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Dente per dente…

febbraio 9, 2011

Che c’è di peggio di una (lunga) attesa, (rigidamente) sdraiati sopra di una (comoda) poltrona da dentista con la lampada (scialitica) puntata negli occhi (terrorizzati) in attesa di un (seppur piacevole) uomo che vi si avvicinerà (come pochi altri osano) per frugare nel vostro più intimo profondo per poi (sicuramente) proferire di aver trovato qualcosina su cui lavorare (e con cui pagarsi le rate del Suv)?

C’è di peggio l’igienista dentale, giovane, carina, formosa, logorroica ma soprattutto…maggiorata (e strizzata dentro un’aderente maglietta aziendale xs). Per cui per tutta la durata della seduta ti ritrovi davanti (a distanza ravvicinata) quel baldanzoso insieme di prosperità  – patapim/patapum (perchè emmettevano pure un suon proprio, giuro!).

C’è di peggio: l’igienista dentale che ti parla in continuazione mentre tu sei immersa nei pensieri sull’ingiustizia della natura che può dare tanto…e molto di più può ommettere. Io faccio parte della seconda categoria, per intenderci. E quando pensavo di essere arrivata alla conclusione che manco li vorrei, due seni così…patapim/patatum, eccoli nuovamente davanti a te, in tutta la loro florida grandezza a farti vacillare nuovamente.

Costerebbero 4850 euro.

C’è di peggio: il (biondo) dentista tutto denti (bianchissimi),dritti  (precisi come le piastrelle del bagno), lucidi (effetto finale lustrata di cofano con pelle di daino) che ti guarda con sguardo profondo e con voce suadente e poi ti dice che ha notato che due denti sotto non sono perfettamente allineati (tipo caimano?). Con un semplice apparecchio si potrebbe sistemare perfettamente il difetto.

In 12 mesi.

Costerebbe 5000 euro.

“Ha!” ho proferito.

E basta.

Non mi sembrava il caso di spiegargli che se avessi avuto in tasca 5000 euro non li avrei di certo investiti in ferraglia.

Li avrei investiti in titoli più redditizi (oppure chiamiamole pure bolle finanziarie).

Due, per precisione.

(E poi vorrei vedere chi noterebbe quei due dentini storti!)

Macchè bidone!

febbraio 7, 2010

L’uomo dei sogni di Mangrovie poteva materializzarsi sgommando a bordo di un rombante ed inquinante Suv? Naaaaa!

Presentarsi sotto casa con un mazzo di rose coltivate in lande povere sottraendo preziosa acqua alla popolazione locale?

Figurarsi!

Con un diamante la cui vendita finanzia l’acquisto di armi in paesi quali la Sierra Leone?

Impossibile!

L’uomo dei sogni di Mangrovie sbuca da un bidone.

Nel mio immaginario onirico lo vedo già: con una buccia di banana in testa ed un nugolo di mosche e moscerini che lo circondano come un aurea angelica mi porge il risultato delle sue ricerche: rifiuti, anzi cibo!

Lui è Tristram Stuart, il paladino del cibo buttato, colui che per dimostrare il modo malato in cui il mondo occidentale produce troppo cibo e ne getta via ancor di più non esita a tuffarsi in bidoni della spazzatura per riemergerne con prove alla mano: vasetti di yogurt ancora sigillati, pane fresco, scatole, scatolette, barattoli di tutti i tipi buttati via perché vicini alla data di scadenza ma ancora perfettamente commestibili.

Nel suo libro “Waste” (in Italiano “Sprechi”) Tristram – fatti alla mano – ci spiega i perversi meccanismi che fanno si che il pane e i prodotti da forno buttati ogni anno nella sola Gran Bretagna salverebbero dalla fame 26 milioni di persone. E che invece finiscono in discarica. A quanto pare, generalmente il 30 % del cibo acquistato finisce nella spazzatura.

La causa di questo spreco sta sostanzialmente nel fatto che il genere umano è geneticamente portato a pensare che avere troppo è meglio che non avere abbastanza – questo perché anticamente le tribù con cibo in eccesso diventavano più forti delle altre. Ovviamente questa nostra peculiarità è stata subito riconosciuta e sfruttata dalle industrie alimentari che ci offrono non solo 3 x 2 ma anche 1 + 1, 5 x 3, maxi confezioni, confezioni famiglia, prodotti gratuiti ecc. Per i produttori è più redditizio acquistare prodotti in eccesso per poi buttarli piuttosto che rischiare di trovarsi con poche scorte e perdere così introiti. Tanto che negli ultimi venti anni ci siamo disabituati a vedere scaffali semivuoti nei supermercati: se ci fate caso sono sempre riempiti fino all’inverosimile, per darci questa immagine di abbondanza e ricchezza.

Peccato che tanta abbondanza prima o poi scada e che a fine giornata regolarmente grosse quantità di cibo vengano gettate nei grandi bidoni della spazzatura posizionati davanti ad ogni supermercato.

Ed è qui che entra in azione il bel Tristram (ops, non vi avevo detto che era pure bello?) il quale con gesto atletico salta nel bidone e ne estrae ciò che è ancora commestibile.

Così facendo, nel dicembre 2009, insieme ad amici, sostenitori ed altre associazioni benefiche, ha organizzato una cena gratuita per 5000 persone nella centralissima Trafalgar Square a Londra. Tutta a base di prodotti ripescati dai bidoni.

Averlo saputo! Cercava volontari e – fedele al suo spirito altruista – io mi sarei volentieri prestata a ruzzolare con lui nei bidoni.

Anzi, magari mi facevo trovare nel bidone, coperta solo di bucce di banana, con un cartello intorno al collo:

“Tristram, prendimi con te! Non sono ancora da buttare via!”

Tristram Stuart