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Con le mani in pasta

novembre 5, 2010

(Finalmente un post serio)

Tra gli alimenti più importanti per l’alimentazione dell’uomo vi è sicuramente il pane. Farlo in casa è semplice ed il profumo che pervaderà la casa mentre cuoce in forno vi ripagherà della fatica (minima) della preparazione.

Per le dosi esatte degli ingredienti bisognerebbe fidarsi del proprio intuito, lasciarsi guidare dall’atavica esperienza della panificazione nonché dal piacere che sta nella preparazione.

Bastano farina, lievito, acqua, sale ed olio. Più si impasta meglio è, la lievitazione avviene in una ciotola coperta da un canovaccio pulito sistemata in un posto caldo. Quando l’impasto è ben lievitato dategli la forma che preferite e poi infornatelo a 220 gradi insieme ad una ciotola d’acqua che evaporando donerà la giusta umidità alla vostra pagnotta. Basterà battere sulla crosta del pane per capire quando è cotto.

Mangiatelo insieme a chi vi sta a cuore, credetemi, è un’esperienza unica e molto intima.

A tal proposito vi posto uno scritto (da chi e per chi non ci è dato saperlo) che ci confermano come il cibo e la passione vadano a braccetto.

 

 

E mentre impasto il pane

il profumo acre del lievito

mi sale nelle narici

e mi sovviene

l’odore del tuo sudore

che mi bagna il ventre.

Intanto le mani

affondano nel morbido impasto

e carezzandolo

il mio pensiero

vola a te

e allora mordo

assaggio

inghiotto

e mi gusto

la sensazione della calda carezza

che mi penetra.

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Sopori di sale – prima parte

giugno 29, 2009
Puglia 2009 088

Meglio dormirci su, và!

Quest’anno, complice l’appiedamento autoimposto dalla vendita dell’autovettura famigliare, ho avuto una di quelle idee brillanti, ma talmente brillanti da prendermi a bastonate sulla schiena da sola! Vacanze in autobus, con figlie, valigie, borsoni, sacchetti a carico.

Jesolo? No! Rimini? Noo! Ancona? Ma va!!!

Vieste beach, Puglia insomma!

12 ore di pullman all’andata, 12 ore per ritornare, in mezzo due settimane di mare, sole, sabbia…una rottura di coglioni alla Bobby Solo, per usare un francesismo, insomma.

(Per i presenti alla grigliata di Oscar: si, sono partita puntuale e precisa alle 4.10, dopo essere tornata a casa ben dopo le 3.00, ancora inebriata dal Teroldego, Magdalener, Blauburgunder…).

Pur avendo viaggiato in lungo e largo per il pianeta, non ero mai scesa oltre Roma, nel profondo sud insomma. Si, lo so, le meraviglie dell’Italia sono tante e tutte da scoprire, bisogna prima conoscere il Belpaese, bla bla bla, ma fino a qualche anno fa preferivo il viaggio all’estero, zaino in spalla, scarponi ai piedi, voglia di avventura.

Da qualche anno, complici le figliole ancora in tenera età, le mie mete sono un po’ cambiate, ma appena le pargole avranno sviluppato una flora intestinale resistente alle più comuni infezioni batteriche, farò loro scoprire le meraviglie estere.

Allora dicevo: sud. Ma sud-sud-sud, è!

Dalla serie: paesaggi brulli – fichi d’india invece di pomari, clima torrido – invece della fresca brezza nostrana, ma soprattutto un’incomprensibile ed indecifrabile lingua – il “pulies” appunto! Da vecchia volpe viaggiatrice alla quale è sempre importato conoscere e parlare almeno un po’ la lingua del paese che andava a visitare, quest’anno mi ero messa d’impegno ed avevo noleggiato alcuni film sul tema Puglia: già dopo la visione – inspiegabilmente senza sottotitoli – del tragicomico “Mio cognato” di Alessandro Piva avrei dovuto capire e lasciar perdere. Il francese, l’inglese, lo spagnolo nulla possono quando una lingua è affascinante ma incomprensibile come il dialetto pugliese. Per fortuna di solito passo per svedesona e perciò anche il pugliese più pugliesemente puro davanti a tanta nordicità si sforzava a smussare un po’qua e la ed alla fine la comprensione c’è stata. Anche se…

Mi spiego meglio: Mangrovie va in ferie da sola, nel senso con le figlie e basta, senza accompagnatore maschile insomma. Uno dei servizi offerti dall’albergo è il servizio di baby-sitter, Mangrovie potrebbe perciò investire in modo costruttivo i suoi soldi, lasciare in mani sicure le figliole e farsi una serata di svago e divertimento, magari tirandosi dietro Svetlana che visti i precedenti e le prospettive era abbastanza scoglionata per la vacanza sole-mare-spiaggia e buonanotte che si prospettava. Pensava, la vispa Mangrovie!

Appena scesa dall’incandescente pullman trova un comitato di accoglienza composto da una manciata di curiosi anziani, accorsi o meglio giunti con passo malfermo e claudicante a vedere chi smontava dall’appena giunto autobus. Chi appoggiato sul bastone, chi aggrappato al girello, chi sospinto sulla propria carrozzella, tutti li a torcere curiosamente il collo artritico e le membra doloranti.

Bè, si vede che i giovani sono in spiaggia, pensavo!

Dopo aver fatto il tour dell’albergo, la scarpinata in spiaggia, il giro della piscina, all’ora di cena le mie speranze erano pressoché nulle:

l’età media degli ospiti era su per giù 85 anni – calcolando che le mie figliole abbassavano di parecchio la media. Tutti intorno alle due infante, ovviamente, visto che per una strana legge della natura l’anziano non può trattenersi dall’accarezzare la testa ai bambini che a loro volta staccherebbero loro la mano a morsi. Nonnini dolci e dispensatori di coccole non richieste, fno al momento del dessert, quando si trattava di accappararsi il dolce: in quel caso le bambine venivano scavalcate, spinte, ignorate perché nulla può l’anziano quando si trova davanti montagne di bignè, soffici tiramisù, dolci tentazioni in generale. Secondo me prima dei pasti si facevano overdosi di insulina per contrastare l’imminente ed immenso apporto zuccherino. Sarà deformazione professionale, sarà indole, sarà voglia di azione à la  E.R, fatto sta che ero sempre sull’attenti perché temevo che un vecchietto stramazzasse sulle melanzane fritte, che qualcuno scivolasse sul bignè che la dentiera di un altro non era riuscito a trattenere. Insomma, il grand geriatric hotel prometteva male.

Il giorno dopo ecco arrivare due autobus, autobus di quelli super-chic, a due piani e con i vetri oscurati, logo accattivante, look aggressivo. Siiiii! Vedo aprirsi le porte, già mi vedo scendere  la squadra di baseball del Treviso al completo, anzi no, i canoisti giamaicani, aspetta, meglio i nuotatori finlandesi…schhhhhhhhhhh, il rumore delle portiere che si aprono mi riporta alla realtà: dopo qualche secondo di immobilità vedo un bastone trepiede che tremolante sonda il terreno…(continua)