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Quello che le donne non vogliono – Parte 2.

marzo 18, 2011

2. Amore, Ciccina ed altri dolori auricolari

Amore,

Io ti dico “Cicci”,

tu mi rispondi “Muci muci”,

io ti dico “Fru fru fru”

tu rispondi “Smack smack smack”,

io ti dico “Mami mami”,

tu rispondi “Pio pio pio”.

Non so chi dei due è più coglione!

Flavio Oreglio – Il momento è catartico

 

Cicci. Amore. Micina. Tesorino. Stellina. Pisolino. Fiorellino. Ciccina. Amorucciolo. Coccolino, Schatzi, Mausi, Honey,…

Mi spremo le meningi ma di più non me ne vengono in mente. Ed è giusto così. Perché – dopo il maschio alfa non correttamente alfabetizzato – la donna teme solo lui, il guru dei nomignoli, il vate degli appellativi, l’amante talmente sdolcinato da far alzare pericolosamente la glicemia e scatenare una nausea tremens.

La donna, superata l’età dell’illusione – e cioè molto presto – raggiunge per forza maggiore uno stato mentale di beatitudine e rassegnazione volto alla sopravvivenza nonché alla proliferazione della specie senza sopperire ai giramenti di gonadi ad essi connessi. Con il passare degli anni e con l’alternarsi e moltiplicarsi di questi soggetti, qualcosa nella psiche femminile si altera e ci porta a non ricercare più il poeta dall’anima fragile e romantica ma il maschio Punto e Basta. Quello con cui cimentarsi nella proliferazione non fine a se stessa ma intesa come esercizio fisico. Eppure l’uomo non si rassegna, con la mente rimane al primo amore, a colei che graziava con cuscinetti a forma di cuore, foto insieme incorniciate 70 x 150 nonché una marea di tenere paroline sussurrate nel ancor più tenero padiglione auricolare.

Dopo i 30 anni, credetemi, queste parole hanno sulla donna – e soprattutto sulla sua libido – l’effetto di un cubetto di ghiaccio che va a toccare il dente cariato, una pacca sulle spalle ustionate dal primo sole, le lacrime scaturite dal dolore dello schiacciamento del brufolo sul naso.

Lasciate perdere ogni speranza, voi che tentate di entrare nel più intimo del nostro io circuendoci con nomignoli ed appellativi .

Se proprio non ricordate come ci chiamiamo, ricorrete ad un più spiccio “Ehi, tu!”.

Apprezzeremo maggiormente.

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Mostarda classica

dicembre 5, 2010

Nottetempo mi trovai a discutere con un amico uno di quei temi che pur essendo antichi come il mondo riescono tuttora a scaldare gli animi. Quello della mela, per intenderci.
E’il SIMPOSIO DI PLATONE e dice che in tempi antichi l’uomo era così, come una mela, perfetto. Bastava a se stesso ed era felice.

C’erano tra gli uomini tre generi, quello femminile che aveva origine dalla Terra, quello maschile che aveva origine dal Sole e quello androgino che aveva origine dalla Luna. Questi erano degli esseri perfetti, fieri, forti e vigorosi. Ma erano anche arroganti e vollero tentare la scalata al cielo per combattere gli dèi.
Zeus e gli altri dèi non sapevano che fare, non potevano uccidere tutti gli uomini, decisero così di dividerli per renderli più deboli.
Quando gli essere umani furono tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra, desiderando solo di formare nuovamente un solo essere. Praticamente da quel giorno l’uomo ha cominciato a cercare disperatamente la sua metà perchè senza di essa si sentiva incompleto. Ognuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario, per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare.
Ed è per questo che siamo sempre alla ricerca continua della nostra metà della mela, non vogliamo essere una mezza anima, ma desideriamo ritornare alla nostra natura originaria, questa ricerca si chiama amore.

Abbiamo concluso la discussione trovandoci d’accordo sul fatto che probabilmente non esiste una metà precisa ma solo degli spicchi che vanno a congiungersi alla nostra metà di volta in volta – in base al momento particolare della vita ed alla persona coinvolta.

Caro Platone, il tuo discorso non fa una grinza. Preciso, filosofico come ci si aspettava da te.

Però.

Però, come in tutte le teorie coniate da individui maschili che credono di aver compreso l’universo femminile in tutta la sua complessità, non è stato considerato un piccolo particolare. Niente di che, solo che

la donna è la metà di una pera!