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Con le mani in pasta

novembre 5, 2010

(Finalmente un post serio)

Tra gli alimenti più importanti per l’alimentazione dell’uomo vi è sicuramente il pane. Farlo in casa è semplice ed il profumo che pervaderà la casa mentre cuoce in forno vi ripagherà della fatica (minima) della preparazione.

Per le dosi esatte degli ingredienti bisognerebbe fidarsi del proprio intuito, lasciarsi guidare dall’atavica esperienza della panificazione nonché dal piacere che sta nella preparazione.

Bastano farina, lievito, acqua, sale ed olio. Più si impasta meglio è, la lievitazione avviene in una ciotola coperta da un canovaccio pulito sistemata in un posto caldo. Quando l’impasto è ben lievitato dategli la forma che preferite e poi infornatelo a 220 gradi insieme ad una ciotola d’acqua che evaporando donerà la giusta umidità alla vostra pagnotta. Basterà battere sulla crosta del pane per capire quando è cotto.

Mangiatelo insieme a chi vi sta a cuore, credetemi, è un’esperienza unica e molto intima.

A tal proposito vi posto uno scritto (da chi e per chi non ci è dato saperlo) che ci confermano come il cibo e la passione vadano a braccetto.

 

 

E mentre impasto il pane

il profumo acre del lievito

mi sale nelle narici

e mi sovviene

l’odore del tuo sudore

che mi bagna il ventre.

Intanto le mani

affondano nel morbido impasto

e carezzandolo

il mio pensiero

vola a te

e allora mordo

assaggio

inghiotto

e mi gusto

la sensazione della calda carezza

che mi penetra.

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Piccoli piaceri

marzo 3, 2009

pisello

“Mi pento delle diete, dei piatti prelibati rifiutati per vanità, come mi rammarico di tutte le occasioni di fare l’amore che ho lasciato correre per occuparmi di lavori in sopseso o per virtù puritana”

(Isabel Allende – Afrodita)

Il mio amico L. sostiene  io parli troppo di sesso, secondo P. dovrei (s)parlare di più di politica, B. adora parlare di uomini, E. si scandalizza appena sente nominare “pisello” (anche se abbinato al polipo), G. è stufo di sentire parlare di ambiente, M. non sa più che pensare.

E’dura, ragazzi, prima o poi ti trovi davanti ad un muro e ti domandi: “ E mò, di cosa scrivo?”

Per natura mi piace parlare di uomini e donne, come si relazionano (male di solito), cosa li attrae (eh…), cosa li unisce (ah….), di ciò che ci succede intorno (uh…), di chi ci comanda (ahi!) e come (mah…), ma soprattutto del Conte contento, di Gigi, della Schlernhex e di altri personaggi di fantasia (ogni riferimento a persone o ad eventi realmente esistenti è puramente casuale, ovviamente). Ma dopo un po’anche in questi campi si è detto tutto. Lasciando da parte le cose troppo personali, pettegolezzi e minchiate varie, gira e rigira, volta e rivolta, caro L., mi dispiace ma se sei arrivato fin qui ti sei già spinto troppo oltre, si va a finire sempre li, come la famosa signora Longari o la sbadata principessa: sul pisello!

Ragazze gioite, si parla di sesso! Con gli anni se ne parla sempre di più, se ne fa sempre di meno. L’ultima conferma di ciò l’ho avuta l’altro giorni,  parlando con una collega di lavoro di religione ortodossa, che mi spiegava come loro vivono il periodo di quaresima (senza dolci, latticini, sesso).

Al mio commento:”Eh, però è dura, 40 giorni…” lei mi fa: ”Non è tanto difficile, ci sono stratagemmi validi: uno va a letto prima dell’altro, ben vestito, ecc.” Io, che in questo campo non mi smentisco mai: “Macchè, 40 giorni senza mozzarella – ne cioccolata! E’dura!”

Ecco, in questi momenti si denota perfettamente la differenza tra uomo e donna: un uomo avrebbe pensato: “Poco male, ci siamo fraintesi!” Una donna invece usa questo malinteso come trampolino di lancio per una serie infinita di paranoie, seghe mentali, ansie, il cui risultato è sempre quello:

“Starò forse invecchiando?”

In effetti, ad una serata focosa preferisci un bel piatto di spaghetti grondanti di sugo, scambieresti un incontro erotico con una tavoletta di cioccolata fondente, l’unico effetto che ti fanno le ostriche,  è  l’acidità di stomaco… E’per questo che dopo gli –enta tendiamo ad ingrassare? Perché è più ciò che assumiamo (mangiando, ahimè) che ciò che consumiamo (caloricamente parlando)? Se consumassimo di più (e non mi riferisco al cibo), bruciassimo di più (di passione) e stessimo meno tempo a tavola, non ne gioverebbe non solo il fisico ma anche la psiche? E perchè siamo arrivate fin qui?

Forse il tran-tran quotidiano ci ha fatto perdere la sensualità legata al cibo ed alla preparazione di esso: tagliare gli odori, soffriggere, sbucciare, mescolare sono diventati gesti meccanici, di solito eseguiti in fretta, per riuscire ad accontentare tutti nel minor tempo possibile.

Allora a volte fermiamoci, eseguiamo questi gesti con consapevolezza, usiamo tutti i nostri sensi: odoriamo il prezzemolo mentre lo tagliamo, lecchiamoci le dita intrise di limone, ascoltiamo il rumore del polipo che stiamo tagliando, accarezziamo il tagliere apprezzando le venature del legno.

Oppure se è il nostro partner a cucinare, guardiamolo fare queste cose, magari mentre attendiamo che la pasta si cucina stappiamo una bottiglia di vino e porgiamogliene un bicchiere con un ammiccante e promettente sguardo…

Mentre – sgranocchiando dei pop corn – penso a queste cose, dedico a voi donne che – ingozzandovi di quei famosi spaghetti grondanti di sugo – sognate incontri erotici, questa poesia:

Oh incanto della cicciona

Gambe di grandezza elefantina

Che al grasso si abbandona

Oh maestà divina

Della coscia avvolta in gelatina

Evviva le adipose

Adoratrici dello sforzo nullo

Che lasciano le odiose

Fatiche al mulo

E mangiano tutto ciò che ingrassa il culo.

(dall’Inno alla cellulite di Enrique Serna)