Posts Tagged ‘monogamia’

Legami medievali

agosto 27, 2009

facebook-stupro-cintura-castità

Da quando le contravvenzioni verso i ciclisti si sono inasprite io – per i soliti effetti del proibizionismo che serve solo a farti desiderare ciò che fino a poco prima nemmeno consideravi – ho scoperto li piacere di pedalare con gli auricolari che mi ostruiscono le trombe di Eustacchio.

E così ieri sera, con ben due (!) auricolari all’attivo (da vera ciclista-criminale, insomma), pedalavo immersa in una bellissima serata di fine estate, quelle che credi essere perfette per via della temperatura ideale, la luce ideale, la sensazione irreale di stare proprio bene – per poi sprofondare subito in cupi pensieri pre-autunnali accompagnati dal solito sottofondo musicale (immaginario, non auricolare) dei Righeira che cantano: “L’estate sta finendo”.

Insomma, pedalo in discesa quando la radio passa una bellissima canzone di cui – come al solito – non conosco ne titolo ne autore. Comunque una di quelle canzoni che ti mettono le ali, tanto che stavo per lasciare il manubrio per aprire le braccia come in volo quando…”un momento! Io non so pedalare senza le mani sul manubrio!” Per fortuna il buon senso – che nel mio caso si manifesta sporadicamente – questa volta ha scelto il momento giusto per farsi vivo ed ho concluso la pedalata senza grossi traumi.

Finita l’introduzione che già di suo potrebbe essere un post torno su un argomento che ultimamente mi sta frullando per le meningi: la coppia. Con i suoi pro (pochi) ed i suoi contra (devo aggiungere qualcosa?).

L’ennesima amica che si lamentava della propria vita di coppia ha scatenato una serie di considerazioni che non so come catalogare: post-femministe non mi piace – la sola parola fa rizzare i peli ad ogni essere maschile nelle vicinanze.

Pre-rivoluzionarie potrebbe andare bene se di un moto rivoluzionario fosse l’anticipazione, cosa di cui dubito visti i dogmi relazionali ai quali ci sottoponiamo volontariamente o seguendo diktat religioso-sociali.

Chiamiamole seghe mentali, va, visto il contenuto e soprattutto perché il termine accende gli interesse fino a raggiungere livelli istituzionali.

Queste seghe mentali mi dicono: ma perché al giorno d’oggi in cui tutto è “fast”, “take away” per poi “throw away”, “usa e getta”, “ricicla” ecc. l’unica costante che resta immutata, stagnante, uguale dai tempi di Renzo e Lucia è la vita di coppia?

Mi spiego meglio: prendendo per esempio il Medioevo in cui a 40 anni eri considerato un “grande vecchio” visto che la maggior parte soccombeva prima alle molte avversità della vita, il matrimonio aveva un senso: ti garantiva degli eredi che avrebbero continuato a lavorare la tua terra ed intorno ti potevi costruire una famiglia composta da nonni, zii, suocere che costituivano forza lavoro e nucleo protettivo. Ora che viviamo in appartamenti minuscoli e – salvo rare eccezioni – non zappiamo più la terra ma ci guadagniamo la pagnotta svolgendo lavoro spesso meno nobili – sposarsi a venti, trent’anni per restare poi insieme per un periodo che – miracoli della medicina vuole – può toccare i 70 anni (!), fare uno, al massimo due figli a cui lasciare 50 mq da litigarsi mi pare una grande, grandissima cavolata!

Ecco allora che – ironia della sorte – mi capita sott’occhio un articolo di Helen Fisher, antropologa americana, figura di culto per il movimento femminista (ahi, rieccoci!) americano. Uomini, vi risparmio la fatica del rizzare il pelo, quel che vi dirò vi farà amare l’antropologa: Nel suo “Why him? Why her?” sostiene che (bella scoperta, io è da anni che lo sostengo!) l’essere umano non è fatto per la monogamia a vita ma per la monogamia seriale.

Spiego meglio: L’innamoramento e conseguente disinnamoramento sono fenomeni che rientrano nella nostra evoluzione biologica e seguono cicli di quattro anni, il  tempo per concepire e svezzare un figlio. Dopo di che gli ormoni svarionano (oppure, più realisticamente parlando, tornano in parametri sani) e l’amore svanisce come una bolla di sapone. Ed inizia la – definizione mia e non della studiosa oltremare – rottura di coglioni di trovarsi vicino un partner che “a naso” no ci piace più (perché in fondo pare essere tutta una questione di ormoni e ferormoni – la “Love Cream” insegna!) mentre invece l’occhio si fa gagliardo ed inizia a sondare il terreno in cerca di nuove botte ormonali.

Stando a questi calcoli io, da quando ho rinunciato al mio stato di single, avrei dovuto cambiare già 3 partner.

Invece sono ancora qui a farmi queste seghe mentali.

Vabbè, intanto provo ad imparare a pedalare senza mani, poi si vedrà.

Annunci

Give me your love, baby! And yours! And yours…

febbraio 19, 2009

freelove

Ho un problema con le statistiche;

Secondo me non rispecchiano la realtà, anzi, la distorcono, sono di difficile comprensione e fanno di tutta l’erba un fascio: a donne senza figli ne vengono attribuiti più di uno, a quelle che ne hanno ne vengono (statisticamente parlando) tolti, chi mangia 17 kg di carne all’anno pur essendo vegetariano, chi beve litri di birra pur essendo astemio. Insomma, da una parte tolgono, dall’altra aggiungono, alla fine vengono fuori numeri che non dicono niente a nessuno:

pensate se quella volta li, quello li avesse detto a quell’altra: “donna (già incazzata perché ingravidata senza nemmeno aver peccato…), partorirai 1,8 figli tra grandi dolori!” “1,8 figli? Cazzo è?”

Però c’è un dato di cui mi fido ciecamente, che concordo avendolo sperimentato sulla mia pelle ed ampiamente disquisito durante molte serate tra donne e di cui voglio qui parlare: questo dato dice che statisticamente all’interno della coppia la passione dopo due anni svanisce! Svanisce!?

Interpretazione libera: dopo due anni dalla prima, appassionante, strabiliante (nelle migliori delle ipotesi) volta, la voglia di denudarsi e rotolarsi tra le lenzuola con il proprio partner scende vorticosamente (immaginiamoci un grafico che illustra l’andamento economico degli ultimi tempi: uguale, a caduta libera!). Dopo i primi due anni di passione sfrenata, i tempi tra una accoppiata e l’altra si allungano impercettibilmente ma costantemente, fattore aggravato dall’arrivo di eventuali figli che di solito piangono sempre nel momento sbagliato.

Dopo cinque anni si iniziano  a notare le crepe nel soffitto,

dopo dieci lo il partner viene desiderato quanto una colica renale (la quale, almeno, qualche lamento ci estorce) e durante il rapporto (le crepe ormai le conosciamo a memoria) si controlla il mucchio di roba da stirare. Dopo dieci anni l’unica cosa che in famiglia  fa venire i brividi e rilasciare fiotti di adrenalina sono le acrobatiche peripezie dei figli.

Dopo i primi dieci anni,  per tutti gli anni a venire, la sera, si preferisce un buon libro, anche Sanremo va bene, alle attenzioni del partner.

Sempre statisticamente parlando, ovviamente.

Ora, tra le varie teorie che spiegano l’evoluzione della specie, escludendo la venuta sulla terra in un astronave da un non meglio definito pianeta, sono sempre stata una accesa sostenitrice della teoria di Darwin: deriviamo da un animale, che sia scimmia oppure organismo mononucleare poco importa, il fatto lampante è che la maggior parte degli animali per natura non è monogama! Ci sono alcune, rare ed infelici specie che guardano (frustrati per la sorte loro toccata) gli altri accoppiarsi promiscuamente e felicemente. Invece a noi umani, l’evoluzione, la religione, la società e chissà cos’altro, oltre ad averci rovinato l’esistenza inventando il lavoro, i soldi, la tecnologia, ci ha ulteriormente complicato l’esistenza condannandoci alla monogamia!

Io, e non solo statisticamente parlando, sarei per un ripristino delle comuni, avete presente quegli agglomerati pseudo-spontanei di persone che vivono insieme, lavorano (poco) insieme, mangiano insieme, suonano insieme, si stonano insieme ed insieme si mescolano allegramente tra di loro: tutto in assoluta armonia, senza gelosie, invidie, stress da abbandono, tradimenti, menzogne.

Oggi con te, domani con lui, peace and love and a lot of good sex! Oh yeah!

Sudori freddi…

febbraio 9, 2009
Jean Auguste Domininique Ingres - Bagno Turco

Jean Auguste Dominique Ingres - Bagno Turco

…oppure: tutti uguali – o quasi

Universo parallelo e misterioso, la sauna. Varchi una porta e in un nonnulla appariamo tutti uguali – o quasi: c’è quello che due minuti prima aveva un aspetto più che rispettabile e distintamente distante, c’è la signora che prima si vantava e distingueva nella sua mise griffata, c’è il tipo con lo sguardo altezzoso, c’è il nonnino che ispirava tenerezza: Bang!

Entri da quella porta e tra vapori ed effluvi intravedi corpi e corporature diverse ma tutti con la stessa caratteristica: tutti nudi, e perciò – differenze fisiche a parte – tutti ugali!

Ed ecco allora che le differenze si appianano, che le altezzosità scompaiano, le vanesie si riducono. Siamo tutti nudi, nulla che distingua il nostro status sociale, la nostra provenienza, la nostra appartenenza.

Straordinario strumento democratico, la sauna: all’apparenza tutti uguali.

All’apparenza!? Si, perché è inutile negarlo, in sauna tutto appare…o scompare, dipende. Giro con lo sguardo puntato dritto in avanti, cercando di guardare negli occhi chi incontro, ma per una strana e sconosciuta causa, lo sguardo solitamente miope si aguzza, il campo visivo si allarga, noto particolari solitamente sconosciuti e nascosti e dimenticati a chi, come me, da anni vive praticando la monogamia. Noto e soppeso. E penso.

Immersa in una nuvola di vapore, chiusa in una scatola di legno, i pensieri fuoriescono come il sudore dai pori: penso alle molteplici differenze (non solo fisiche) che separano la donna dall’uomo, alla libertà di spogliarsi ed alla difficoltà a mostrarsi nudi, al perché l’evoluzione ci ha portati dal nudismo ad una società la società che ci ha messo adosso abiti che spesso non ci appartengono, ma soprattutto penso a perché noi donne riusciamo a guardare tutto ciò che ci interessa senza far trasparire nulla, mentre ci sono uomini che riescono a tirare fuori la loro libido repressa anche con una temperatura ambientale di 90 gradi!

Il soggetto in questione ovviamente non ha letto il mio post sui desideri delle donne (Rocco, Eva ed altri fenomeni paranormali). Ignaro di tutto ciò, se ne stava languidamente sdraiato sulla panca più bassa della sauna, a gambe divaricate, non lasciando a noi donne nulla alla fantasia, con lo sguardo libidinoso da camaleonte che spaziava a 360 gradi, l’espressione arrapata…insomma, uno spettacolo miserevole!

Il viscido lumacone deve aver captato una delle – viste lo difficili condizioni ambientali -sporadiche frasi tra la mia amica e me perché ad un certo punto ci fa: “Due infermiere! Hmmmmm…” facendosi non so qualche film e aggiungendo poi:“Anch’io sono nel campo medico…”

Poco dopo, uscita dalla gabbia infernale, nella vasca con l’acqua gelata, chi ci ritroviamo? Il lumacone! Entra languidamente in acqua con lo solito sguardo da trota salmonata in procinto di accoppiarsi, e fuoriesce proprio mentre noi stavamo per entrare, ovviamente squadrandoci da testa a piedi.

Allora non sono più riuscita a trattenermi e gli ho chiesto: “Campo medico? Radiologia? O piuttosto…micro-chirurgia??”