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L’ottavo rapporto

aprile 7, 2011

il mio è decisamente più comodo...Se vuoi arrivare all’ottavo rapporto è tutto un lavoro in salita: col primo fatichi parecchio e non raggiungerai mai la meta prefissata. Dal terzo in poi è tutto un rodaggio, ma quando finalmente giungi all’agognato ottavo rapporto – non ti ferma più niente e nessuno.

Domenica ho ingranato l’ottavo rapporto ed ho pedalato fino ad Ora per partecipare ad un matinée musicale (anche se a scopi benefici – bevuta est!). Ovviamente trattandosi di una festa non potevo – ne volevo – presentarmi in mise sportiva.

Ho inforcato la bici e ho iniziato la pedalata passando le solite brutture cittadine quali (da nord a sud) casermoni in costruzione, depuratore, inceneritore, discarica in alto, discarica in basso, centro di guida sicura con tradizionale gara di go-kart spaccatimpani, altro depuratore e ponte mastodontico. Se non pedalavo come una Coppi in gonnella mi deprimevo.

Pedalavo, pedalavo ed intanto superavo il primo gruppetto di ciclisti della domenica: duetto formato da due amiche gore-texate da cima a fondo (caschetto in fibra di vetro e titanio escluso). Poi i tre compagni di pedalate e merende. Dopodiché un cicloamatore solitario ecc.

Dovete immaginarvi lo smacco di questi instancabili pedalatori quando si vedevano superare agilmente da una figura in jeans a zampa, golfino e scarpetta col tacchetto. E non dimentichiamoci lo chignon che faceva pendant con il nome della ciclabile intitolata all’imperatrice Sissi. Io, per me, ci sarei rimasta malissimo. Ma per fortuna una volta tanto stavo dall’altra parte e ne gioivo, mi godevo la pedalata nel silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli e dal brusio dell’A22.

Sempre con l’ottavo rapporto, il turbo della due ruote.

Al ritorno, dopo la giornata passata tra musica e festa, stessa scena. Supero il solito gruppetto da cinque che monopolizza una ciclabile per tutta la larghezza.

“Permesso!” (L’ultima caduta mi è costata il campanello)

Sento che commentano il sorpasso ma presto il rumore delle loro voci si perde dietro di me.

Al ponte di Vadena mi fermo a bere con la borraccia di alluminio leoni gialli su sfondo verde acido, rubata alle figlie per mancanza di attrezzatura adeguata.

Arriva il gruppetto appena sorpassato, si ferma, ed uno mi dice:

“Tu, ci fai forte, eh!” (N.d.R. Altoatesino di madrelingua tedesca)

“Ha-am.”

“Che tschiro hai fatto?”

“Bolzano-Ora-Bolzano”

“Ah però…”

“Ma mica tutta una tirata, eh!”

“Ah, ecco…”

“Nooooo! Ho fatto sosta a base di Falafel e birre…”

(Un ringraziamento a quelli del Quinchos per il solito impegno dimostrato!)

Brucio per te!

febbraio 19, 2011

(ovvero: il nuovo inceneritore di Bolzano)

Poff-poff. Correvo appresso – o meglio “rincorrevo” – il Marathon man, il socio podista, colui che – avendone corse diverse – da quando ha saputo che mi stavo preparando a alla mia prima maratona si è preso a cuore il mio allenamento (sulla destinazione coviamo ancora qualche divergenza, lui dice che quella di Amsterdam non gli sembra la più adeguata visto il rischio di mandarla letteralmente in fumo).

Poff-poff , correre con Marathon man è pure istruttivo: single, di aspetto piacevole, ha una vasta cultura- ahimè limitata ad un unico campo: quello femminile. Sa tutto sull’orgasmo femminile, sulla ricrescita del pelo pubico, su cosa vogliono veramente le donne, sulle tette al silicone,  sui sogni segreti delle donne, ne sa pure più di me su cosa sia di moda e cosa invece passè.

Poff-poff, lui davanti, io sempre più indietro. Di solito ci perdiamo di vista ma – come in tutte le coppie rodate – prima o poi ci ritroviamo. Di solito quando lui ritorna.

Poff-poff, senza andare ad intaccare sempre l’autostima – stare dietro ha pure i suoi vantaggi: per esempio la vista sul sedere fasciato nei fuseaux da corsa di Marathon man. E poi mi evito i suoi monologhi monotematici (lui parla, io penso a respirare).

Poff-poff, arriviamo a Bolzano sud, stanca ed affannata con la scusa di commentare gli stati di lavoro del nuovo inceneritore di Bolzano lo faccio fermare.

“Poff-poff. Hai visto? Sono già arrivati al tetto (ovviamente: poff-poff)!”

“De che?”

“L’inceneritore! Il nuovo inceneritore di Bolzano. Il più bello (e costoso) del mondo! Migliaia di chili di rifiuti che verranno bruciati invece che trattati con metodi meno nocivi e più compatibili con l’ambiente!”

“Ah! Non sapevo neppure che ci fosse un inceneritore vecchio, figuriamoci uno nuovo!”

“Ma scusa, non ti sei mai chiesto dove finiva il sacchetto con i rifiuti residui – quelli che rimangono nella pattumiera dopo che hai differenziato vetro, plastica, carta, umido…?”

“Ma va! Mica differenzio io! E poi, una volta buttata nel bidone, sai che cosa me ne importa cosa ne fanno della mia spazzatura? Posso mica star qui a pensare a tutte le conseguenze delle mie gesta! Tu, invece: sai che ho letto che dalla forma del sedere si possono capire molte cose di una persona?”

“Infatti! Vai!”

“Eeeeh?”

“Accelera! Il tuo mi sta addirittura parlando! Mi sta implorando di prenderlo a calci!”

Fragili equilibri

dicembre 22, 2009

Il difficile non è essere intelligenti, ma sembrarlo.
(Luc de Clapiers Vauvenargues)

La sapienza mi perseguita, ma io sono più veloce.
(Lupo Alberto)

Gli anni caldi del terrorismo in Alto Adige – gli anni compresi tra il 1956 ed il 1988 in cui venivano fatti saltare i tralicci e non solo – sono passati da tempo, i terroristi non solo sono stati incarcerati ma la maggior parte di loro già graziati, riabilitati e dimenticati.

Da decenni italiani e tedeschi (i ladini in questi argomenti non si immischiano, loro se ne stanno nelle loro valli a tagliuzzare statuine e salassare turisti, del resto se ne fregano) convivono più o meno pacificamente (a parte qualche italiano che smadonna su per i crozzi per via dei cartelli rigorosamente in tedesco) – o almeno così ci è dato credere.

Si. Perché a volte ci sono dei piccoli segnali che fanno capire che l’armistizio linguistico è un po’ come una sottile crosta di ghiaccio su di un lago ghiacciato. C’è, magari ti regge pure per un pò, ma scricchiola pericolosamente e non sai mai quando si rompe facendoti cadere nell’acqua ghiacciata a gelarti il culo.

Per esempio oggi l’ho sentito, questo crepitio. Ero in una libreria del centro, una di quelle che vende libri italiani. Si perché a Bolzano ci sono librerie che vendono testi tedeschi e quelle che vendono il corrispondente in italiano, per i bilingui come me è un pellegrinaggio da una all’altra. Ero li e mi vergognavo tremendamente perché volevo comperare un libro per un’amica – un libro prestatomi a sua volta da un’amica (se stai leggendo: non l’ho dimenticato, te lo torno, giuro!) che mi piacque tantissimo.

Mi vergognavo perché, ahimè, avevo dimenticato il nome dell’autore, deficit grave per un topo da biblioteca come me che di solito si vanta di sapere nome, autore, casa editrice a volte anche l’anno di pubblicazione di molte opere. Pensa che ci ripensa il nome non mi viene in mente, sugli scaffali ovviamente non vedevo il libro, la commessa mi sorride e mi dice:

“Prego?”

“Ehm, ecco, guardi, mi vergogno tantissimo…”

Lei, con uno sguardo complice mi sussurra: “Mi dica…”

“Ecco, il fatto è che vorrei un libro…”

“Aha, ho capito…la sezione dei libri erotici?”

Oddio, questa mi conosce??

“No, guardi, un libro del quale purtroppo e malgrado tutta la buona volontà non ricordo l’autore”.

(Con tono deluso) “Non c’è problema, guardo nel pc, mi dica il titolo.”

“Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano”

Tic tic tic “Schmitt, Eric Emmanuel – dovrei averne una copia” e va a prenderla.

Ero a disagio, mi sentivo un cactus in una serra di orchidee: in mezzo a tanti capolavori, tanta conoscenza, tante parole, tanti pensieri – io non ero in grado di ricordare un semplice nome. A parte lo smacco…che figura di merda!

Prendo il libro, come al solito ci aggiungo qualcosa per me e mentre aspetto di pagare, a testa bassa, ancora convinta di essere riconoscibile – di avere una A(sino) scarlatta affissa al petto, entra un distinto signore e chiede alla commessa di prima:

“Haben Sie Sudoku?” (Traduz: “Avete Sudoku?”)

Lei (tono stizzito e rigorosamente in italiano): „Mi dispiace, non abbiamo libri in tedesco!“

Ed io che pensavo di aver fatto la figura dell’ignorante!

P.s. Consiglio vivamente la lettura del libro di cui sopra da cui è stato pure tratto un  film (di François Dupeyron con Omar Sharif in tutto il suo maturo splendore) che nulla toglie al libro.

Post post-referendum

novembre 4, 2009

 

alberto sordi

E dai! Volevate mica che Mangrovie accettava l’esito del referendum così, senza commento alcuno?

Sinceramente ci stavo quasi riuscendo, mi ero quasi decisa a pubblicare finalmente il post su Rocco, ovviamente un post hard, ma poi le odierne vicende mattutine mi hanno fatto cambiare idea in modo repentino.

E ora dico la mia!

Insomma, stamattina passavo nelle vicinanze di piazza Walter quando sento quella cantilena marziale che indica un movimento di truppa – suono che mi ha in qualche modo sempre inquietato ma che negli ultimi anni mi fa addirittura rabbrividire.

Insomma, sento una voce che impartisce ordini, un rumore di anfibi in marcia, odo partire la fanfara e subito dopo cantare:

Fratelli, d’Italia

L’Italia s’è desta..

Eeeeeeeeeeeeh????? L’Italia, cioè il popolo italico, cioè il cittadino italiano si è finalmente destato dal suo torpore?

Ora?

Ora che il referendum è sorpassato, bocciato proprio per colpa dell’italica astensione – dovuta, così dicono, alle parole del Landeshauptmann Durnwalder (azzeccattissimo il nomignolo “Rottweiler” affibbiatogli da Beppe Grillo durante il suo discorso la sera antecedente il referendum) che in un improvviso impeto di affetto nei loro confronti svelava loro che un’eventuale vincita del SI avrebbe messo in ginocchio la loro esistenza nonché identità?

Una grossa fetta dei cittadini di madrelingua italiana di questa provincia, coloro che per 364 giorni all’anno si lamentano che si sentono cittadini di serie B, stranieri in terra natale, svantaggiati, inascoltati, repressi, e chissà cos’altro – e tutto ciò grazie al partito di maggioranza nostrano, l’SVP appunto, che regna sovrana – il giorno prima del referendum ha miracolosamente creduto alle parole di colui che gli altri giorno dell’anno è colpevole di tutti i loro guai ed il giorno del referendum non si è presentata alle urne.

Per poi poter riprendere a piangere il giorno dopo, perché qui comandano i tedeschi, decidono loro, spendono i soldi di Roma come cavolo piace loro, bla bla bla.

Bè, cari italiani, vi parlo dalla mia terra di mezzo, come sapete sono un potpourri linguistico e perciò non mi si può accusare di razzismo quando dico:

Cazzi vostri, se proprio volevate destarvi avete perso il treno, continuate a dormire.

La democrazia resterà una parola che si, abbiamo sentito nominare ma no, non sappiamo applicarla.

Demo…che???

Cuore di legno vs. testa di gomma

settembre 3, 2009

imagesPremessa: A volte (raramente!) riesco anche a scrivere pezzi seri con il solo scopo di voler essere informativi, come il seguente che ho scritto per il sito di Ambiente e Salute.

Il mio vicino di casa è robusto.

E’ un ippocastano di Corso Re Umberto.

Ha la mia età, ma non la dimostra.

Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,

in aprile, di spingere gemme e fogle.

Fiori fragili a maggio,

a settembre ricci dalle spine innocue

con dentro lucide castagne tanniche.

E’ un impostore, ma ingenuo: vuol farsi credere

emulo del suo bravo fratello di montagna

signore di frutti dolci e di funghi preziosi.

Non vive bene. Gli calpestano le radici

i tram numero otto e diciannove,

ogni cinque minuti, ne rimane intronato.

E cresce storto, come se volesse andarsene.

Anno per anno succhia lenti veleni

dal sottosuolo saturo di metano

E’ abbeverato d’orina di cani.

Le rughe del suo sughero sono intasate

dalla polvere settica dei viali.

Sotto la scorza pendono crisalidi

morte che non diverranno mai farfalle.

Eppure nel suo torbido cuore di legno

sente e gode il tornare delle stagioni.

( Cuore di legno – Primo Levi )

Senza andare a scomodare l’effetto serra, il buco dell’ozono o i processi di desertificazione della foresta amazzonica, senza neppure invocare la pur giusta quanto dovuta manutenzione e cura del verde pubblico, non fosse altro per i tributi versati dal contribuente allo Stato anche per l’adempimento di questo servizio, pur vero è che a Bolzano di alberi – alberi veri, grandi, secolari e non timidi fustelli rachitici – se ne vedono sempre meno…ultima notizia il previsto taglio degli olmi di via Cagliari.

Certo, la loro sopravvivenza – legata a smog, cemento, potature e parcheggi selvaggi – è cosa assai ardua, spesso vengono visti solo come elementi di disturbo perché occupano spazio prezioso per le auto, sono colpevoli della caduta di polline, foglie – raramente rami – nonché habitat di varie specie animali che a loro volta possono creare disagi: insetti, volatili ecc.

Ultimo esempio il previsto taglio degli olmi di via Cagliari. Olmi portatori di cimici che vanno ovviamente a disturbare gli abitanti della zona i quali hanno più volte sollecitato l’eliminazione dei verdi fusti.

Purtroppo dimentichiamo un’importante caratteristica degli alberi: l’albero come fonte di vita.

Gli alberi sono i maggiori produttori di ossigeno e riducono l’inquinamento atmosferico. Sono proprio gli alberi infatti a trasformare l’anidride carbonica in ossigeno attraverso il processo della fotosintesi. Possono quindi ripulire l’atmosfera inquinata dai gas di scarico delle automobili, dalle emissioni delle industrie, dagli inquinanti di riscaldamento. Ecco alcuni esempi:
.Un faggio di 100 anni, assorbe nel corso di un’ora 2,5 Kg di CO2 contenuti in 4.800 mc di aria e libera 1,7 Kg di ossigeno nell’aria, coprendo i bisogni di ossigeno di 10 persone. Durante questo processo viene traspirata una notevole quantità di acqua migliorando così il microclima. La sua funzione è paragonabile al funzionamento ininterrotto di 5 condizionatori d’aria per 20 ore. Nel corso della sua vita questo albero “pulisce” un volume d’aria pari a quello di 80.000 case.
Un solo albero assorbe quasi 10 Kg di anidride carbonica all’anno. Ogni automobile raddoppia invece la quantità di anidride carbonica in un volume d’aria di quasi 4.000 mtq ogni volta che brucia un solo litro di benzina.
. Un faggio alto 25 metri e con una chioma di 15 metri “mangia” ogni ora 2.350 gr. di anidride carbonica e produce 1.700 gr. di ossigeno.

. Una superficie arborea di 1.000 mtq produce in un anno circa una tonnellata di ossigeno.
. La morte di un albero di 70 anni comporta la restituzione di oltre tre tonnellate di carbonio nell’atmosfera.
Appare quindi evidente che dobbiamo aver cura degli alberi, se non per amore verso il mondo vegetale, almeno per amore verso noi stessi dal momento che senza di essi non potremmo e non potremo vivere. Infatti senza ossigeno il genere umano ed animale non potrebbe più vivere. Per contro invece, gli alberi possono (potrebbero!) benissimo vivere senza di noi.

Gli alberi, in condizioni ambientali ottimali, vivono centinaia di anni.

Quando queste condizioni vengono meno (inquinamento atmosferico, errate potature *, lavori che interessano la sede stradale e vanno ad intaccare le radici primarie, ecc.), gli alberi si ammalano e muoiono prematuramente.

*Ogni taglio è una ferita e più la circonferenza del ramo tagliato è grande, più la ferita stenta a rimarginare e più tempo è lasciato ai parassiti per penetrare all’interno del corpo della pianta. Molto meglio sarebbe potare più frequentemente ma meno drasticamente.E’ opportuno, inoltre, ricordare che la cura ordinaria del verde – che dovrebbe prevedere delle potature “intelligenti” – costa molto meno degli interventi straordinari che sono poi necessari quando la pianta, malata, deve essere abbattuta.
Purtroppo anche gli alberi di via Cagliari subiranno lo stesso destino di quelli di viale Druso, piazza Vittoria, via Cadorna ecc.:  di loro resterà soltanto un macabro ricordo lungo il marciapiede: monconi di tronco che sporgono dall’asfalto infuocato!

Ora ditemi: meglio la Mangrovie fanta-scientifica o quella pseudo-trash? (Notate la finezza: mai usato il termine SEGA! Ops…)

Attenti al ciclista!

agosto 14, 2009

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Strano paese il nostro. Strana l’Italia ma ancor più strano l’Alto Adige.

Dove per far entrare in vigore la legge sui limiti del tasso etilico consentito alla guida si era scatenata una bufera politica con tanto di protesta gallica da parte della destra tedesca. Sembrava che il Sudtirolese assettato venisse depredato della sua libertà personale perché non poteva più guidare ubriaco e giocare a bowling con i passanti che gli capitavano a tiro.

E che ne sarà dell’economia locale? Come potranno sopravvivere baristi, birrai e dispensatori di momenti di ebbrezza etilica vari?

Insorge la destra, si altera la sinistra, alla fine della fiera non si sa come sia andata a finire -comunque di ubriachi al volante paiono essercene ancora troppi, visti i numeri di vittime di incidenti nonché di cirrosi epatiche circolanti.

Una soluzione c’era: se avevi la sacrosanta voglia di uscire la sera a cena, per un aperitivo, per due chiacchiere accompagnate da un bicchiere prendevi la tua bicicletta e te ne tornavi a casa pedalando in allegria, senza costituire un grande pericolo per nessuno, tranne che per te stesso in caso di caduta accidentale.

Ora non più. Ora in quattr’e quattr’otto è stata applicata (senza sconti ne rodaggio) la legge che sanziona i ciclisti come i più sanguinari degli automobilisti:

Pedali con l’orecchio incollato all’telefonino? Ti tolgo 5 punti dalla patente e già che ci sono 130 euro dalla tasca. La stessa sanzione amministrativa prevista in caso di mancata precedenza allo stop oppure se in centro città invece dei 40 km/h sfreccio ad 80 km/h.

Se pedalassi sul marciapiede (non si fa!) oppure contromano rischierei 38 euro di multa, come se sulla mebo cambiassi improvvisamente direzione di marcia oppure corsia.

Se poi passassi con il rosso (cosa che un ciclista difficilmente osa fare ad un incrocio trafficato) mi verrebbero decurtati ben 6 punti dalla patente e 150 euro dal conto corrente. Se lo fa l’automobilista paga la stessa somma in soldi, in vite umane non so.

Non so, non capisco. Mi pare giusto che tutti rispettino il codice stradale, ma queste sanzioni mi paiono esagerate.

Non che Bolzano sia il paradiso dei ciclisti! Tra ciclabili che finiscono nel nulla (vedi via Maso della Pieve per citarne una), ciclabili incastrate tra parcheggi e marciapiedi (via Roma per dirne una) e ciclabili che attraversano la strada in punti poco visibili la vita dei ciclisti incalliti era già di per se dura, ora con queste sanzioni esagerate si farà passare la voglia di pedalare anche ai più tenaci cicloamatori.

Ma forse è proprio questo che si voleva ottenere: meno ciclisti = più auto circolanti = più parcheggi da costruire = più zone verdi ed alberi da eliminare…(e si finisce sempre li!).

Universo sul Virgolo II – Das Universum am Virgl II

agosto 3, 2009

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Sgonfiare gli entusiasmi

giugno 12, 2009

Boom!

A rigore di logica, visto che l’onestà prima di tutto, evviva la sincerità, la verità ti fa male lo sai ma quando ci vuole ci vuole:

lo scoop del post precedente è appunto uno scoop e come tale, a contatto con un oggetto appuntito, fa scopp! Boom! Puff! Capito?

Trattasi di una strategia di marketing vincente: ti gonfio il prodotto e te lo vendo come tale, gonfio ma senza grandi contenuti, poi quandolo scarti ti si rivela quello che è:

una fregatura, una montatura, una presa per il culo!

Vabbè, per un po’ ho fatto sognare me e voi, oppure rodere dall’invidia, oppure ho suscitato pena per il peso non indifferente da sopportare.

Il compagno è ancora depresso per l’effetto “prima-dopo-prima”: dice che in effetti mi mancano due caratteristiche per essere una compagna ideale, e non sono la deficienza e l’attitudine a rompere i coglioni.

(Il tutto è nato perché Oscar aveva chiesto la foto della maglietta vinta da reditugo e me in occasione del concorso “Fiat Palio Weekend” ma secondo me – e qui caro Oscar faccio appello al lato disonesto che forse c’è pure in te – se fossimo solo un po’ più napoletani e meno svizzeri, un bel “bisniss” salterebbe fuori!)

Contestare ad ogni età

maggio 31, 2009

Archeologia Virgolo A4leggera

Altro che mare, Gardaland, piscina o lago di montagna!

Mangrovie ha passato la mattinata a volantinare. Cassetta dopo cassetta, in ogni fessura disponibile ho infilato un volantino per pubblicizzare  la serata di giovedì e cioè il convegno sull’archeologia, la storia e la spiritualità del Virgolo.

Dovete sapere che ultimamente Mangrovie – non più contenta dell’atmosfera geriatrico-decadente che respira sul posto di lavoro – nel suo impegno per la salvaguardia del cucuzzolo cittadino – dicasi Virgolo – si contorna di personaggi la cui età media supera abbondantemente i 60.

Gente interessante, con grandi conoscenze in vari campi, persone con idee rivoluzionarie, immense conoscenze, che hanno fatto la storia della città e che sanno raccontarla con grande enfasi, elementi eruditi, menti eccelse…ma appunto anziani! Tant’è che spesso questi devono venire sorretti, accompagnati, andati a prendere e riportati a casa. Una missione insomma, però interessante, ed al riparo da tentazioni…

Allora stamattina prendo la borsa piena di volantini e manifesti e mentre mi accingo ad uscire di  casa una vocina decisa mi blocca:

“Vengo anch’io!”

Mio figlia primogenita, accanita paladina del  Virgolo, ha deciso che il suo impegno non conosce festivi – è addirittura più importante del compito di matematica che la sta facendo dannare da qualche minuto. Infila le scarpe, estrae alcuni volantini e parte in prima. La pace è finita, la rilassante camminata di portone in portone si è trasformata in un non-stop di parole e domande che finirà appena al ritorno a casa, quando si piazzerà davanti al piatto del pranzo.

Al pari della madre, la figliola non perde occasione per brontolare contro Gigi. Oggi lo odia perché per colpa sua e della sua smania di cementificare il Virgolo si trova davanti a scalinate e salite,   dopo alcune di queste (il mio è un quartiere costruito in colline, tutta una salita, insomma) si è già quasi pentita del suo slancio di attivista impegnata, ma imperterrita continua ad infilare volantini nelle buche delle lettere: lei quelle basse, io quelle alte. Ogni nome che legge riesce a strapparle un commento, ogni casa le fa nascere mille domande, il tutto interrotto da commenti e riflessioni sue.

Anche se brontola si vede che si diverte, le piace impegnarsi per una causa che trova importante. Già a 6 anni – mentre io raccoglievo firme per sostenere il comitato nella lotta contro la cementificazione del Virgolo – lei girava a sua volta con un foglio firme facendo informazione tra i più giovani e raccogliendo scarabocchi vari. Ogni gita ha  visto lei in prima fila, sulla flora e fauna del Virgolo ormai la sa lunga. Alle feste e serate ha partecipato con entusiasmo e spilla con il logo del comitato appuntata, guai a proporle alternative.

E’arrivata a tanto che in occasione della manifestazione Vivicittà dell’anno passato, sorpassando un Gigi affannosamente impegnato a superare incolume quei pochi km che lo separavano dal bicchiere di Verduzzo, ha esclamato con enfasi: “Dai, facciamo lo sgambetto al sindaco!”

Lui rideva, ignaro di ciò che questa piccola futura anarchica può fare!

Ovviamente vi invito tutti a partecipare alla serata in questione, dai contenuti vari, sconosciuti e molto interessanti (venite anche solo per abbassare l’età media!).

Ai convenuti che dimostreranno di essere lettori di questo blog verrà offerto il drink finale!

Per domenica prossima, 7 giugno, vorremmo organizzare una delle nostre solite gite sul Virgolo, con la differenza che arrivati in cima ci sarebbe l’occasione di buttarsi sul prato con una coperta, bersi qualche birra, mangiare un’ottima torta o pizza del Quinchos e progetto CAMM e godersi la vita a pancia piena.

Interessante?

Il paradosso del tubo

maggio 12, 2009

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Non so che problemi abbia l’assessora Pasquali con la categoria degli idraulici.

Qualcosa le devono aver fatto visto che in un’intervista sull’Alto Adige di qualche tempo fa per rispondere alla domanda del giornalista se non temeva di essere al centro di un conflitto di interessi visto che – sempre secondo quanto citato in quell’articolo – il marito l’architetto Gasca Queirazza ha contribuito alla progettazione del centro Thun di Mantova; mentre l’ingegner Federico Pasquali (fratello, ndr) ha messo a punto lo studio di fattibilità per il «Regno degli angioletti» al Virgolo” lei ha risposto

“E questo – dice Pasquali – cosa significa? Sono dei professionisti che hanno ottenuto incarichi dai privati. Mi sembra normale…Ovviamente, conosco anche professionisti e imprenditori, non potrebbe essere diversamente. Se questo è considerato negativamente, allora è giusto che la competenza venga data a qualcun altro. Magari ad un idraulico. Così non si corrono rischi”.

Torniamo indietro di un anno o poco più quando, in occasione della manifestazione Vivicittà, ho avuto “l’onore” di intrattenermi con Gigi sul tema Virgolo. Nemmeno il tempo di scambiare due battute che ecco arrivare come una furia lei, l’allora non ancora assessora ma già in odore e molto determinata Chiara Pasquali. In tono aggressivo mi ha messo in chiaro due cose che ancora ben ricordo:

  1. Il Virgolo è degradato e se vogliamo fare qualsiasi cosa ci vuole uno come Thun disposto a metterci dei quattrini.
  2. In caso contrario – se la cosa mi creava qualche problema – i soldi ce li potevo mettere io, per loro non vi sarebbe stata nessuna differenza (vi ricordo che questo dialogo non si è svolto a S. Moritz durante una sfarzosa cena di gala di imprenditori e petrolieri, ma nel ben meno esclusivo Stadio Druso di Bolzano – giusto per mettere in chiaro che non sono una multimilionaria sotto mentite spoglie e che per questo motiva la sfortunata battuta della brillante assessora si commenta da sé!)

Da allora è passato un anno, l’assessora ha avuto la sua cadrega e – come previsto – ha iniziato a mischiare le carte secondo una schema ben preciso.

E qui entra in gioco Gigi, che si, è ancora li a scaldare la sua di cadrega (anche se vacilla, anzi, è già un traballare bell’e buono) che prima – con fare stizzito – reagisce all’entusiasmo di Durnwalder per il progetto Thun con un offeso: “Qui decide ancora il Comune, eh!”. Per poi calibrare – con la solita incoerenza – le risposte in base al pubblico che gli rivolgeva domande al riguardo e scegliendo tra un “Ci sarà un processo decisionale democratico” ad un esploit preciso su particolari di un progetto (Thun) che ufficialmente dichiarava non aver ancora visto ma di cui già due mesi fa conosceva troppi particolari “sospetti”. Gigi, infatti, fino a settimana scorsa dichiarava – con fare candido – che no, lui non aveva nessun progetto nel cassetto. Probabilmente il progetto in questione da mesi stava sopra qualche mensola, visto che lui già durante il nostro incontro del 13 marzo (in occasione della consegne delle firme che appoggiavano la nostra petizione per un Virgolo vivo, di tutti e non cementificato a scopi commercial-turistici) ci illustrava particolari tra cui ricordo quello che lo entusiasmava più di tutti:

un tubo che – attraverso le rocce di porfido del Virgolo – avrebbe premesso di portare a valle  i rifiuti prodotti dal Thuniversum on the Virgl. Il sommo sindaco, visti gli sguardi allibiti di noialtri ha aggiunto: “Pensate, nessun camion della spazzatura sul Virgolo! Un Virgolo auto-free!”

Questo per farvi intendere cosa intende il sindaco quando parla di ecologia. Ha poi parlato della torre di Re Laurino, fulcro del progetto Thun, dichiarando che i progettisti lo avevano ridimensionato a 20 metri per non impattare troppo sull’ambiente circostante.

Ora mi chiedo: un sindaco che dichiara di non aver visto nessun progetto riguardante il Virgolo, come fa a conoscere tali particolari? Gli è forse apparso un angioletto di coccio con tali rivelazioni in sogno?

E come fa l’assessora all’Urbanistica a dichiarsi ancora fuori da ogni sospetto se il semplice fatto che lei cambi la destinazione d’uso del Virgolo venga dai più già interpretato come un si al progetto Thun?

Tra un annetto ci saranno le tanto agognate elezioni, ed a meno di non voler ripetere gli errori avvenuti a livello nazionale, la sedia di Gigi – come già detto – trema sospettosamente. E quando l’acqua arriva alla gola, 2000 firme – che potrebbero corrispondere ad un bel po’ di voti – fanno la differenza quando si deciderà chi continuerà a sguazzare e chi invece sprofonderà nel pantano.

E ben vengano allora gli idraulici, almeno loro il loro mestiere lo sanno fare, mentre c’è chi svolge incarichi di cui sembra non capire…un tubo!