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Squalo? Squello!!

luglio 2, 2009
"Sharky" infusore per bustine da tè dell'argentino Pablo Matteoda - Lo voglio!

"Sharky" di Pablo Matteoda - Lo voglio!

Tutta colpa de “Lo squalo”,  non uno in pinne e lische, ma del film.

Da quel maledetto lontano giorno di tanti anni fa, quando una sera in compagnia di amici vidi il film (per poi tornare a casa terrorizzata e spaventata da ogni ombra, come se gli squali saltassero fuori da dietro gli alberi come un bau) non riesco più a godermi i piaceri del mare. Sempre tesa ed in attesa di veder comparire e girare intorno a me – ignara natante – la famigerata e temuta pinna.

Ansia che non mi prende solo a largo, ma da qualche tempo anche a riva, dopo aver assistito a qualche documentario tipo National geographic in cui uno squalo bianco dopo un inseguimento al cardiopalma, riusciva ad afferare una foca che ormai era arrivata a riva e con ciò a due “passi” dalla salvezza. Gnam! In un boccone! Sparita foca e prove, lo squalo se ne è beatamente tornato a largo, meno umano di altri predatori, visto che al contrario del coccodrillo lui non versa nemmeno una lacrima per piangere le sue vittime.

E’che come la foca che per fame o per incoscienza oppure alla ricerca di qualche brivido si allontana dal branco per immergersi nelle spumose acque oceaniche, anch’io, un po’ focosa, adoro nuotare nel mare aperto. Equipaggiata di costume ed occhialini, anche quest’anno ho voluto fare qualcosa per il fisico (nuotare è uno dei migliori e completi esercizi fisici) e per la psiche (silenzio, sentire solo quel leggero e misterioso ma onnipresente fischio che si ode solo sott’acqua in mare) e mi sono immersa nel bellissimo mare pugliese.

Acqua limpida, temperatura perfetta.

Via, si parte. Rana, stile libero, quando le membra sono dolenti mettiamoci anche un po’ di dorso, và.  Quando anche quello risulta troppo faticoso apro le braccia e mi lascio trasportare dalle onde. La spiaggia è lontana, gli ombrelloni sono solo dei puntini, nessun motoscafo che rompe il silenzio. Con le orecchie immerse in acqua ascolto quel fischio di cui parlavo prima.

Chissà che sarà? I cetacei comunicano ad ultrasuoni, mi risulta, però di cetacei qui non ce ne sono, mi pare. Cetacei no, ma squali, forse…(qui parte il dialogo interiore)

Ma và, dai, qui, in Puglia?

Czz, prima di partire non ho fatto la mia solita ricerca su internet sulle statistiche degli attacchi da parte di squali negli ultimi anni nella zona… (ricerca che negli anni precedenti mi ha fatto scoprire che perfino a Jesolo, sorridente luogo di villeggiatura per famigliole c’erano stati attacchi da parte di squali).

E poi, messa così, a mò di foca, qualunque squalo,  anche il più sveglio, mi prenderebbe per un’appetitosa focona.

Ma no, dai, cosa ci fa uno squalo proprio qui intorno a me? Gli squali si avvicinano quasi esclusivamente solo attratti dall’odore di sangue, che sentono a chilometri di distanza.

Ops!

Ovviamente a questo punto il meritato relax era terminato, ho iniziato a nuotare come Pippo quando si trova dinanzi alla temuta pinna, le braccia rotavano come pale, le gambe battevano all’impazzata, ormai ero rassegnata. Attendevo la sensazione dei denti che si chiudevano intorno alla gamba, quella sana, senza acciacchi, ovviamente.

Intanto conducevo un dialogo immaginario con l’eventuale predatore, cercando di convincerlo che si, ero sicuramente un boccone morbido e abbondante, ma che essendo vegetariana ero povera di sostanze nutritive quali proteine, costituita da soli, inutili e dannosi grassi insomma.

Nuotavo, anzi volavo sull’acqua, talmente presa dai miei pensieri nefasti che mi sono accorta che ero salva solo al momento in cui con le braccia ho strisciato la sabbia sotto di me e mi son accorta di essere a riva, salva insomma.

Subito dopo mi son accorta di essere finita in mezzo al gruppetto di anziane signore impegnate nella sessione mattutina di Acquagym, che hanno guardato incuriosite l’affannata intrusa.

Scusate”, puff, puff, “non volevo perdermi la lezione”, puff puff. E così mi sono ritrovata – mio malgrado – coinvolta nella lezione, a flettermi, distendermi, allungarmi ma soprattutto saltellare di gioia per essera ancora viva ed integra.

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