Premessa: A volte (raramente!) riesco anche a scrivere pezzi seri con il solo scopo di voler essere informativi, come il seguente che ho scritto per il sito di Ambiente e Salute.
Il mio vicino di casa è robusto.
E’ un ippocastano di Corso Re Umberto.
Ha la mia età, ma non la dimostra.
Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,
in aprile, di spingere gemme e fogle.
Fiori fragili a maggio,
a settembre ricci dalle spine innocue
con dentro lucide castagne tanniche.
E’ un impostore, ma ingenuo: vuol farsi credere
emulo del suo bravo fratello di montagna
signore di frutti dolci e di funghi preziosi.
Non vive bene. Gli calpestano le radici
i tram numero otto e diciannove,
ogni cinque minuti, ne rimane intronato.
E cresce storto, come se volesse andarsene.
Anno per anno succhia lenti veleni
dal sottosuolo saturo di metano
E’ abbeverato d’orina di cani.
Le rughe del suo sughero sono intasate
dalla polvere settica dei viali.
Sotto la scorza pendono crisalidi
morte che non diverranno mai farfalle.
Eppure nel suo torbido cuore di legno
sente e gode il tornare delle stagioni.
( Cuore di legno – Primo Levi )
Senza andare a scomodare l’effetto serra, il buco dell’ozono o i processi di desertificazione della foresta amazzonica, senza neppure invocare la pur giusta quanto dovuta manutenzione e cura del verde pubblico, non fosse altro per i tributi versati dal contribuente allo Stato anche per l’adempimento di questo servizio, pur vero è che a Bolzano di alberi – alberi veri, grandi, secolari e non timidi fustelli rachitici – se ne vedono sempre meno…ultima notizia il previsto taglio degli olmi di via Cagliari.
Certo, la loro sopravvivenza – legata a smog, cemento, potature e parcheggi selvaggi – è cosa assai ardua, spesso vengono visti solo come elementi di disturbo perché occupano spazio prezioso per le auto, sono colpevoli della caduta di polline, foglie – raramente rami – nonché habitat di varie specie animali che a loro volta possono creare disagi: insetti, volatili ecc.
Ultimo esempio il previsto taglio degli olmi di via Cagliari. Olmi portatori di cimici che vanno ovviamente a disturbare gli abitanti della zona i quali hanno più volte sollecitato l’eliminazione dei verdi fusti.
Purtroppo dimentichiamo un’importante caratteristica degli alberi: l’albero come fonte di vita.
Gli alberi sono i maggiori produttori di ossigeno e riducono l’inquinamento atmosferico. Sono proprio gli alberi infatti a trasformare l’anidride carbonica in ossigeno attraverso il processo della fotosintesi. Possono quindi ripulire l’atmosfera inquinata dai gas di scarico delle automobili, dalle emissioni delle industrie, dagli inquinanti di riscaldamento. Ecco alcuni esempi:
.Un faggio di 100 anni, assorbe nel corso di un’ora 2,5 Kg di CO2 contenuti in 4.800 mc di aria e libera 1,7 Kg di ossigeno nell’aria, coprendo i bisogni di ossigeno di 10 persone. Durante questo processo viene traspirata una notevole quantità di acqua migliorando così il microclima. La sua funzione è paragonabile al funzionamento ininterrotto di 5 condizionatori d’aria per 20 ore. Nel corso della sua vita questo albero “pulisce” un volume d’aria pari a quello di 80.000 case.
Un solo albero assorbe quasi 10 Kg di anidride carbonica all’anno. Ogni automobile raddoppia invece la quantità di anidride carbonica in un volume d’aria di quasi 4.000 mtq ogni volta che brucia un solo litro di benzina.
. Un faggio alto 25 metri e con una chioma di 15 metri “mangia” ogni ora 2.350 gr. di anidride carbonica e produce 1.700 gr. di ossigeno.
. Una superficie arborea di 1.000 mtq produce in un anno circa una tonnellata di ossigeno.
. La morte di un albero di 70 anni comporta la restituzione di oltre tre tonnellate di carbonio nell’atmosfera.
Appare quindi evidente che dobbiamo aver cura degli alberi, se non per amore verso il mondo vegetale, almeno per amore verso noi stessi dal momento che senza di essi non potremmo e non potremo vivere. Infatti senza ossigeno il genere umano ed animale non potrebbe più vivere. Per contro invece, gli alberi possono (potrebbero!) benissimo vivere senza di noi.
Gli alberi, in condizioni ambientali ottimali, vivono centinaia di anni.
Quando queste condizioni vengono meno (inquinamento atmosferico, errate potature *, lavori che interessano la sede stradale e vanno ad intaccare le radici primarie, ecc.), gli alberi si ammalano e muoiono prematuramente.
*Ogni taglio è una ferita e più la circonferenza del ramo tagliato è grande, più la ferita stenta a rimarginare e più tempo è lasciato ai parassiti per penetrare all’interno del corpo della pianta. Molto meglio sarebbe potare più frequentemente ma meno drasticamente.E’ opportuno, inoltre, ricordare che la cura ordinaria del verde – che dovrebbe prevedere delle potature “intelligenti” – costa molto meno degli interventi straordinari che sono poi necessari quando la pianta, malata, deve essere abbattuta.
Purtroppo anche gli alberi di via Cagliari subiranno lo stesso destino di quelli di viale Druso, piazza Vittoria, via Cadorna ecc.: di loro resterà soltanto un macabro ricordo lungo il marciapiede: monconi di tronco che sporgono dall’asfalto infuocato!
Ora ditemi: meglio la Mangrovie fanta-scientifica o quella pseudo-trash? (Notate la finezza: mai usato il termine SEGA! Ops…)