madre, in porcellana grès, con sembianze marianiche e coroncina di luci stroboscopiche. Accanto, sulla destra, vorrei la mia riproduzione – in volo d’angelo, con boccuccia a “o” dalla quale, grazie ad un impianto dolby-surround, fare provenire una dolce melodia, un inno angelico, 24 ore al giorno. Sulla sinistra di mamma propongo mio fratello, con matita e righello in mano, ritratto nel momento della creazione della mia Domus. Che divina creazione! Quale incanto!
Gentili saluti
suo
The content Count

Gentile M. Teresa Fortini,
io, come lei già sa, vivo in modo coerente: il cervo lo sparo, la marmotta la sparo, il cedro lo taglio e la luce l’ho già spenta molti anni fa: meno illuminato di così non posso stare!
Gigi

Sorella Teresa,
anche noi aderiamo alla campagna “M’Illumino di meno”, ma siccome siamo in una fase positiv-kreativ-produktiva della nostra sostenibile esistenza, abbiamo aggiunto il motto: “Energiesparen ist romantisch!”. Infatti tale giorno noi doneremo “candele corredate da poesie… da leggere romanticamente all’amata/o”! Infatti è da tempo che noi invitiamo a “riflettere sulla bellezza della semioscurità che deriva dalle luci spente”: infatti al buio risultiamo più belle, la cellulite non si nota, le rughe si appianano, insomma: al buio si tromba meglio!
Per questo in tale occasione distribuiamo “tutto il necessario in un’azione che insieme è giocosa, politica e di sensibilizzazione”:

image002-3ci aiuteranno allegri e candidi piccioni che in volo lanceranno spirali anticoncezionali per evitare gli inconvenienti che col buio magari non si notano, ma alla luce del sole si!

Piss end lof!

Ultim’ora! Aggiungo questa lettera consegnatami stamattina da un elegante lacchè in costume d’epoca:
Egregiantissima (nonchè gran bel pezzo di donna) Signora M.T. Fortini,
mi scuso con il ritardo con il quale mi prendo il disturbo di risponderle, ma come lei forse sa, i problemi di questi paesi sono moltplici: chi saranno le nuove Meteorine del Tg4? Che colore per le tende di villa Certosa? E soprattutto: cosa regalo a Veronica per S. Valentino? Comunque trovo il tempo per darle ragione, cara Teresa, l’effige del Duce a cavallo così proprio non va! In tempi di crisi (quale crisi poi? Boh??) non faccio che ripetere lo slogan: “Consumate, consumate, consumate!” e quel Benito che fa? Viene a cavallo, il mezzo di trasporto meno vantaggioso per il rialzo del Pil! Io propongo di spodestarlo dal ronzino e di sostituire quest’ultimo con una fiammante Ferrari-italian-made. Con l’arrivo della stagione calda si potrebbe sostituire la Ferrari con una bella Vespa Piaggio, ultimo modello, e magari un bel casco stile romano in testa al Duce!

Per fortuna che ci sono io,

suo Fedele Silvio