Posts Tagged ‘ambiente’

Brucio per te!

febbraio 19, 2011

(ovvero: il nuovo inceneritore di Bolzano)

Poff-poff. Correvo appresso – o meglio “rincorrevo” – il Marathon man, il socio podista, colui che – avendone corse diverse – da quando ha saputo che mi stavo preparando a alla mia prima maratona si è preso a cuore il mio allenamento (sulla destinazione coviamo ancora qualche divergenza, lui dice che quella di Amsterdam non gli sembra la più adeguata visto il rischio di mandarla letteralmente in fumo).

Poff-poff , correre con Marathon man è pure istruttivo: single, di aspetto piacevole, ha una vasta cultura- ahimè limitata ad un unico campo: quello femminile. Sa tutto sull’orgasmo femminile, sulla ricrescita del pelo pubico, su cosa vogliono veramente le donne, sulle tette al silicone,  sui sogni segreti delle donne, ne sa pure più di me su cosa sia di moda e cosa invece passè.

Poff-poff, lui davanti, io sempre più indietro. Di solito ci perdiamo di vista ma – come in tutte le coppie rodate – prima o poi ci ritroviamo. Di solito quando lui ritorna.

Poff-poff, senza andare ad intaccare sempre l’autostima – stare dietro ha pure i suoi vantaggi: per esempio la vista sul sedere fasciato nei fuseaux da corsa di Marathon man. E poi mi evito i suoi monologhi monotematici (lui parla, io penso a respirare).

Poff-poff, arriviamo a Bolzano sud, stanca ed affannata con la scusa di commentare gli stati di lavoro del nuovo inceneritore di Bolzano lo faccio fermare.

“Poff-poff. Hai visto? Sono già arrivati al tetto (ovviamente: poff-poff)!”

“De che?”

“L’inceneritore! Il nuovo inceneritore di Bolzano. Il più bello (e costoso) del mondo! Migliaia di chili di rifiuti che verranno bruciati invece che trattati con metodi meno nocivi e più compatibili con l’ambiente!”

“Ah! Non sapevo neppure che ci fosse un inceneritore vecchio, figuriamoci uno nuovo!”

“Ma scusa, non ti sei mai chiesto dove finiva il sacchetto con i rifiuti residui – quelli che rimangono nella pattumiera dopo che hai differenziato vetro, plastica, carta, umido…?”

“Ma va! Mica differenzio io! E poi, una volta buttata nel bidone, sai che cosa me ne importa cosa ne fanno della mia spazzatura? Posso mica star qui a pensare a tutte le conseguenze delle mie gesta! Tu, invece: sai che ho letto che dalla forma del sedere si possono capire molte cose di una persona?”

“Infatti! Vai!”

“Eeeeh?”

“Accelera! Il tuo mi sta addirittura parlando! Mi sta implorando di prenderlo a calci!”

Con il senno di poi…

aprile 14, 2010

Ecco, la Mangrovie è tornata. Vabbè, magari l’assenza non si è notata ma sono stata assente per un po’.

Motivi politici.

Impegni seri.

Non le tre minchiate che vi racconto su questo blog ma temi ambientali veri, situazioni che ci riguardano da vicino e che necessitano di soluzioni immediate.

Robe da grandi, insomma.

Momenti in cui uno deve tirare fuori la parte migliore di se, il proprio know-how, la passione e l’impegno.

Momenti in cui devo sopprimere il mio lato erotic-gagliardo per essere invece la battagliera ambientalista-madre-di-famiglia-informata-della-questione ecc.

A corto di idee stavo pensando di mandarvi saluti e baci e di chiudere il blog ma motivi pratici quali: “E poi? Con chi altro e dove parlo di amore, ambiente, sesso, vita cittadina, coppia, politica, perversioni e quant’altro”? Al parchetto davanti a mamme allibite e shockate? Al lavoro dinanzi a colleghe abituate alla mia pacatezza? Durante le riunioni di ambientalisti tra un dibattito e l’altro?

No, posso farlo solo qui, a riparo da sguardi indignati ed inquisitori, da espressioni incredule e ammiccamenti vari.

Ipsi:

Questa settimana parlerò di

GNOCCA.

E di una scoperta rivoluzionaria: siamo tutte gnocche.

Pur non rendendocene conto noi e purtroppo…nemmeno chi ci guarda.

Non fraintendetemi, non illudetevi, chi mi conosce lo sa già: attualmente la Mangrovie non è gnocca. Perché pur non essendolo mai stata e pur non andando mai ad esserlo sono “gnocca  col senno di poi”.

Come tutte voi o le vostre compagne. E’che come con i comodini i quali si scoprono belli solo quando acquistano valore di antichità ed i formaggi che rivelano la loro vera anima solo dopo anni di stagionatura, anche la gnocca ha bisogno del suo tempo, della giusta maturazione per scoprirsi tale.

Vi spiego: ieri ho tirato fuori delle vecchie foto di un viaggio in Venezuela che feci a 24 anni. Paesaggi selvaggi, lande desolate, montagne innevate e…

”Mazza che gnocca” ho esclamato.

Il compagno – fedele al intrinseco richiamo maschile già descritto da Pavlov che osservando il proprio cane notò dei strani comportamenti poi riassunti in varie tesi –  si precipita a guardare e – con tono deluso – afferma:

“Ma sei tu!”

“Certo che sono io, ma guarda quanto ero gnocca allora!!”

In effetti, modestia a parte, non ero male.

Il brutto è che allora non me ne rendevo conto. Anzi! Averlo saputo, invece!

“Bè dai, non sei mica da buttare via” – cerca di tirarmi su il compagno.

Il brutto è che questo lo capirò appena tra qualche anno.

Vi rendete conto? Analizzando i precedenti ci saranno buone possibilità che tra 10 o 15 anni guarderemo le foto di oggi e penseremo quello che ho pensato vedendo me stessa in tempi passati: E cioè che non eravamo niente male.

Ipsi: siamo gnocche – magari incomprese e misconosciute – ma siamo gnocche.