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Rivoluzione annacquata

maggio 11, 2011

Immersa nell’acqua, mentre riaffioro per prepararmi alla prossima bracciata, vedo passarmi davanti colui che mai avrei immaginato incontrare nella piscina di Bolzano: il Che.

In bianco e nero.

In lycra.

Ben adeso sulle chiappe marmoree del uomo-farfalla che con la solita apertura alare da aquila reale mi sorpassa sfiorandomi con le sue possenti braccia a me ormai ben note. Mica perché – come nei peggiori romanzi Harmony – mi hanno in passato stretto al suo altrettanto possente petto, ma perché spesso pericolosamente vicine alla mia testa.

Dovete sapere che nei lunghi mesi invernali passati a nuotare in piscina, io e l’uomo-farfalla avevamo stabilito un tacito accordo che ci ha permesso una pacifica convivenza altrimenti impossibile: lui nuotava sempre e comunque a farfalla impegnando tutta la corsia, io accettavo di buon grado le bracciate in testa. Come in una coppia ben rodata. Peccato che i nostri contatti si esaurissero li…

Insomma, dopo una stagione in slip rosso, l’uomo-delfino – per l’ultima nuotata prima della chiusura della piscina coperta – ha scelto uno slip recante l’effige del Che Guevara. Non mi ha stupito tanto il fatto che qualche azienda di costumi avesse scelto di produrre una linea di costumi in suo onore – ormai il Che lo trovi dappertutto – quanto l’indole rivoluzionaria del uomo-farfalla. Indole per l’altro mai manifestata quando io puntualmente protestavo con il povero bagnino di turno riguardo al sovraffollamento delle due corsie riservate ai nuotatori.

Dovete sapere che la piscina coperta comunale di Bolzano al mattino riserva 2 corsie ai nuotatori e 6 corsie alle persone che seguono il corso di Acqua-Gym per la terza età. Praticamente 6 -7 anziani che si perdono nell’infinita distesa di cloro e fino a 15 nuotatori stipati in due corsie.

Scene apocalittiche, soprattutto dopo le ricorrenze festive quando c’erano da smaltire gli eccessi gastronomici: per chi seguiva la scena da fuori dovevamo sembrare delle patetiche trote stipate nelle vasche di allevamento ignare del proprio destino. Oppure – dopo Natale o Pasqua – delle sguazzanti anatre iper-nutrite in attesa di trasformarsi in burroso foie gras… Le proteste a riguardo non hanno mai portato a nulla. Tutt’al più per qualche giorno i bagnini – stufi delle rimostranze giornaliere – avevano diviso le due corsie in una “corsia lenta” ed una “corsia veloce”. Con il solo risultato di intaccare l’amor proprio dei nuotatori maschi i quali – pur nuotando in puro stile “bradipo morente” mai avrebbero accettato di immergersi in quella per i meno virtuosi.

E così la piscina era diventata lo specchio della società attuale: magari partivi con il tuo stile, il tuo ritmo – ma poi, costretto dalla massa, ti adeguavi a quello di chi nuotava davanti a te per evitare di scontrarti con chi invece ti veniva incontro. E così ci si uniformava, chi sgarrava o tentava di andare controcorrente veniva punito con sguardi carichi di rimprovero.

Ora capirete la mia gioia quando mi si è rivelata l’indole rivoluzionaria del uomo-farfalla. Presa dall’entusiasmo gli ho rivolto la parola per la prima volta:

“Però questa battaglia l’abbiamo persa! Alla faccia del Che!”

Lui: “Come, scusa?”

“Dicevo che sarà anche che le battaglie si vincono sempre, come diceva Ernesto, ma questa delle due corsie l’abbiamo persa alla grande!”

“Ernesto, chi?”

Avrei potuto replicare che parlavo dell’individuo raffigurato sul suo didietro.

Ma intanto era già ripartito a razzo.

Ernesto con lui.

Where is the toilet, please?

marzo 22, 2009

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Secondo la teoria del caos un battito d’ali di farfalla in una qualsiasi parte della terra può provocare un terremoto nella parte opposta della terra. Questa è la versione filosofica ed abbastanza suggestiva della teoria  che invece voglio srotolare (in senso  figurativo) qui davanti a voi – lettori pragmatici e pratici:

La teoria del culo

e cioè: un americano seduto sul cesso in Texas può causare un senso di soffocamento a Bolzano.

Questa teoria, da me ribattezzata in modo semplice e comprensibile, è tratta da uno serissimo rapporto di diversi gruppi ambientalisti, tra cui Greenpeace, che analizza il fatto che  gli americani, con il loro consumo di carta igienica, sono responsabili della sparizione delle foreste vergini del pianeta.

Spiego in parole mie, cioè povere: Rodney, baldo cow boy tesano, dopo essersi ingozzato di Big Mac, Hot Dog, Take-away davanti alla sua tv mega schermo nella sua villa super-climatizzata nel mezzo del deserto texano (ma non per questo senza piscina a forma di cuore e Suv da Rocky Mountains) decide che in fondo si vuole bene e che le sue preziose chiappone pallide non possono entrare in contatto con normale carta igienica (magari prodotta con fibre riciclate). No! ci vuole il modello super-soft, super-thick: extrasoffice e multistrato, insomma, dalla superficie “felpata” e magari con delle decorazioni floreali e profumo di prato fiorito.

Insomma, sotto la mise in pelle del rude cow-boy texano non solo batte un cuore ma c’è soprattutto un sedere sensibile che ha bisogno di venire coccolato: questa passione tutta americana di “morbidezza”sta causando più danni ambientali della loro passione per le auto, i fast food e le loro ville lussuose! Il 98% della carta igienica usata dagli americani viene dalle foreste vergini sia dell’America Latina che degli Stati Uniti. Foreste con alberi secolari che oltre ad essere fondamentali per l’assorbimento dell’anidride carbonica costituiscono un habitat insostituibile per molte specie animali e vegatali.

La soluzione sarebbe li, a portata di mano: usare carta con almeno una percentuale di fibre riciclate. Ma anche in questo campo la fanno da padrone le multinazionali del settore (in questa caso la Kimberly-Clark che produce la Scottex e Cottonelle) che probabilmente temono un crollo del loro fatturato. A quanto pare per gli americani tale “cambiamento culturale” (lo chiamano proprio così, giuro!) sarebbe una grande sfida.

Intanto che aspettiamo che le loro chiappe si temprino ed adeguino, migliaia di alberi vengono tagliati, foreste irreversibilmente distrutte e di conseguenza, saltando alcuni passi, l’aria che respiriamo peggiora da quel cesso in Texas a Bolzano.

Non so a voi, ma a me questa cosa puzza parecchio!

(dati tratti liberamente dall’articolo: “La morbidezza che fa male al pianeta” die Tara Lohan – Internazionale del 26/27 marzo 2009)