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L’ottavo rapporto

aprile 7, 2011

il mio è decisamente più comodo...Se vuoi arrivare all’ottavo rapporto è tutto un lavoro in salita: col primo fatichi parecchio e non raggiungerai mai la meta prefissata. Dal terzo in poi è tutto un rodaggio, ma quando finalmente giungi all’agognato ottavo rapporto – non ti ferma più niente e nessuno.

Domenica ho ingranato l’ottavo rapporto ed ho pedalato fino ad Ora per partecipare ad un matinée musicale (anche se a scopi benefici – bevuta est!). Ovviamente trattandosi di una festa non potevo – ne volevo – presentarmi in mise sportiva.

Ho inforcato la bici e ho iniziato la pedalata passando le solite brutture cittadine quali (da nord a sud) casermoni in costruzione, depuratore, inceneritore, discarica in alto, discarica in basso, centro di guida sicura con tradizionale gara di go-kart spaccatimpani, altro depuratore e ponte mastodontico. Se non pedalavo come una Coppi in gonnella mi deprimevo.

Pedalavo, pedalavo ed intanto superavo il primo gruppetto di ciclisti della domenica: duetto formato da due amiche gore-texate da cima a fondo (caschetto in fibra di vetro e titanio escluso). Poi i tre compagni di pedalate e merende. Dopodiché un cicloamatore solitario ecc.

Dovete immaginarvi lo smacco di questi instancabili pedalatori quando si vedevano superare agilmente da una figura in jeans a zampa, golfino e scarpetta col tacchetto. E non dimentichiamoci lo chignon che faceva pendant con il nome della ciclabile intitolata all’imperatrice Sissi. Io, per me, ci sarei rimasta malissimo. Ma per fortuna una volta tanto stavo dall’altra parte e ne gioivo, mi godevo la pedalata nel silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli e dal brusio dell’A22.

Sempre con l’ottavo rapporto, il turbo della due ruote.

Al ritorno, dopo la giornata passata tra musica e festa, stessa scena. Supero il solito gruppetto da cinque che monopolizza una ciclabile per tutta la larghezza.

“Permesso!” (L’ultima caduta mi è costata il campanello)

Sento che commentano il sorpasso ma presto il rumore delle loro voci si perde dietro di me.

Al ponte di Vadena mi fermo a bere con la borraccia di alluminio leoni gialli su sfondo verde acido, rubata alle figlie per mancanza di attrezzatura adeguata.

Arriva il gruppetto appena sorpassato, si ferma, ed uno mi dice:

“Tu, ci fai forte, eh!” (N.d.R. Altoatesino di madrelingua tedesca)

“Ha-am.”

“Che tschiro hai fatto?”

“Bolzano-Ora-Bolzano”

“Ah però…”

“Ma mica tutta una tirata, eh!”

“Ah, ecco…”

“Nooooo! Ho fatto sosta a base di Falafel e birre…”

(Un ringraziamento a quelli del Quinchos per il solito impegno dimostrato!)

Questione di cellule

settembre 7, 2009

celluleProbabilmente mio Papa’
insieme a mia mamma chi lo sa
desideravano non me
ma un altro bambino

(Lucio Battisti)

Chi di voi ha figli mi capirà. Ma ancora meglio chi non ne ha ed è perciò ancora invischiato ed inglobato nei mènage con la famiglia di origine e conseguenti rapporti districati con i genitori. Rapporti che portano a pensieri che di solito si concludono con un sollevato:

“Tanto io non diventerò mai così!”

Illusi!

Bugiardi!

Palle! Son tutte palle!

Ad un certo punto della vita vi accorgerete che tutto ciò che avete sempre rinnegato, odiato, criticato, osteggiato, combattuto non può essere cancellato perché è

intrinseco,

cellulare,

in tre lettere:

è DNA!

Tristemente me ne sto rendendo conto ora, a conti e figli fatti, quando mi sorprendo a dire frasi già udite e memorizzate nei meandri del mio cervello (probabilmente vicino alla puntata finale di Candy Candy, alla sigla di Hazard – “Questa è la ballata di Bo e Luke, due ragazzi in gamba con una marcia in più, corre l’auto corre e sfreccia a tutto gas, la città non dorme mai con Bo e Luke, Bo e Luke...” – ed altre nozioni inutili ma ingombranti) e subito dopo pensare:

”Ehi, ma come? E’esattamente la stessa cosa che mi ripeteva mia madre/mio padre e-che-odiavo-tanto-sentire-e-che-ovviamente-poi-non-seguivo-mai-anzi-facevo-l’-opposto-contrario!”

Due esempi per citarne due: mio padre, tradizionalista e perbenista in superficie (anni dopo scoprii che colui che in teoria mi avrebbe volentieri dannato ad una giovinezza pura e casta era in verità un grandissimo donnaiolo non solo in teoria ma molto più intensamente in pratica) da quando mi ricordo aveva due paletti per definire quale sarebbe stato un partito sufficientemente buono per la tutelata e (secondo lui) innocente pargola:

“Basta che non g’ha i cavei longhi e che non sia terrùn!” (da leggere in dialetto laivezot!)

Ora, dal primo amore all’attuale compagno la quasi totalità dei miei partners veri e sognati aveva una folta e lunga chioma e gran parte di loro aveva origini non proprio nordiche…

“Varda che se te becco con na cicca (dicasi: sigaretta) in bocca te bastono…!” (bastòno da leggersi con l’accento sulla prima o!).

Per anni ho fumato come una turca, sigarette di tutte le marche, dalle light alle “gewuzeltn” (quelle arrotolate da se) fino ad arrivare a quelle “che fanno ridere”…ho smesso non appena ho capito che tanto non mi avrebbe più potuto bastonare perché

  1. avevo raggiunto maggiore età e soprattutto notevole stazza e
  2. perché ormai lontana da lui fisicamente ma soprattutto emozionalmente parlando
  3. andavo a finanziare l’armamento in Afghanistan e ciò strategicamente parlando avrebbe fatto a botte con la mia indole pacifista.

Ecco, per chi ne avesse ancora avuto bisogno questi due sono esempi lampanti per comprendere che la generazione successiva per natura si ribella a quella precedente fino a quando si accorge che malgrado tutti gli sforzi assomiglia parecchio al genitore contrastato e allora ecco che scatta la crisi esistenziale.

Io che pensavo che tra famiglia, lavoro, vita in generale nonché  impegni in vari campi non avrei più avuto tempo per pensare a questi – da me ormai creduti passati – conflitti adolescenzial-puberi l’altro giorno sono stata ri-capultata nell’incubo generazionale: quando ho notato – non senza un certo brivido di orrore – che la mia primogenita scende e sale dalla bicicletta come me, e cioè nel modo sbagliato, dicasi dalla parte destra e perciò non dove c’è il cavalletto ma dalla parte opposta e che perciò come me non riesce a parcheggiare la bici e fare scendere il cavalletto senza l’ausilio della mano.

E da quel giorno ogni qualvolta scendo dalla bicicletta mi sforzo di farlo dalla parte giusta, quella sinistra, insomma. Non perché non voglia assomigliare a mia figlia ma perché lei un giorno non abbia da detestare il fatto che in fondo mi assomiglia…

Due cavalli…e nemmeno un principe azzurro

luglio 27, 2009

rospo

Visto che su questo “inutile” blog parlare di specie vegetali è pericoloso, oggi parlerò di specie umanoidi.

Qualche giorno fa – pedalavo verso il lavoro, saranno state le 12 passate da poco, il cielo terso, temperatura all’incirca 37 gradi (destinata a salire) – mi fermo al semaforo rosso e diligentemente aspetto il verde – sperando di non cadere vittima di un insolazione.

Poco davanti a me, a bordo strada,  si ferma una 2 CV azzurra, stessa macchina che Mangrovie possedeva in gioventù, anche se di colore diverso. Appena ne vedo una non resisto, la osservo, registro modello, anno, dettagli, controllo subito lo stato della carrozzeria e del tettuccio in tela (chi ne ha mai posseduta una sa che il vero punto debole della 2 CV è quello: spifferi ed infiltrazioni sono all’ordine del giorno, ma a vent’anni non ti scombussolano più di tanto).

L’auto era tenuta gran bene, le gambe fasciate in un paio di jeans stretti che – mentre io osservavo i cerchioni – se ne sono uscite con uno slancio sportivo non erano da meno. Quando è uscito anche il felice proprietario dell’auto e delle lunghe gambe il quadretto era completo: un bel tipo sulla quarantina, piuttosto affascinante.

Per un attimo ho pensato di essere vittima di un’allucinazione visiva, quelle che ti prendono quando il caldo è veramente eccessivo, tipo una fata morgana maschile e motorizzata.

Sono ovviamente rimasta imbambolata a guardare il tipo che con passo felino è avanzato verso di me, perso nei suoi pensieri, con sguardo trasognato.

Mentre si dirigeva nella mia direzione la sua mano ha iniziato a salire verso l’alto, come se volesse spostarsi una ciocca dal viso o magari, non osavo pensarlo, farmi un cenno con la mano. E mentre attendevo trepidante il da farsi, la sua mano si è aperta, l’indice si è isolato dal resto delle dita…e si è infilato nella narice destra del suo – pur armonioso – naso.

In un nanosecondo il quadretto è crollato con un rumore di vetri infranti, il mio principe azzurro sceso da non uno ma da ben 2 cavalli si è trasformato in un rospo disgustoso.

Il tale si dev’essere accorto della mia espressione schifata e delusa perché – dopo aver compiuto un’accurata ispezione della mucosa nasale – ha tolto il dito (ho distolto lo sguardo per non vedere eventuale materiale di estrazione) e mi ha sorriso (era un sorriso piuttosto imbarazzato…)

Come dico sempre alle mie figliole che ancora amano travestirsi per giocare a principesse e principi:

“Prima di trovare un principe azzurro dovrete baciare tanti rospi.”

images

P.s. la mia era proprio così! Che malinconia!

Parita 1 – Vita 1

febbraio 23, 2009
Benvenuto, viandante!

Benvenuto, viandante!

Partita 1, giocatore: Mangrovia, mezzo scelto: bicicletta

Partenza: Quartiere Aslago/Haslach, Bolzano

Arrivo: Ospedale Regionale Lorenz Böhler, Bolzano

Giorno: Venerdì, 20.02.2009, ore 20.45

Grado di difficoltà: medio/alto

Tempo a disposizione: 20 minuti

Pronti, partenza, VIA!

Alternativa 1:

Via S. Geltrude, sottopassaggio viale Trento: scaccio i colombi senza mietere vittime: 50 punti. Ponte Roma, via Roma: seconda difficoltà: ciclabile schiacciata tra marciapiede e parcheggio: riesco ad arrivare al semaforo dribblando le portiere aperte incautamente: 100 punti!

Svolto a destra, via Dalmazia, incrocio via Palermo, breve tratto di ciclabile, svolta a destra via Sorrento, poi a sinistra giù per viale Druso: ciclabile sul marciapiede, riesco a passare indenne il parcheggio della pizzeria La Grolla dove c’è un via vai di macchine di avventori affamati e si fermano gruppetti di fumatori post-prandiali: 100 punti.

Passo due incroci con semaforo: 0 punti, poi due senza semaforo con poca visibilità: 50 punti. inverno2009-059

Passo l’uscita della caserma, per nulla visibile alle auto che escono e con una forte discesa poco prima del cancello automatico: 100 punti. Passo le 4 uscite dei vigili del fuoco senza scontrarmi con le autovetture che ivi transitano: 100 punti.

inverno2009-052

Curvo a destra e mi immetto sulla ciclabile che porta all’ospedale, dribblo le crepe che la contraddistinguono nonché il personale ospedaliero che vi cammina in mezzo e guadagno 50 punti.

Arrivo al cancelletto  (foto d’apertura), tolgo i guanti, apro la borsa, cerco le chiavi *, apro il cancelletto e mentre con una mano lo tengo aperto con l’altra cerco di infilare la bici prima che questo sbatta sul fanalino posteriore rompendomelo: 200 punti. inverno2009-057

Arrivo ai posti per le biciclette e ne trovo uno libero: 50 punti. Chiudo la bici (lucchetto d’ordinanza visto che malgrado il cancelletto-bastardo vengono rubate bici e pezzi vari), mi avvio verso l’ospedale e percorro i 200 metri di strada insufficientemente illuminata di un rosso-inferno senza venire aggredita o inciampare: 200 punti.

Percorso dal posteggio bici all'entrata posteriore dell'osp.

Percorso dal posteggio bici all'entrata posteriore dell'osp.

Arrivo in ospedale. Missione compiuta!

Time: 18.20

Score: 950!

Vite: 1 (la mia!)

Al ritorno mi vengono tolti 500 punti visto che uscendo dalla ciclabile su viale Druso imbocco la ciclabile in senso contrario…per un non comprensibile motivo la ciclabile è a direzione unica: ti porta al lavoro, svolto il tuo compito puoi anche morire sotto un’auto, dato che ti costringono a pedalare sulla sede stradale.

inverno2009-054* se dimentico le chiavi oppure non sono dipendente ASL cambio percorso: continuo sulla ciclabile, affronto la curva a gomito a passo di lumaca per non schiantarmi adosso all’inferriata: 200 punti.

Proseguo per 500 metri al buio, senza anima viva intorno, giro intorno a tutto il padiglione W, arrivo all’altezza di via della Vigna dove trovo un’ulteriore cancelletto, ma visto che non ho la chiave devo proseguire fino all’incrocio con via L. Böhler, li attraverso il primo attraversamento stradale al buoi totale: 200 punti, continuo verso il parcheggio bici posto davanti al padiglione centrale sbucando (pedalando regolarmente sulla ciclabile contrassegnata) da dietro un muretto sulla rampa del parcheggio senza venire investita dal personale o da anziani avventori: 200 punti. Arrivo in ospedale. Time: 23.38

Score: 1150

Vite: 1 (sempre la mia!)

Alternativa 2:

Accesso da Gries

Da piazza Gries svolto a destra, mi imbuco nella strettoia di Via V.  Veneto senza venire investita da auto, bus o camion: 200 punti. Percorro la strada  fino all’inizio della ciclabile, la imbocco scoprendo che è a senso unico ed ovviamente non nel mio senso di marcia: – 200 punti. Riesco a non scontrarmi con ciclisti che invece la percorrono in senso di marcia corretto: 50 punti. Passo i molteplici passi carrai da dove sbucano senza preavviso Suv, trattori nonché altre macchine di grande cilindrata: 200 punti, riesco a imboccare la stretta curva a sinistra che porta verso l’attraversamento della strada senza finire in mezzo a quest’ultima: 100 punti. Passo le rampe dei nuovi garage sotterranei sbucando a tradimento da dietro un muretto alto più o meno 1,50 m e sorprendendo così automobilisti arrabbiati: 200 punti. Arrivo in ospedale. Time: 20.30

Score: 750

Alternativa 3:

Via della Vigna

Imbocco via della Vigna e dribblo cani attaccati a guinzagli chilometrici che attraversano tutta la sede stradale: 200 punti. Passo sotto un aerosol di sostanze anticrittogamiche nebulizzate da trattori: 100 punti. Scosto Suv arroganti, Maserati rombanti e colgo occhiate colme di odio: 200 punti.

Quella volta che qualche buon anima l'aveva smontata...

Quella volta che qualche buon anima l'aveva smontata...

Arrivo alla sbarra di via della Vigna, scendo, mi inchino davanti a tanta ignoranza, faccio passare sotto la bici senza fare cadere la borsa e spargere il contenuto: 200 punti. Mi alzo senza scornarmi: 50 punti. Due parolaccie rivolte all’ideatore di tale idiozia mi costano 200 punti. Chiave, cancelletto, se riesco a non farmi tirare sotto dalle macchine del personale in perenne ricerca di un posto libero: 100 punti.

Time: 17.20

Score: 800

Game over!!!!!!!!!!!

(Il tono è giocoso, ma le foto – scattate di giorno per avere maggiore visibilità – nonchè le difficoltà sono reali!)