Pezzo da museo

casa-thunDOMENICA, 01 FEBBRAIO 2009

Pagina 16 – Cronaca
Thun, un museo per la contessa
Il figlio Peter: lo realizzerò nel castelletto di Oltrisarco
I PROGETTI
DAVIDE PASQUALI

BOLZANO. Un museo in onore della contessa Lene Thun fondatrice dell’omonima azienda e dei celebri angioletti. L’idea è del figlio Peter. Anzi, non si tratta solo di un’idea: a Oltrisarco i geometri sono già in azione al Castelletto, la residenza della famiglia Thun in via Castel Flavon.
Le voci di questo genere, seppur incontrollate e spesso fuorvianti, nonché condite da abbondanti leggende metropolitane, si propagano in fretta. Anche a Oltrisarco, dove del museo si mormora da tempo. Anche perché la mega villa Thun in costruzione sopra Settequerce – scherzosamente chiamata dal volgo Domus Thun, sulla falsariga della sfarzosa Domus aurea di Nerone – ormai pare sia quasi del tutto terminata, e il conte vi si dovrebbe trasferire fra non molto. Comunque sia, le voci sul museo in onore della contessa hanno cominciato a diffondersi un paio di settimane fa, quando alcuni geometri si sono ripetutamente visti armeggiare con teodoliti e aggeggi vari in via Castel Flavon, poche decine di metri prima della rotonda che conduce in via Santa Geltrude. Qualche residente si è reso conto di cosa stessero facendo: prendevano le misure del Castelletto, la residenza della famiglia Thun, composta da una dimora medioevale merlata, a tre piani, da un edificio basso e lungo, dove saltuariamente si tengono i corsi della Fondazione Lene Thun, più un altro paio di edifici bassi, vecchie tettoie e quant’altro. I tecnici misuravano in particolare la strada che costeggia la dimora medioevale, come pure l’entrata principale, ossia la rampa abbellita da un arco merlato che conduce all’ampio cortile interno. Qualcuno dei vicini, più scaltro di altri, avrà posto qualche domanda, chissà, magari tentando di coinvolgere i famigli dei Thun. Ma – almeno così pare – le bocche sono rimaste rigorosamente cucite. Fatto sta che qualcuno, forse più perspicace, è riuscito a «capire». E così, si è cominciato a mormorare: «Hanno misurato l’arco d’entrata, perché là dentro, nel cortile, faranno il parcheggio dei bus».
L’unica, per sapere come stessero le cose davvero, era chiedere al conte. «Chissà come l’avrete scoperto», ha commentato stupito Peter Thun. «In effetti, però, è un’idea cui stiamo lavorando da qualche tempo. La residenza, che al suo interno custodisce preziosi affreschi gotici, è stata lasciata metà a me e metà a mio fratello Matteo da mia madre, scomparsa ormai cinque anni fa. Al momento la stiamo facendo stimare, per sapere quanto vale e, soprattutto, per capire cosa se ne potrebbe ricavare esattamente». Il tutto, anche perché l’edificio, risalente circa all’anno Mille, è protetto per il particolare valore storico e architettonico. «Ci sono ancora tanti se», va oltre il conte, «ma ho senz’altro l’intenzione di realizzare un museo in onore di mia madre e delle sue produzioni. Già l’idea di riqualificazione per il Virgolo prevedeva un Salone della contessa. Se quel progetto, disgraziatamente, non dovesse andare in porto, almeno mi rimarrebbe il museo».

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